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SCONTRO FINALE IN CATALONIA

sopra il mitico Solzhenitsyn

Puigdemont (letteralmente il pozzo nella montagna) ha dichiarato l’indipendenza di Catalonia. Trenta minuti dopo il governo di Spagna ha attualizzato l’articolo 155 che toglie ogni autorità al governo catalano. Siamo così arrivati allo scontro finale

il domani ci dirà che cosa cambia…

OTS – L’USCITA DAL TUNNEL

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In ambito internazionale, nelle operazioni offshore, esistono tre tipologie di standard: gli standard formativi stabiliti dall’International Diving Schools Association (IDSA) che rappresenta l’unica associazione didattica nella subacquea industriale a livello internazionale, così come in ambito sportivo abbiamo diverse didattiche PADI, CMAS, SSI e altre.
È interessante sottolineare che corsi formativi nazionali, come quelli degli Stati Uniti d’America o del Canada, fanno sempre riferimento alla didattica dell’IDSA che, a livello mondiale, ha elaborato le regole per la formazione nel settore inshore e offshore in base a una più che quarantennale esperienza, desunta dalle scuole che aderiscono a tale Associazione a livello mondiale; gli standard operativi, riconducibili all’International Marine Contractors Association (IMCA), applicabili nel cantiere (ad essi si rivolge anche la citata normativa UNI 11366 sulla sicurezza e tutela della salute nelle attività subacquee ed iperbariche professionali al servizio dell’industria – procedure operative); gli Standard di sicurezza dell’Health and Safety Executive (HSE) quali, per esempio, le norme HSE del Regno Unito. Solo la corretta applicazione di questi standard può garantire una maggiore spendibilità della qualifica del sommozzatore italiano a livello internazionale, riportando la categoria al livello che le spetta per la storia e per le competenze che la caratterizzano.
Standard distinti, ma interconnessi fra di loro, indispensabili per garantire il massimo di sicurezza e qualità nella gestione dei cantieri offshore in questo settore. E’ molto importante sottolineare che IMCA e IDSA da sempre sono state associazioni complementari, nei settori che le distinguono. In particolare, IMCA, nel suo documento “Reproducing the IMCA Logo” dice che: “ Training and certification: • There are only four training courses for which IMCA offers approval/recognition – Trainee air diving supervisor, Trainee bell diving supervisor, Assistant life support technician and Diver medic. Each requires a training establishment to apply for approval then satisfactorily undergo an audit of its documentation, facilities and course. Once IMCA has confirmed approval/recognition such establishments may use the wording ‘IMCA Approved’ or ‘IMCA Recognised’ in relation to these specific courses only • No other courses are approved/recognised by IMCA and, therefore, no establishments should state ‘IMCA Approved’ or ‘IMCA Recognised’ in relation to any other course.”
È il Documento con il quale IMCA stabilisce le sue competenze, come associazione di categoria che non si occupa di formazione, e infatti nessuno dei quattro corsi che fa può essere considerato come corso “bagnato”, ma come corso che può aiutare nella gestione del cantiere in superficie, inoltre in tale documento è chiarissimo il fatto che IMCA non vuole occuparsi della formazione dei commercial divers, siano essi formati per l’ambito portuale (OTS) o coloro che hanno una qualifica per operare negli ambienti inshore o offshore. In generale IMCA è interessata solo all’ambito offshore, cioè dal momento in cui l’immersione dei divers si effettua con l’utilizzo di apparecchiature particolari tipo basket, campana aperta o campana chiusa, che sono dei veri o propri ascensori per aiutare la discesa, e soprattutto la risalita in sicurezza dei divers.
Il settore offshore si distingue dal settore portuale o inshore, dove le immersioni si effettuano con l’ingresso del divers direttamente in acqua e l’utilizzo delle tecniche di scuba (fonte di aria limitata alla bombola sulle spalle) o surface (fonte di aria illimitata, che arriva dalla superficie tramite il cavo ombelicale).
Nelle immersioni offshore, di interesse IMCA, le immersioni sono fatte, oltre che con l’utilizzo delle attrezzature descritte precedentemente, anche esclusivamente in surface, esso si divide in due categorie, l’offshore ad aria, che rientra nella categoria del “Basso fondale” (al quale fanno riferimento anche le immersioni in ambito portuale e inshore), ed ha la particolarità che i divers respirano aria comune (cioè gas composto da ossigeno e idrogeno) e l’offshore in saturazione, detto anche “alto fondale”, caratterizzato dall’uso di miscele respiratorie composte da ossigeno ed elio (eliox).
IMCA stila periodicamente, con cadenza annuale o biennale, un documento dove nella prima parte sono inseriti i paesi che in ambito internazionale hanno una legislazione specifica che regolamenta queste tipologie di immersione. Il documento più recente, che IMCA ha prodotto, è Information Note IMCA D 05/1505/15 (documento 05 del 2015). In questo documento IMCA, su tre fasce, stila un elenco di paesi che hanno una legislazione per l’offshore diving nel loro territorio.
Nella prima fascia, come offshore/basso fondale (cioè per profondità superiori ai – 30 ma fino ai – 50 metri ) troviamo sotto il titolo Surface-Supplied Diver Certificates, i seguenti paesi: Australia, Brasile, Canada, Francia, India, Norvegia, e nuova Zelanda, Olanda, Sud Africa, Svezia, Singapore, UK (tramite HSE-UK) e USA tramite TSA.
Nella seconda fascia come offshore/alto fondale (cioè per profondità superiori ai – 50 metri) troviamo sotto il titolo Closed Bell Divers Certificates: i seguenti paesi Australia, Brasile, Canada, Francia, Norvegia, e nuova Zelanda, Olanda, Sud Africa, UK (tramite HSE-UK) e USA tramite ACDE. Si nota la mancanza dell’Italia da questo elenco, perché la legislazione esistente fino a qualche mese fa si limitava a definire solo le attività degli OTS (ambito portuale) che non è di interesse dell’IMCA. Per tutti gli altri paesi (Italia inclusa), IMCA ha delegato tre organizzazioni: Interdive e the National Hyperbaric Centre che si trovano in UK e KB Associates che si trova a Singapore, di recarsi, su richiesta, in uno qualsiasi dei paesi che non si trovano fra quelli elencati, per poter valutare il rilascio delle certificazioni IMCA a divers che operano presso aziende che sono full contractors IMCA.
Queste procedure sono definite da alcuni documenti IMCA, dove vengono stabilite le regole da applicare, fra queste, ad esempio, solo le ditte full contractors IMCA che hanno dei dipendenti con grande esperienza offshore, ma che non provengono da uno dei paesi elencati nel documento D05-15, possono richiedere la visita di uno dei tre organismi.
Imca sottolinea che non vuole assumere un ruolo di valutatore di subacquei esperti, e non si propone come tale. IMCA ritiene che questo tipo di approvazione debba rimanere compito dei governi o di agenzie approvate da governi come per esempio ACDE negli USA. E’ interessante notare che queste tre organizzazioni sono tutte e tre Full Member IDSA come Specialist Diving Training, e che in un documento che IMCA ha rivolto a questi organismi dal titolo “Competence Assessment of Experienced Surface Supplied Divers” al paragrafo 7 specifica che esso deve essere eseguito secondo standard IDSA: “The assessment should be based upon the IDSA standards – modules A (Preparatory), C (standard surface supply) and D (deep surface supply). “.
Occorre inoltre sottolineare che anche l’organismo Americano ACDE (Association of Commercial Diving Educators) indica gli standard IDSA obbligatori nei percorsi formativi. Da tutto ciò si evidenzia un legame forte e inscindibile, ma anche con precisi confini nelle competenze, come avevamo accennato all’inizio, e cioè IMCA stabilisce gli standard operativi da applicare nei cantieri di lavoro, mentre IDSA stabilisce gli standard formativi da applicare durante i percorsi di formazione dei commercial divers.
Ecco allora, che in Italia, visto che la legislazione nazionale non ha avuto un’evoluzione normativa omogenea nella materia dal 1982 ad oggi, malgrado diversi disegni di legge siano stati presentati in entrambi i rami del Parlamento senza mai concludere il proprio iter parlamentare; è stata promulgata dal presidente della Regione Siciliana la legge regionale 21 aprile 2016, n. 7, recante “Disciplina dei contenuti formativi per l’esercizio delle attività della subacquea industriale”, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale regionale il 29 aprile successivo, della quale, nella riunione del Consiglio dei ministri n. 121 del 20 giugno 2016 si è deliberata la non impugnativa, che si occupa di chi opera in acque marittime inshore ed offshore o interne”, fuori dall’ambito portuale, e dove l’articolo 3.2 specifica che: “ Gli interventi di cui al comma 1 devono essere conformi nei contenuti agli standard internazionalmente riconosciuti, con riferimento ai tempi di immersione e di fondo ed alle attività in acqua, dall’International Diving Schools Association (IDSA), ai controlli che devono essere effettuati per il rispetto di obblighi e requisiti generali in materia di salute, sicurezza ed mbiente (HSE), anche in conformità alle linee guida di International Marine Contractors Association (IMCA)”, mentre all’articolo 3, comma 5, specifichi che “I titoli rilasciati al termine dei percorsi formativi sono soggetti alle procedure e modalità di registrazione e vidimazione previste a livello generale per le attività di formazione professionale ai sensi della vigente disciplina e sono riconoscibili ai sensi della direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 settembre 2005 sull’intero territorio comunitario”.
Una interrogazione parlamentare la n° 4-06112, pubblicata il 14 luglio 2016, nella seduta n. 660 del senato della Repubblica Italiana, immediatamente dopo la pubblicazione della legge 07/2016 della regione Sicilia, stabilisce un importante collegamento fra la legge e le garanzie relative alla sicurezza dei lavoratori, già previste dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante il testo unico in materia di sicurezza sul lavoro, ed in particolare gli articoli 18, comma 1, lettera e), 36, comma 1, lettera a), e 37, comma 3; specificando che fuori dall’ambito portuale la formazione, che deve ricevere un lavoratore che opera nell’ambito della subacquea industriale, affinché si ottemperino i requisiti previsti dal decreto legislativo n 81 del 2008, non può fare riferimento al decreto ministeriale 13 gennaio 1979 che, all’art. 2 specifica “I sommozzatori in servizio locale esercitano la loro attività entro l’ambito del porto”, ma alla legge regionale siciliana n. 7 del 2016 all’interno della quale vengono definiti i livelli di addestramento e di qualifica, con percorsi formativi minimi, che garantiscono ai lavoratori un idoneo livello di esperienza volto alla tutela sia del datore di lavoro in quanto gli garantisce un livello “minimo” di competenza affinché possa operare in sicurezza, sia alle istituzioni che attualmente espongono i lavoratori del settore a gravi rischi nello svolgimento del loro attività, di conseguenza, continua, attualmente, soltanto i lavoratori iscritti al repertorio telematico gestito dall’Assessorato per il lavoro della Regione Siciliana e in possesso della card del “commercial diver italiano” possono essere considerati idonei per effettuare un tipo di attività fuori dalle aree portuali.
Va anche considerato che in Italia la formazione è stata demandata alle regioni, e che la regione Sicilia è una regione autonoma che può fare riferimento al suo statuto, originato da un accordo di origine “pattizia” fra lo Stato Italiano e la Sicilia, emanato con regio decreto da Re Umberto II il 15 maggio 1946 (quindi precedente la Costituzione della Repubblica Italiana, che lo ha recepito per intero con la legge costituzionale n. 2 del 1948), e diede vita alla Regione Siciliana prima ancora della nascita della Repubblica Italiana. Grazie allo Statuto autonomistico, la Regione Siciliana ha competenza esclusiva (cioè le leggi statali non hanno vigore nell’isola) su una serie di materie, tra cui anche la formazione professionale.
Grazie a questo, ora bisogna procedere affinché anche l’Italia, tramite la legge Regionale 07/2016, possa far parte di un futuro documento IMCA che andrà a sostituire il documento D05/15, inserendo nella prima fascia (basso fondale) la frase “Italia: Iscrizione al 2° livello del repertorio telematico della regione Sicilia” e nella seconda fascia (alto fondale) la frase “Italia: Iscrizione al 3° livello del repertorio telematico della regione Sicilia”. Una strada ancora da percorrere, ma che finalmente dopo 35 anni comincia a fare intravedere la luce dell’uscita dal quel buio tunnel in cui il commercial diver italiano è stato costretto a rimanere.
Manos Kouvakis – CEDIFOP

 

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COME USCIRE DALLA GUERRA CIVILE IN ITALIA

Ci sono diverse correnti politiche, ma c’è un solo modo per uscire da una guerra civile, una delle peggiori catastrofi che possano accadere a un Paese. A mio parere, tutto quello che è il metodo, è racchiuso in questo video che vi propongo, dove si da pari onore sia ai vinti che ai vincitori. In USA, un popolo giovane, ci insegnano molte cose, ma questa è esemplare:

 

solo la riunificazione del popolo italiano potrà portare beneficio, soprattutto a coloro che ne hanno bisogno. Senza questa presa di coscienza, continueremo ad azzannarci per secoli e chi ne pagherà le conseguenze saranno gli italiani, quelli per cui tutti voi politici dite di lavorare a favore. Parole vuote e ormai prive di ogni significato.

il direttore

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COSE DELL’ALTRO MONDO – LEGGETE ATTENTAMENTE


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sopra, immagine pubblicata sulla rivista

SFOGLIANDO L’ULTIMO NUMERO DI “SUB” CI SIAMO TROVATI INNANZI A COSE DELL’ALTRO MONDO, ESATTAMENTE COME RECITA UN SPOT PUBBLICITARIO PUBBLICATO SULLA STESSA RIVISTA

Dopo mesi, anni di discussioni sulla affidabilità dei rebreather, sui pericoli che si corrono utilizzando questi autorespiratori a ricircolo, dopo averne sentite di tutti i colori e dopo aver pubblicato un decalogo su come è possibile usarlo senza, possibilmente, lasciarci la pelle, troviamo pubblicata a pagina 68 del n.202 di SUB gennaio 2010, l’articolo “Emozioni nel blu” di Eva Bacchetta e Lorenzo del Veneziano.
Ora certamente ci sarà chi penserà: ma sono solo cose scritte, magari da un giornalista non al corrente, magari non rispecchiano la realtà di quella immersione eccetera E POI SONO ANCHE DATATE! Ebbene non esistono scusanti, poiché i neofiti come gli esperti (a tutte le categorie si rivolge la rivista in oggetto) faranno riferimento non ai dati reali dell’immersione ma a ciò che leggono. Andiamo dunque ad analizzare quanto viene dichiarato.
L’immersione raccontata nell’articolo è su un relitto a – 80 metri, nei pressi dell’isola d’Elba. La discesa si effettua con dei rebreather, immaginiamo degli ECCR anche se non viene specificato.                          I rebreather sono stati preparati la sera prima dell’immersione, la permanenza fuori dalla confezione originale della calce sodata, per 12 ore potrebbe già ridurne l’efficienza, ma immaginiamo che i sacchi siano stati messi a tampone, cioè privati dell’aria all’interno. Ecco che cosa leggiamo a pag.70:
Entro in acqua per primo con Gianluca per essere sicuro che nessuno mi sporchi l’acqua con qualche colpo di pinna maldestro. Un veloce ok e giù… (ma non si dovrebbe effettuare un test in superficie e/o a tre metri in ossigeno puro per verificare che le celle che leggono la pp dell’O2 siano in condizioni OK?) inizia la discesa ma ad un certo punto: Gianluca, alla mia richiesta, mi risponde che qualcosa non va, gli gira la testa, resta attaccato alla cima di discesa e non reagisce alle mie domande. Lo aiuto a lavare i sacchi polmone del rebreather e aspettiamo che la respirazione si stabilizzi. le cose cominciano a migliorare e il mio compagno mi segnala che il problema sta passando. Gli faccio cenno di sospendere l’immersione e di risalire, ma lui non vuole, adesso è tutto a posto.
Ma non è strano che ci si fidi di un subacqueo che poco prima mostrava segni di mancanza di lucidità per stabilire che la situazione si è risolta? E che cosa ha provocato il giramento di testa un problema ai timpani o la miscela respiratoria? In quel momento nessuno dei due sembra saperlo e l’immersione continua.                          I due subacquei esplorano il relitto a – 80 metri, il protagonista afferma di controllare per l’ennesima volta lo stato di salute e lucidità dell’amico, ma ci domandiamo se lo avesse visto abbandonato alla corrente svenuto, che cosa avrebbe potuto fare a -80 metri.
Da questo momento in poi entriamo nella fantascienza e leggiamo a pagina 71: sono ormai trascorsi trenta minuti, Gianluca mi segnala che inizia l’ascesa verso la superficie. E’ tranquillo e io lo lascio andare. Io voglio dare ancora una occhiata alle cucine…
Gianluca, che si era sentito male risale DA SOLO verso la superficie dopo TRENTA minuti a – 80 metri!!! Il nostro eroe invece continua, e leggiamo: Uno sguardo agli strumenti, è scoccato il quarantesimo minuto, ho raggiunto 78 metri di profondità e quasi due ore di decompressione. Inizio la risalita ed a un certo punto vedo il mio compagno sopra di me. Ci scambiamo una serie di segnali rassicuranti… Potremmo consigliare allo scrivente di modificare la frase: ad un certo punto vedo il mio compagno sopra di me con la seguente aggiunta: “ad un certo punto vedo il mio compagno sopra di me e mi stupisce che sia ancora vivo” visto che è stato fatto di tutto ma veramente di tutto perché non lo fosse più.
L’immersione finisce bene, per una misteriosa serie di combinazioni basate sulla percentuale matematica, i due subacquei sono vivi e stanno bene. Dunque, dobbiamo pensare che tutto è a posto?
Con la stessa immersione 40 minuti ad 80 metri, Penny Glover, grande esperta di rebreather ed il suo compagno d’immersione, sono morti e sono stati ritrovati diversi giorni dopo.
Anche loro avevano in programma una decompressione di due ore circa, evidentemente usavano le stesse tabelle.
Le tabelle US Navy revisione 6 prevedono per una immersione di 35 minuti a 75 metri oltre sette ore di decompressione in aria e oltre tre ore di decompressione in O2 dalla quota dei nove metri in su.
Ma a 80 metri siamo fuori scala, un sommozzatore francese della federazione nazionale, mi scrisse che Penny Glover avrebbe dovuto fare una deco almeno il doppio di quella che aveva programmato. Evidentemente le tabelle che si scaricano via internet ed usano questi subacquei che si definiscono tecnici, basate sul non si sa che cosa, sono più ottimistiche.
Ecco, ogni commento sarebbe inutile, ogni subacqueo con la testa sul collo sa che 40 minuti a -80 sono una follia pura. Si entra in un campo di incertezza sconvolgente, si vagheggia nella speranza che la fortuna ci aiuti.   Dopo questo articolo allucinante, pubblicato su una rivista che ha fama di essere una delle migliori attualmente in edicola, non ci dobbiamo più stupire dei morti da rebreather.
Gianluca poteva morire all’inizio dell’immersione, sul fondo, durante la risalita DA SOLO. Il secondo sub sarebbe risalito DIECI MINUTI DOPO con una deco di oltre sette ore ad aria e oltre tre ore in O2, e che tipo di aiuto avrebbe potuto dare a Gianluca?
Tutti e due potevano morire d’embolia gassosa in decompressione, così come successe alla coppia Glover.
E’ questa la subacquea moderna? E’ questo che insegniamo ai giovani? Che si può scendere per 40 minuti a -80 facendo due ore di deco? Che si può continuare una immersione se il compagno con un REB si sente male? Che si chiede a lui se sta bene e ci si fida delle sue risposte? Che lo si lascia risalire da solo dopo 30 minuti a – 80 per andare a vedere le cucine?
Datemele voi le risposte perché verba volant ma scripta manent

Il direttore

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GLI IDEALI NON MUOIONO

 

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Sopra lo scrivente con in testa il casco dei carristi italiani in spagna, denominati i “Leoni di Spagna”, combatterono per salvare l’Europa dallo stalinismo (50 milioni di morti dimenticati in URSS)

Dieci anni fa parlare di guerra di Spagna in Italia e non osannare le truppe rivoluzionarie che tentavano di trasformare quella nazione in una seconda URSS, un vero e proprio olocausto stalinista, valeva la scomunica dai salotti bene dei nostri multimiliardari di sinistra. Oggi coloro che combatterono nelle legioni volontari, cominciano ad essere considerati degli eroi (quello che sono stati) che si sono immolati per salvare la libertà di una Europa a rischio grave. Fra dieci anni avremo delle piazze intestate a quegli eroi e monumenti di Benito Mussolini, nuovamente riconosciuto fra i più grandi statisti che abbiano calpestato il suolo del pianeta. Ma non è mio compito fare il veggente, però potete stare sicuri che Hitler, Stalin, Polpot e tutti gli altri mostri generalmente morti di vecchiaia nei loro letti, continueranno invece ad essere dannati negli inferi, poiché quello è il loro unico sito. Ciò che mi distingue dai miei colleghi è sicuramente il coraggio di essere impopolare, proprio nel momento in cui dovrei invece cercare l’accordo con le masse. Ma come il mitico Pansa, io so per certo che “i vinti non dimenticano”. Così come so per certo che quella vecchina che mise un mazzo di rose secche sul sarcofago di JV Borghese, a Santa Maria del Gesù, dopo un funerale di popolo che avrebbe dovuto invece essere a fusto di cannone, e lasciò quel mazzo di rose in memoria di suo figlio, uno dei tanto marò della Xa trucidati dagli stalinisti; so per certo che quella vecchina sia il simbolo immortale di una Italia mai morta e che un giorno quella rosa sarà al posto della corona dei Savoia, in mezzo al rosso e al verde. E’ difficile capire e/o interpretare il futuro e per farlo occorre affondare prima nella storia.
Venendo a noi, cinque anni fa un signore che ricordo con simpatia e che l’ultima volta che l’ho “visto” stava scappando inseguito da quattro carabinieri, disse che ero un vecchio mitomane finito, che con i 200 iscritti che avevo a marescoop, facevo pena oltre che pietà. Tutto questo lo disse alla mia compagna di allora che sorrise compiaciuta e che dopo due anni s’involava con il classico amico di famiglia verso nuovi splendidi e rosei lidi, ben diversi dalla faticosa corvé a bordo di “Fuga”. Un amico di famiglia che nella sua fretta di far soldi s’era dimenticato di leggere il motto dei messicani, che dice che la donna del tuo amico devi vederla solo come una sorella, sennò sei il peggiore verme che popola la terra. Ti basterà infatti aspettare ed insinuarti come tale nel primo momento di crisi, nella prima spaccatura; avrai successo riuscendo a bacare un’altra mela. Interessante però notare che quella mela bacata è venuta ad offrirsi come collaboratrice di MARE, ma non l’ha fatto affrontandomi direttamente quanto direttore editoriale di Sagitta srl; bensì strisciando sinuosamente innanzi agli editori, che l’hanno allontanata gentilmente e con il tacco della scarpa. La risposta è stata “no, grazie, siamo al completo”.
Ebbene, tornando all’amico che ci dava per morti cinque anni fa, se è ancora vivo, gli faccio notare che adesso facciamo “pena” con 3000 iscritti e che presto sentiranno il rumore dei nostri cingoli anche al salone della subacquea di Bologna, dove ritorneremo da vincitori. Vedo intorno ai nostri carri armati molto movimento, c’è già chi si agita costruendo barricate laddove può, ma sono steccati deboli che noi aggireremo secondo la migliore tradizione della guerra lampo.

ecco la rosa della vecchina nel tricolore, sarebbe o no una bella bandiera?   La propongo come nuova bandiera della riunificazione nazionale.   Un segno definitivo per uscire dai postumi della guerra civile.  Vorrei sapere voi che cosa ne pensate e poi la invierò al presidente della repubblica, al presidente del consiglio, al presidente del senato ed al presidente della camera, proposta: il tricolore della riunificazione. Propongo anche il cambiamento integrale delle parole dell’inno di Mameli che con tutte ste parole di morte è lontano dagli italiani come il monte Everest dal Monviso.  Proviamo a scrivere delle nuove parole dell’inno, più consone al XXI secolo, che ne dite? E magari cambiamo anche il motivo musicale che fa… no comment
Nel prossimo salone della subacquea, riporteremo l’orologio al 2001 (quando piansi di gioia) nel mio piccolo ufficio, vedendo le standiste soverchiate dalla folla. Tutti quelli giusti che c’erano allora ci sono ancora e sono intorno a me, a loro si è aggiunta una banda di fratelli che come le aquile urlanti della 111, compagnia Ciarly, e/o come gli ottocento inglesi influenzati, che ad Azincourt  sbaragliarono i francesi, che sanno stare alle avanguardie, anzi conoscono il piacere e l’onore di combattere in prima fila.
Mare è più bella che mai, forgiata dall’amore e dalla competenza, guardatelo con attenzione quel numero 20, poiché è solo la prima avvisaglia di quello che ci porterà il futuro. Un bacio ed un abbraccio a tutti coloro che ci hanno voluto bene, a quegli ex abbonati che vedendoci rinascere si sono precipitati a sottoscrivere per due anni, a tutti coloro che sanno camminare a testa alta sulla strada della verità anche storica, accettando il buono ed il meno buono che la stessa ci propone. Un bacio ed un abbraccio a tutti coloro che sognavano il ritorno di MARE.
Il direttore

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