Archivi categoria: Navi e sottomarini

TROVATO IL RELITTO DI UN SOMMERGIBILE INGLESE A TAVOLARA

 
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sopra una rara immagine del sommergibile inglese P311 (doveva essere rinominato “Tutankhamen”  per esplicita volontà di Winston Churchill) affondato nelle acque di Tavolara a gennaio de 1943 probabilmente a causa di un campo minato, al suo interno giacciono i resti di 71 marinai e ufficiali
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A T class British submarine in action. Photo: Wikimedia Commons.

Chariot Mk. I
Directly inspired by the Italian slow running torpedo (SLC-200 “Maiale”) which was successfully employed against the British fleet in the Mediterranean in WWII, the Chariot Mk.1 followed the same general arrangement but used a British 21″ (533mm) torpedo as the base. Due to the R&D advantage of a salvaged Italian example, the first craft were operational within 7 months of program initiation in 1942. Despite this much experimentation was required to ready the tactics and operating procedures to employ the craft operationally – in particular RN Chariots typically operated in much colder environments than their Italian counterparts.
The superstructure was slightly more substantial than the SLC, with a more faired rear locker. Performance was comparable.
Specification:
L – 6.8m
W – 0.88m (body 533mm)
Speed – 2.5kts
Operating depth – up to 27m
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sopra, una rarissima immagine dei Chariot inglesi montati sul sommergibile trasportatore, erano in pratica la fotocopia dei nostri SLC (maiali)

 

Testo di Stefano Ambu
Sommergibili spariti nel nulla, soprattutto durante la seconda guerra mondiale, mai più tornati in porto. Tanti e di tante nazionalità: una vera e propria “flotta fantasma”. Ora dall’elenco si può depennare il sottomarino inglese P311. Non si avevano notizie dal gennaio del 1943: ora l’ha ritrovato, a novanta metri di profondità, adagiato sul fondale davanti all’isola di Tavolara, il sub genovese Massimo Domenico Bondone con il supporto tecnico dell’Orso diving di Corrado Azzali a Poltu Quatu, in Gallura.   A bordo del sottomarino (SOMMERGIBILE) – questo risulta dai documenti di imbarco – c’erano settantuno militari. Lo stato del mezzo navale, danneggiato da una probabile esplosione ma senza varchi, rivela che verosimilmente i corpi sono ancora all’interno. L’ultima traccia del sottomarino risale alla partenza da Malta. La missione? Era diretto al porto di La Maddalena per mettere fuori uso due incrociatori italiani, ritenuti evidentemente pericolosi. Il comandante del sommergibile era uno che aveva una grande reputazione in questo genere di azioni: già in passato aveva dato filo da torcere agli italiani. Lo scenario era quello dell’ultima guerra. L’8 settembre e l’armistizio di Badoglio erano ancora lontani, marina inglese e italiana erano nemiche e si fronteggiavano anche così.       Ma qualcosa al P311 andò storto. Durante l’avvicinamento il sottomarino incappò in un campo minato non rilevato vicino a Tavolara. «All’epoca alcuni pescatori raccontarono di aver sentito un boato durante la notte», ricostruisce Bondone in un colloquio con l’ANSA.     Ma un sottomarino (SOMMERGIBILE)colpito a decine di metri dalla superficie non si vede, rimane in fondo al mare. Nello splendido fondale davanti all’isola del nord est Sardegna si persero, quel giorno, le tracce del sommergibile e dei militari a bordo.             Un relitto tra i più ricercati del Mediterraneo che ora diventerà meta turistica per i subacquei, soprattutto per quelli affamati di storia. «Trovarlo – confessa il sub genovese – è stata davvero una grande emozione. La caratteristica che rende particolare, quasi un unicum, questo ritrovamento è la presenza in coperta dei chariot, i mezzi utilizzati dai militari inglesi per avvicinarsi agli obiettivi e sistemare gli esplosivi».   Una passione, quella per i relitti, che ha portato Bondone in giro per il mondo a scoprire reperti storici. La Sardegna la conosce da vent’anni. Soprattutto i suoi fondali. Ora la scoperta del P311: un mistero che, grazie al ritrovamento, si può dire adesso risolto.    RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

C’È GRANDE CONFUSIONE CON IL TERMINE SOTTOMARINO E SOMMERGIBILE. (commento della redazione)

Vediamo di capire e ricordare: i bastimenti dell’ultima guerra mondiale erano sommergibili, poiché navigavano bene e velocemente in superficie e meno bene sommersi, in pratica erano navi sommergibili. E la parte sommersa durante la navigazione in superficie era del 30% Gli attuali sottomarini, invece, non sono navi sommergibili, ma sottomarini, navigano meno bene in superficie e molto bene e più velocemente in immersione. Quando sono in superficie hanno il 70% dello scafo sott’acqua. Quindi il ritrovamento in Sardegna è quello di un sommergibile inglese.       La particolarità di questo sommergibile che faceva base a Malta, sta nell’essere stato armato come trasportatore dei famosi “Chariot” che nelle foto che pubblichiamo non erano ancora stati montati.  Questi furono completamente copiati usando i nostri SLC “Maiali” come esempio, che ben altre pagine di storia scrissero nella seconda guerra mondiale. Non solo i Chariot non riuscirono mai a portare a termine uno straccio di missione se non quella di affondare un nostro incrociatore in disarmo nel porto di Spezia, con i nostri X Mas che li presero letteralmente per il naso; ma l’operazione fortemente voluta da Churchill ebbe un esito totalmente sfigato, e se si pensa che furono trasportati da un sommergibile che sempre Churchill voleva chiamare Tutankhamen (vedi la maledizione del faraone), si comprende che già che c’era poteva chiamarlo Titanic e avrebbe raggiunto il massimo del grottesco. Insomma quei poveracci erano veramente condannati dal fato alla triste fine che hanno fatto.

The Prime Minister, Winston Churchill had minuted the Admiralty on 5 November 1942, 19 December, and again on 27 December, saying that all submarines should have names. In the last he provided a list of suggestions and insisted that all unnamed submarines be given names within a fortnight. P311 was to be assigned the name Tutankhamen, after the Egyptian king. She would have been the only vessel of the Royal Navy, before or since, to bear the name. She was lost in the Mediterranean between late December 1942 or early January 1943, before the new name could be formally assigned. She therefore never received the name Tutankhamen, and is officially designated as P311.[1]

She joined the 10th Submarine Flotilla at Malta in November 1942, and was lost with all hands between 30 December 1942 and 8 January 1943 whilst en route to La Maddalena, Sardinia, where she was to attack two Italian 8-inch gun cruisers, the Gorizia and the Trieste, using chariot manned torpedoes carried on the casing as part of Operation Principal.[2] She was reported overdue on 8 January 1943 when she failed to return to base.[1]

il direttore

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DENUNCIATI I PRESUNTI ASSASSINI DI JUNIO VALERIO BORGHESE

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SOPRA il momento del varo del sommergibile Sciré, classe “Africa” da seicento tonnellate.   Il relitto giace oggi in Mediterraneo, nei pressi della città israeliana di Haifa e viene saltuariamente controllato dalle navi della Marina Militare Italiana

Qualcuno si chiederà perchè metto in prima pagina un fatto come questo già pubblicato nel 2008 su www.marescoop.com, la risposta è semplice l’omicidio non va in prescrizione e se omicidio c’è stato è sempre attualità.

In Italia… dice una nota canzone, il Paese delle mezze verità… In Italia c’è un primo sottomarino U212/A (progetto tedesco)che si chiama S.TODARO, è da il nome alla classe, il secondo si chiama invece SCIRÈ, classe Todaro.   Come nella maggior parte dei casi che fanno riferimento alla storia recente è tutto sbagliato.
S. Todaro fu una figura di secondo piano nella storia dei sommergibili italiani, J.V.Borghese fu invece il più grande comandante di sommergibili del mondo, a detta di tutti. Osannato da tutte le marine militari del mondo, mentre la X Flottiglia MAS e i suoi metodi di combattimento hanno dettato le regole di tutti i corpi speciali del mondo.

In un famoso e recentissimo film sui Navy Seal americani si vede un sottomarino classe 688 Los Angeles che porta sul ponte un contenitore per “Maiale” e la cosa viene fatta vedere con enfasi, noi lo facevamo già nel 1941, grazie allo Sciré, comandato da JV Borghese; tutti sono stati decorati con medaglia d’oro, ancora in vita, sia il comandante, sia l’equipaggio, sia il sottomarino.                          Quindi il primo sottomarino all’idrogeno italiano dovrebbe chiamarsi “J.V.BORGHESE” ed il secondo “S.TODARO” classe “Borghese”.
Todaro;   pochi sanno che in Francia, a Betasom, la base sommergibili atlantici italiana nel 1942/44, durante una visita del grand admiral Karl Doenitz,  fu definito dallo stesso «un buon comandante per navi ospedale», data la sua tendenza a salvare i naufraghi delle navi che affondava; mettendo però a repentaglio la vita del suo equipaggio.
Un accadimento che mi viene dalla testimonianza diretta di chi era lì a guardare e a sentire, quindi è cosa certa.
Non basta, magari fosse tutto lì… invece il 26 agosto 1974 moriva a Cadice il comandante J.V.Borghese due volte medaglia d’oro al valor militare, Cavaliere dell’ordine dei Savoia, croce di ferro al merito, eccetera.

Come molti sanno, suo figlio, il principe Andrea Scirè Borghese, è un mio intimo e caro amico e pertanto sappiamo con certezza che quando i figli giunsero a Cadice al capezzale del padre, la salma era già stata imbalsamata con l’asportazione di tutti gli organi interni.                     Per le tecnologie dell’epoca era a quel punto impossibile stabilire con esattezza le cause della morte, che furono accertate dal primo ed unico referto medico come: pancreatite acuta.                 Curiosamente l’effetto di alcuni noti veleni, produce proprio quella che sembrerebbe una pancreatite acuta, ma che tale non è.

a sinistra, il momento del varo del moderno sottomarino “Sciré” classe Todaro, un sottomarino a cellule d’idrogeno in grado di navigare per parecchie settimane sott’acqua, senza mai riemergere.

Junio Valerio Borghese sapeva molte cose sia sul finto golpe, mai avvenuto,  sia su quello che stava capitando in Italia in quel triste periodo.
Le ultime parole dette alla stampa, dopo la sua assoluzione in contumacia per non aver commesso il fatto (il famoso golpe del principe nero) furono: «tornerò in Italia e dirò tutto».

Quella frase gli è certamente costata la vita, all’epoca non era ancora di moda il caffè alla Sindona, ma in Italia c’è tornato:  morto ed imbalsamato, una cassa di frutta e verdura, in un furgone bianco senza insegne che doveva raggiungere Roma alla velocità minima di settanta chilometri all’ora, questi i dettami della Farnesina.
Ed ecco che cosa è giunto alla nostra redazione, speditoci da uno degli ultimi superstiti della RSI, una sigla che in Italia, in questo magnifico Paese, dove l’ultima cosa che si vende, ma proprio l’ultima è la giustizia, seguita a pari passo dalla verità, pronunciare RSI sembra un’eresia, all’epoca invece se eri in età di leva avevi due scelte:   1) andare in montagna e rubare i polli ai contadini, per mangiare,  2)   presentarti al comando territoriale della RSI per evitare l’arresto e diciamolo francamente anche perché si mangiava meglio e senza dover rubare i polli.       Chi ha scelto la montagna è diventato un eroe, chi l’arruolamento regolare per la molto imprecisa e disattenta storia ufficiale, un boia assassino che ne avrebbe fatte di tutti i colori. Per poi scoprire in epoche recenti che anche i meravigliosi partigiani ne hanno fatte di tutti i colori, vedi la Strage di Codevigo, nel film “Il sgreto di Italia” interprete Romina Power, che è stato ostacolato e messo alla gogna con ogni mezzo.

Tralasciando tutto quanto ci sarebbe da dire su una Italia vergognosa,  ecco il testo della lettera e relativa denuncia arrivata a noi il 21 dicembre del 2008:

Denunciante Angelo Faccia, ex GNR

Oggetto: denuncia penale a carico degli ignoti autori dell’omicidio del Comandante Junio Valerio Borghese.
Ci si domanderà: perchè dopo tanto tempo? Perchè attendere 34 anni dalla sua morte?
È documentato nella nuova edizione del libro”Affondate Borghese!”
Nessuno aveva interesse che questa sconcertante verità venisse pubblicamente rivelata: da una parte i Carabinieri del SID con il sequestro del materiale investigativo e dall’altra ignoti killer che hanno tentato più volte di farmi tacere per sempre, ma… GOTT MIT HUNS, “Dio è con me”, era inciso sulla fibbia della cinghia dei camerati germanici…
E dato che oggi si ragiona in termini di “casta”, anch’io voglio poter dire che appartengo alla CASTA più nobile, mai conosciuta e mai esistita prima: quella dei combattenti dell’Onore, i Cavalieri della R.S.I. e come tale non potevo non presentarmi al più nobile dei Cavalieri di questa CASTA, il Comandante Junio Valerio Borghese, senza dirgli: Comandante, ho lottato fino all’ultimo, non vi ho abbandonato né come soldato né come amico.
Questo è l’unico scopo di questa mia iniziativa…
Sarei grandemente ingenuo se pensassi che la mia denuncia possa raggiungere uno scopo pratico…

Angelo Faccia – G.N.R.

sopra, il documento originale della denuncia di Angelo Faccia alla procura di Perugia

Che altro si può dire?

Beh, innanzi tutto che l’omicidio non va in prescrizione, quindi che le autorità giudiziarie preposte dovrebbero chiedere, anzi ordinare l’esumazione della salma per stabilire con le moderne tecnologie se JV Borghese è morto per una pancreatite acuta o per avvelenamento. Se fosse vera la seconda ipotesi dovrebbero cercare e se ancora vivente/ti arrestare l’assassino o gli assassini.

Attenzione però, solo un idiota potrebbe pensare che lo abbiano ucciso i “compagni” italiani.

JV Borghese sapeva troppe cose, troppo compromettenti per i governi (uomini di potere dell’epoca), su un golpe mai avvenuto e entrato in cronaca ben tre mesi dopo la sua presunta esecuzione.

Se omicidio c’è stato è stato comandato da uomini di potere che volevano pararsi il culo, uomini che durante la “Guerra Fredda” non potevano essere messi in discussione. Si perché all’epoca l’idea del golpe circolava, eccome se circolava, all’epoca il sottoscritto lavorava con documenti Top Secret e di movimenti strani ne ho visti parecchi.

Borghese era presumibilmente in contatto con i servizi segreti americani e inglesi tant’è che uomini della Xa del Sud, passavano allegramente la Gotica avanti e indietro per portare notizie e altro e cambiandosi d’uniforme. Processato alla fine della guerra dagli americani, fu assolto da qualsiasi imputazione inerente a crimini di guerra. Ricordiamo anche che il Porto di Genova fu salvato dalla distruzione da uomini della Xa, che salvarono anche molte aziende del Nord per favorire la ricostruzione post bellica. Questa è la vera storia.
Marcello Toja

FEBBRAIO 2009 – SCONTRO NUCLEARE

 

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sopra un sottomarino nucleare “HMS Vanguard” inglese di 16.000 tonnellate, lungo quasi 150 metri in grado di trasportare 16 missili “Trident” a testata multipla, costruiti negli Stati Uniti alla Martin Lockeed. Un potenziale bellico in grado di annientare una nazione e scatenare l’olocausto nucleare.

Un “Vanguard” inglese armato con 16 missili Trident MIRVs cioè a testata multipla (ogni testata è una termonucleare da 3,9 megatoni ed ogni trident ne porta da 6 a 10) si è scontrato con un “Triomphant” francese equipaggiato con 16 missili M45 che sono i vettori di lancio di circa 6 testate multiple della potenza di circa 150 Kilotoni. Sono tutti missili che raggiungono gli strati bassi della stratosfera, liberano le testate multiple che rientrano in atmosfera colpendo gli obiettivi.
Abbiamo rischiato un olocausto nucleare in mezzo all’oceano Atlantico nei primi giorni di febbraio del 2009.
Come sempre nessuno ha detto nulla e la notizia è filtrata ai giornali a fatica.
Tutti si domandano com’è potuto avvenire un simile incidente fra due mostri che totalizzavano 250 persone di equipaggio, accessoriati di ogni sorta di sensori acustici ultramoderni?
Effettivamente non è facile capire come sia potuto accadere.
I sottomarini nucleari hanno una traccia acustica ben precisa e non si avvicinano affatto alla silenziosità dei diesel/elettrici come i “Kilo” russi, i “Trafalgar” inglesi o i nostri super silenziosi U212/A a cellule d’idrogeno.
Dunque dovevano sentirsi. C’è scritto che viaggiavano in immersione a pelo d’acqua, ma anche questo non quadra.  Quando un SSBN viaggia a pelo d’acqua porta in superficie l’antenna radio, l’antenna ESM e se serve il periscopio. Con il localizzatore ESM è in grado di localizzare la direzione di trasmissione di qualunque fonte e questo avrebbe potuto annullare i disturbi e i falsi eco di superficie.
INVECE non si sarebbero visti, né sentiti. Quasi incredibile!
C’è però una soluzione differente, cattivella ma verosimile.
Il “Vanguard” si è messo in scia del “Trionphant” francese dopo averlo localizzato, la profondità era forse di 150 piedi, 45 metri.
La quota di lancio dei missili TRIDENT ed M45, quindi una quota comune per gli SSBN, che in quelle condizioni ricevono trasmissioni radio in bassissima frequenza direttamente dal comando.
Gli inglesi dunque si stavano addestrando a spese dei francesi scivolando silenziosamente nella loro scia, ma ad un certo punto il comandante francese ha ordinato la classica manovra “Ivan il matto”, si tratta di una virata a destra o sinistra che espone gli schermi sonar laterali del sub seguito al rumore dell’inseguitore.
In questi frangenti l’inseguitore per rendersi invisibile e per non essere identificato deve spegnere tutto, compresa la propulsione; ma un sub di quella mole continua per inerzia nella sua traiettoria e se l’inseguito si attarda nel togliersi dalla sua rotta c’è un reale pericolo di collisione.

a sinistra un sottomarino nucleare lanciamissili “Triomphant” francese, trasporta 16 missili M45 equipaggiati con MIRVs (testate multiple) da 150 Kilotoni. È già entrato in servizio il nuovo missile M51 sempre a testate multiple che ha una autonomia di 8.000 chilometri.

I due sub sono stati rimorchiati alle rispettive basi e questo dimostra che i danni non erano catastrofici e in una certa misura conferma la nostra ipotesi. La collisione è avvenuta a velocità contenuta, quella che può avere un sub che viaggiava a 5 nodi e a macchine ferme si scontra a 2/3 nodi contro la sua “preda”.
Ora, noi comprendiamo tutto, comprendiamo le esigenze di questi equipaggi di addestrarsi, ma ci sfugge un particolare.   Cioè non capiamo che cavolo ci facevano due sottomarini nucleari con a bordo un armamento in grado di estinguere il 50% dell’umanità, in mezzo all’Atlantico e in tempo di pace.
Di questo naturalmente nessuno parla.
Eppure la maggior parte delle sentinelle delle caserme in tempo di pace ha il fucile ma non le pallottole ed anche gli SSBN, possono imbarcare missili a testate convenzionali, visto che non c’è nessuno a cui lanciare 160 testate nucleari.
Invece i nostri due sub (dell’Unione Europea) viaggiavano con un carico di armi nucleari da olocausto, e con quello si sono scontrati.
Non vogliamo immaginare che cosa poteva succedere nella peggiore delle ipotesi ed anche nelle ipotesi intermedie; ma come italiani ci domandiamo: come mai noi abbiamo solo sottomarini convenzionali, dei veri bruscoli, mentre inglesi e francesi scorrazzano per i mari con i loro SSBN in grado di estinguere la specie umana? Strani partner europei?
Risposta non c’è ma forse chi lo sa, perduta nel vento sarà… (Bob Dylan)
nell’immagine due tecnici sistemano le tremende MIRVs all’interno di un missile “Trident”. Siamo negli Usa alla Martin Lockeed, una delle più floride industrie di armi ed aerei supersofisticati del mondo.

 

Quello che avete visto è il destino della specie umana, se non avremo il coraggio di smettere di leccare il culo ai potenti, di strisciare per un aumento di stipendio, di negare la verità, di distruggere con il mobbing quelli bravi che avrebbero la possibilità di migliorare l’umanità ad ogni livello ed in ogni situazione. Mahatma Gandhi, prima di morire disse: credevo che Dio fosse la verità oggi so che la Verità è Dio. Seguite la verità, lavorate per la verità, appoggiate la verità e ci salveremo e il mondo dall’inferno che è, si trasformerà in un Paradiso. Continuate a far finta di niente e conoscerete la fame, il terrore e le catastrofi. E la nostra specie scomparirà dalla faccia della Terra.

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IL CUORE SUL MARE

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Impressionante anche per vecchi marinai come lo scrivente la Festa della Marineria di Spezia che entra dalla porta principale nelle grandi occasioni mondiali del mare.
Nonostante il tempo incerto e molte docce nel corso delle quattro giornate, il pubblico ha riempito le banchine del porto commerciale e della Passeggiata Morin di Spezia; letteralmente attratto dall’occasione più unica che rara di vedere le più belle navi a vela del mondo, fare da contorno al nostro Vespucci, che quanto bellezza, ed eleganza resta a nostro parere imbattuto.
Questa volta però brillare non era così facile perché l’arrivo della Lycamobile Mediterrabean Tall Ship Regatta 2013, ci ha portato 36 superbe regine di bellezza dei mari tutte insieme.
Sermbrava di stare sulle banchine di un porto del 1800, con un intrico di cime, alberi, alberetti, sartie, gomene, gallocce, rinvii, parrocchetti, carbonere, rande fiocchi, velacci e controvelacci.       Una vera gara per i gabbiani che dovevano modificare le loro rotte in quell’intricato labirinto di cime alle quali avevano perso l’abitudine.
Imponente la Mir russa che ospitava la Admiral Makarov State Maritime Academy, St. Petersburg, la tedesca Alexander von Humboldt II, l’olandese Gulden Leeuw una Gaff Schooner costruita nel 1937, la goletta francese Recouvrance tipico vascello da corsa adatto a stringere il vento, il Gaff Schooner a quattro alberi portoghese Santa Maria Manuela e potremmo andare avanti ma vi rimandiamo a http://www.tallshipsraces.com/Vessels/Race_Entry_List_Results.asp
Dove potrete vedere e apprezzare tutte le caratteristiche tecniche e le immagini delle grandi e piccole signore del mare.
Navi che hanno un fascino indiscutibile che riesce ad attrarre anche chi di mare ne sa molto poco o nulla.
Navi che raccontano la storia di una umanità diversa, più silenziosa, abituata a lottare con mari e venti alla pari e a volte anche in condizioni d’inferiorità.
Certo che ci vuole molta fantasia a immaginare che cos’era una battaglia navale all’epoca dei grandi velieri e quanto fosse importante per tutto l’equipaggio avere come comandante un vero marinaio.
Così, ammantate di gloria se ne sono andate da Spezia in una flotta spettacolare guidata dal Vespucci, sfilando nel Golfo dei Poeti e poi fuori diga, oltre la Torre Scola per doppiare il Tino e il Tinetto e ripresentarsi alle scogliere di Porto Venere e alla chiesa “scozzese” di San Pè.
Là dove le attendeva il mare aperto e la libertà, fra voli di gabbiani figli e nipoti del mio Pippo, che volò verso quella stessa libertà e l’amore, dopo tre anni passati a ingrassare di acciughe e triglie offerte con amore dal suo padre adottivo, modestamente io.

il direttore
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FINALMENTE ABBIAMO TROVATO IL ROMA

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Sopra, la corazzata ROMA in una rara immagine, fu affondata il 09 settembre del 1943, il giorno successivo al vergognoso armistizio del nostro piccolo Re.    Era la più bella, moderna ed efficiente corazzata presente nel Mediterraneo in quei giorni.   Dicono che affondò colpita da una bomba radioguidata dei tedeschi, una delle prime e ultime sperimentate, dette “Fritz”. Secondo la versione ufficiale la bomba penetrò a sinistra della torre dei cal.380 n.2 fino in santabarbara; qui si verificò un miracolo: invece di esplodere il tritolo, deflagrò la balistite delle cariche di lancio.   La vampa bruciò all’istante tutto lo Stato Maggiore della Regia Marina Militare presente in plancia.         Anche gli asini sanno che il tritolo esplode per innesco o “simpatia”, non è dunque possibile che una “fritz” da una tonnellata sia arrivata in santabarbara e abbia fatto deflagrare la balistite, la verità non la sapremo mai, è nascosta laggiù negli abissi insieme a oltre 1300 dei nostri ragazzi della Marina.    L’affondamento della ROMA è coperto da un alone di silenzio e di reticenze. Ho indagato per 25 anni su quei fatti e sono infine arrivato alle conclusioni, ma le tengo per me in rispetto di quei morti, in un tragico momento della nostra storia. L’Italia non si è mai ripresa dall’8 settembre del 1943 e ci vorranno almeno 200 anni perché si ritorni a quello che eravamo prima di quei tragici eventi,  ne sono passati solo 73.

28 giugno 2012 12.29 nel golfo dell’Asinara è stata finalmente identificata una parte del relitto della Corazzata Roma, adagiata a circa 1000 metri di profondità ed a circa 16 miglia dalla costa sarda. Le prime ed esclusive immagini del relitto sono state riprese dall’Ingegner Guido Gay titolare della società Gaymarine S.r.l. che da molti anni conduce in zona sperimentazioni innovative di apparecchiature di esplorazione subacquea da lui ideate e costruite. Grazie all’ausilio di un sofisticato robot subacqueo “Pluto Palla”, e ad altri esclusivi strumenti imbarcati a bordo del catamarano Daedalus di proprietà dello stesso ingegnere, il sito dove giace il relitto della Corazzata Roma è stato individuato e visitato.    Il personale della Marina Militare, imbarcato per l’occasione sul Daedalus su invito dell’ingegnere Gay, nostro connazionale, ha verificato la inequivocabile coerenza delle immagini, riprese per la prima volta il giorno 17 giugno2012 e ripetute il 28 giugno 2012, di pezzi di artiglieria contraerea imbarcata sulla corazzata Roma.   Dopo 69 anni dall’affondamento è stato possibile assegnare la corretta posizione a quello che la Marina Militare ritiene uno dei più importanti Sacrari del mare; la Corazzata Roma fu affondata il nove settembre del 1943 da un aereo tedesco e nella tragedia morirono 1352 marinai, insieme al comandante delle forze navali da battaglia della regia Marina, l’ammiraglio di squadra Carlo Bergamini.    Solo 622 furono i sopravvissuti.  La Gaymarine è una società specializzata nella progettazione e produzione di veicoli e apparecchiature subacquee ad alta tecnologia ed in particolare dei veicoli denominati Pluto, che sono stati costruiti in centinaia di unità e sono in uso in Italia anche sui cacciamine della Marina Militare e in numerosi paesi esteri.    I dettagli della scoperta sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta in Sardegna alla Maddalena.

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quello che si vede sopra è un pezzo antiaereo da 90 mm montato su una piattaforma giroscopica, a destra l’inconfondibile lente del sistema ottico scoperchiato, si nota lo sportello abbattuto in avanti.

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ecco i pezzi da 90 mm del ROMA, si notino i supporti basculanti e giroscopici, gli unici dell’epoca, una nostra novità, poiché consentivano di inquadrare un aereo senza subire i movimenti della nave, come da una piattaforma terrestre. Si notino anche gli sportellini per i sistemi ottici abbattuti. Nella foto subacquea l’arma appare in posizione zero (in basso), strano per una nave attaccata dagli aerei.

il direttore

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