VALE LA PENA RICORDARE

 

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Subacquea: nuove disposizione CP In data 22 luglio 2003, il Comandante della Capitaneria di Porto di Genova, ha emanato l’Ordinanza n. 183/2003 che, richiamando la normativa vigente nel proprio Circondario Marittimo sulle attività subacquee (Ordinanza n. 18/99 del 16/02/1999 – Disciplina delle immersioni subacquee guidate o meno – Articoli 2.2.5. e 5.4.della Ordinanza n. 105/2003 del 14/05/2003 – Ordinanza Balneare), ha integrato, con altre norme ancora più cautelative, la disciplina di detta attività. Queste le norme di maggior rilievo e sulle quali si richiama la massima attenzione:
1)Di notte il segnale che contraddistingue l’attività subacquea deve essere una luce lampeggiante gialla visibile a giro d’orizzonte presente sulla unità di appoggio. Qualora non vi sia unità di appoggio tale segnale deve essere fissato sull’asta del segnale galleggiante. Di giorno il segnale costituito da un apposito pallone con bandiera rossa con banda trasversale bianca.
2)I segnali sia diurni che notturni, in condizioni normali di visibilità, devono essere di caratteristiche tali da potersi vedere a non meno di 300 metri di distanza.
3)In prossimità dei predetti segnali le unità in transito, se propulse a vela o a motore, devono moderare la velocità e mantenersi a una distanza di 100 metri.
4) Qualora vi siano più subacquei in immersione è sufficiente un solo segnale purchè operino tutti entro il raggio di 50 metri dalla verticale del segnale.
5)Il nuotatore che si trovi al di fuori della zona di mare riservato alla balneazione può segnalare la propria presenza con analoghi segnali.
Le Ordinanze citate sono consultabili sul sito:
www.cpgenova.it

di Marco 60

SABATO 19 GIUGNO: L’AVVENTURA SULL’EQUA


….dal libro di bordo di capitan Hook: Illustrazione di Eliana Mini
Il mare scivola silenzioso sotto la nostra chiglia, l’equipaggio si è imbarcato in buon ordine verso le 10,30. Vedo visi nuovi e visi conosciuti. Andrea detto “mente lucida”, Coccobill detto, “noce di cocco”, Naino detto “Drake”, Agostino detto “mozzo spugna”, poi il solito equipaggio, i marines Brick ed Henrish, le salmerie ed i carriaggi, gestiti da paperina.
Le macchine erano sotto pressione già da ore e quando ordino di mettere a riva la randa, la manovra viene eseguita istantaneamente. Lo scafo si piega sotto la sferza del vento e la prua affronta lo stretto battuto da grandi frangenti.
Passate le colonne di “Ercolino”, ci aspetta il mare aperto: libeccio montante, onde di 4 metri intramezzate da onde più piccole. Navighiamo con il mare al giardinetto, il nostro “legno” regge bene e le bandiere insieme al vessillo corsaro sventolano gagliarde. Al largo si vedono solo alcune sparute imbarcazioni a vela “portoghesi”.
Tutti i pulcini imbottiti di soldi, sono al riparo, con le loro barchette della “nutella”, molti hanno anche il manico e il pulsante per il vapore, ma sono comunque poco maneggevoli anche per stirare le camicie.   Oggi non è mare da tutti. Peccato, speravamo in un ricco arrembaggio per arrotondare le entrate. Sarà per un’altra volta! Il “legno” avanza faticosamente fra i marosi, a volte il castello di prora scompare dall’orizzonte ingoiato dalla vallata di un’onda. L’equipaggio mitico, non batte ciglio. “Venti minuti!” esclamo, controllando l’ETA.   Iniziano i preparativi. Ben tre bibombola vengono armati di tutto punto e Andrea, l’unico con monobombola si infratta dentro una semistagna, peggiore della “Vergine di Norimberga”, Palla di cocco “detto vomitina” dai soliti amici “perfidi” sta già vedendo il Gesù che cammina sulle acque. E’ un mare infernale, specie con una muta addosso. Dopo una manciata di minuti,“Trenta secondi!” Esclamo con veemenza per superare il frastuono dei marosi. Sono quasi pronti, il pontone si abbatte e il mare, comincia a flagellarci con le “MG 42”. “Buttarsi dai lati!” urlo ancora. Andrea salta per primo, seguito dal suo equipaggiamento che vola in mare, poi subito dopo tutti gli altri. Piccole testoline fra la schiuma dei marosi, impavidi “Drake” e “mozzo spugna”, chiamano a raccolta la squadra e mentre con lo scafo faccio da frangiflutti, mettendoli in bonaccia, intimo la partenza. “Via, via, via!!”Ancora pochi secondi e il vento avrebbe abbattuto lo scafo sulle loro bombole. Spariscono in un ribollire. Controllo l’orologio e faccio partire il timer. L’Equa li aspetta a –38, l’acqua in superficie è tropicale. Il programma è per 30 minuti fra deco e fondo. Sferzato dalle onde mi metto in cappa e faccio compiere cinque o sei abbattute allo scafo. Trenta minuti passano in fretta ed eccoli fuori. Li raccogliamo nella speranza di vedere nei loro occhi impresse nella retina le immagini del relitto. Ma c’è solo sospensione. Visibilità 30 centimetri, esclama “drake”, ci siamo caduti sopra ma non si vedeva praticamente nulla. La telecamera di “Palla di cocco”, ci fa vedere qualche rara immagine del cannone e degli anemoni corallini.    Anche questa volta l’Equa ci ha colpiti. La sfida continua.
Su un mare deserto, siamo volti impavidi dalle rughe profonde. Poi ci aspetta il salame, quattro bottiglie di vino, la pizza appena sfornata dalle salmerie, il pane fatto in casa, le acciughe sott’olio e le olive taggiasche. I due marines della guardia, mollano i moschetti e si infilano fra l’equipaggio.
L’acqua era torbida? Il mare molto mosso? E chi se ne importa… è stata una bella giornata che ci lascia una certa fame insoddisfatta “Equa, torneremo!”
il direttore


 

TRASFORMARSI IN TOPI- OVVERO, COME ELIMINARE GLI EFFETTI NARCOTICI DELL’AZOTO

Normalmente non sentiamo gli effetti dell’azoto, e gli scienziati non credono che l’azoto a pressione normale possa avere effetti sull’organismo umano. Tuttavia, quando ci si trova sott’acqua o in un simulatore di altitudine l’azoto produce un effetto diverso. Non appena la pressione aumenta di circa quattro volte, simulando la pressione che si ha a -30 mt di profondità, compaiono i primi segnali di narcosi. Sono gli stessi che appaiono nell’intossicazione alcolica: allegria insensata, loquacità, riduzione della soglia di attenzione e dell’autocontrollo. Quando il subacqueo scende ancora più in profondità può facilmente sottovalutare un pericolo e avere difficoltà nel controllare i suoi movimenti. Essendo intossicato il sub può dimenticare dove si trova e cosa sta facendo e può mettere a repentaglio la propria vita. Da circa 70 anni è stato dimostrato che la causa di questi effetti è l’azoto, e il fenomeno stesso viene detto narcosi dell’azoto. Per evitare gli effetti dell’azoto i fisiologi hanno sviluppato delle miscele per respirare in profondità. In queste miscele l’azoto viene sostituito con il più costoso elio.
Tuttavia ciò non risolve alcuni problemi. Gli effetti della narcosi dell’azoto possono infatti sopraggiungere già a 30 / 40 metri di profondità dove non viene generalmente utilizzato l’elio.                       Di conseguenza è sorta la necessità di sviluppare un metodo che potesse aumentare la resistenza alla narcosi da azoto. Alcuni metodi sono stati analizzati alcuni mesi fa allo Sechenov Institute of Evolutionary Physiology and Biochemistry, a San Pietroburgo, sotto la guida d Alexander Vjotosh. I ricercatori hanno sottoposto topi di laboratorio a temperature elevate o li hanno tenuti in ambienti con aria contenente un ridotto livello di ossigeno, e i topi sono diventati più resistenti agli effetti della narcosi d’azoto, sono stati in grado di superare i test con risultati migliori. Dopo uno speciale addestramento la resistenza è cresciuta di circa una volta e mezzo. Se i subacquei si sottopongono a questo addestramento, potrebbero essere esposti a minori rischi quando lavorano sott’acqua. La resistenza dei topi alla narcosi dell’azoto è stata innalzata di una volta e mezza grazie all’azione della quercetina quando è stata iniettata nella sostanza otto ore prima dell’immersione.
I ricercatori di San Pietroburgo hanno formulato una nuova ipotesi per spiegare l’azione dell’azoto sotto pressione. Il punto di vista generalmente riconosciuto è che l’azoto si scioglie nelle membrane cellulari, determinando una modificazione delle loro caratteristiche, mutando in questo modo la formazione e la trasmissione degli impulsi nervosi. I fisiologi dello Sechenov Institute hanno ipotizzato che l’azoto sotto pressione nell’organismo formi delle porzioni aggiuntive del composto attivo che possono danneggiare le proteine delle cellule.
di Laura Montenero

CLASSE U-212A

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Abbiamo catturato le immagini del “Salvatore Todaro” in emersione e in entrata alla Fincantieri

La giornata è uggiosa, piove a tratti, con carattere di rovesci, ancora una volta le nostre previsioni erano centrate. Una nebbia abbastanza fitta vela l’atmosfera della grande baia, una sagoma scura scivola silenziosamente verso la costa, quasi mimetizzata con lo sfondo. Aguzziamo la vista, è un sottomarino non c’è dubbio, un (circa) 50 metri di sottomarino, almeno quattro volte più piccolo del 688 classe “Los Angeles” che abbiamo visto passare un po’ di tempo fa. Potrebbe essere un diesel elettrico classe Kilo, un Sauro, un classe Upholder. Poi ci viene il dubbio…il “Salvatore Todaro”, l’eroe della X Mas, decorato con medaglia d’oro alla memoria e caduto a bordo della nave Cefalo, ex comandante del mitico Cappellini, protagonista di un nostro fumetto su Immersione Rapida MARE. L’uomo che seppe rischiare tutto, pur di salvare i naufraghi della nave che aveva silurato. Todaro era solito dire:”IL NEMICO E TALE SOLO IN BATTAGLIA”. A lui è stato intitolato il primo dei due sottomarini classe U-212A in costruzione per la Marina Militare Italiana e Tedesca dalla Fincantieri, in collaborazione con la Germania. Complessivamente saranno sei, quattro andranno allla Marina Tedesca, due all’Italia. I nostri due si chiameranno rispettivamente Todaro e Sciré. Tutti e due miti della nostra storia subacquea, che furono oggetto di alcuni articoli sulla piccola/grande rivista Immersione Rapida MARE.Eccezionalmente, forse avevamo a portata d’occhio il già mitico “S-526 C.te Salvatore Todaro”, classe U-212A dal progetto originale tedesco. Una Marina Subacquea che vanta la tradizione degli U-Boote, sottomarini dai quali hanno imparato un po’ tutti. Velocemente raggiungiamo la plancia con la macchina fotografica, consci da quella distanza non possiamo rivelare alcun segreto militare. La nostra Coolpix 5.600 Nikon viene sollecitata al massimo. Ingrandimento elettronico, tutto lo zoom e poi per quattro, e l’obiettivo si trasforma in un “satellite spia”. L’immagine che ne risulta ha dell’incredibile. Riusciamo a fotografare ciò che non vedevamo a occhio nudo. Il sottomarino intanto accosta alla Fincantieri. Una rapida occhiata alle foto di repertorio in rete ci consente di riconoscerlo, è lui il “Todaro”, fra le altre novità vanta un motore a idrogeno, sarà consegnato alla nostra marina solo nel 2005. Quel giorno speriamo di esserci.

PERCHE’ DUE NUOVI SUB?                                                                                       Il Programma U-212A deriva dall’esigenza della Marina Militare Italiana di disporre entro il 2006 di una nuova classe di Sommergibili rispondenti alle attuali esigenze operative. Allo scopo di perseguire tale obiettivo, la MMI ha ritenuto necessario procedere sulla strada di una cooperazione internazionale con la Germania, che, sulla base di un progetto precedentemente definito, aveva già finalizzato nel 1994 un Programma per la realizzazione di 4 nuovi Sommergibili denominati ” Classe U-212″. L’elemento essenziale che ha portato a tale determinazione è rappresentato dalle estese comunalità ravvisate sia per quanto attiene il requisito operativo, che per la tempistisca di realizzazione delle nuove Unità subacquee.    La collaborazione tra ITALIA e GERMANIA è stata formalizzata con un accordo governativo fra i due Ministeri della Difesa delle due nazioni, siglato il 22 aprile 1996 (Memorandum Of Understanding – MOU). Gli elementi salienti di tale accordo sono: costruzione in Italia ed in Germania di sommergibili identici tipo U-212A (4 battelli in Germania e 2 in Italia, con l’opzione, attualmente in via di definizione, di altri 2 dopo il 2006); integrazione dei supporti tecnico-logistici ed addestrativi italiano e tedesco per realizzare economie di esercizio e quale primo passo per l’integrazione operativa;

Caratteristiche Principali dei Sommergibili classe U-212A

Dislocamento in superficie: 1450 tons
Dislocamento in immersione: 1830 tons
Lunghezza: f.t. 55,9 m
Diametro max: f.o.7,00 m
Immersione media: 6 m
Apparato Motore: nr.1
Gruppo Diesel-generatore: MTU / Piller (3,12 MW)
nr.1 mot. elettrico a magneti permanenti SIEMENS (2,85 MW)
sistema A.I.P. con Fuel Cells da 8 + 1 moduli (306 kW)
Batteria di Accumulatori
Velocità in superficie: 12 nodi
Velocità in immersione: 20 nodi
Armamento:nr. 6 tubi lancia-siluri da 533 mm; nr. 12 siluri Whitehead A184 mod.3 / STN DM2A4
Equipaggio: 23 + 4 uomini
Autonomia: 8000 miglia a 8 nodi in superficie 420 miglia a 8 nodi in immersione
Si tratta di sommergibili di medie dimensioni caratterizzati dall’impiego di tecnologie innovative che permettono prestazioni molto avanzate, particolarmente notevoli nel settore dell’autonomia occulta, delle segnature, del sistema elettroacustico e di lancio delle armi.

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Caratteristiche salienti e distintive del U212A rispetto alle precedenti unità subacquee sono essenzialmente:
impianto di propulsione indipendente dall’aria (A.I.P.) del tipo a Fuel Cells, che consente un’elevata autonomia in immersione;

 

segnature (acustica, T.S., idrodinamica, magnetica, ottica, radar, termica ed I/R) estremamente ridotte,
sistema di comando e controllo armi (B.C.W.C.S. MSI 90) completamente integrati

Lo scafo resistente: è formato da due cilindri di diverso diametro, collegati tra loro da un tratto tronco-conico lungo due metri; il corpo prodiero è a scafo singolo; il corpo poppiero è a doppio scafo per l’esistenza di uno scafo leggero che inviluppa i contenitori di ossigeno ed idrogeno necessari per il sistema A.I.P.; le estremità dello scafo resistente sono chiuse da due calotte sferiche

 

 

 

L’apparato di propulsione è composto da un gruppo diesel generatore MTU, da un motore elettrico a doppio indotto SIEMENS Permasin; da un sistema a celle combustibili PEM.

Il Sistema di Combattimento dispone di: apparato SONAR DBQS-40 della tedesca STN Atlas Elektronik, dotato di base conforme, flank-array, towed-array, intercettatore ASM, sistema di rilevamento del rumore proprio;

 

 

 

 

sistema di comando e controllo tipo B.C.W.C.S. MSI90U della norvegese Kongsberg Defence AS; sistema periscopi SERO 14/15 della tedesca Zeiss Eltro Optronik; sistema ESM FL 1800U della tedesca DASA, radar Elna Hughes; sottosistema Tlc integrato della tedesca Hagenuk Marinekommunikation.

 

DAI SOTTOMARINI UN PASSO AVANTI PER L’ECOGRAFIA

 

 

 

 

Un materiale utilizzato per proteggere i sottomarini dall’individuazione da parte dei sonar è l’ultima frontiera tecnologica per assicurare una sicura ed efficace dose di ultrasuoni nella medicina. I medici e migliaia di pazienti dei reparti di fisioterapia in tutto il mondo beneficeranno di questa ultima tecnologia, che garantirà un passo in avanti per l’affidabilità dei trattamenti con ultrasuoni.
Il materiale è un componente chiave per un nuovo misuratore di potenza sviluppato dal National Physical Laboratory (NPL) di Teddington, UK, in collaborazione con uno dei costruttori leader di equipaggiamenti per la misurazione di ultrasuoni, la Precision Acoustic Ltd (PA) di Dorchester, UK.     Viene stimato che circa 10000 apparecchi fisioterapici ad ultrasuoni siano in uso nella sola Inghilterra. La chiave per garantire che i pazienti ricevano i trattamenti più efficaci per danni ai tessuti molli sta nell’assicurarsi che gli strumenti convoglino il corretto livello di ultrasuoni. I fisioterapisti avranno benefici dallo sviluppo degli ultimi sviluppi nelle misurazioni per i loro trattamenti giornalieri.
Garantire accuratezza di queste attrezzature è cruciale per la sicurezza dei trattamenti con i pazienti.
Semplicemente ponendo la parte dell’attrezzatura per la fisioterapia che viene applicata al corpo del paziente nel serbatoio riempito d’acqua posizionato sull’apparecchio, il professionista può verificare immediatamente se l’apparecchiatura sta trasmettendo il corretto livello di ultrasuoni. Il paziente può essere sicuro di ricevere il migliore e più efficace trattamento.
“Fino ad ora l’unico metodo per controllare le attrezzature è stato troppo complesso e costoso per essere utilizzato a livello degli utenti – ha spiegato Terri Gill, managing director della PAL – il misuratore è stato sviluppato in risposta alla richiesta di un sistema di misurazione meno costoso e più facile da utilizzare rispetto a quelli disponibili. Il basso costo e la facilità d’uso lo rendono molto attraente rispetto ai sistemi attualmente in uso. Non appena lo strumento raggiungerà il mercato ci si aspetta che i costi scendano. Insieme al NPL stiamo cercando di integrare il nuovo sistema nella progettazione di equipaggiamenti ad ultrasuoni per la fisioterapia. Molti produttori hanno già mostrato interesse”.
di Laura Montenero

Ex fluctibus emergemus