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UN LIBRO FANTASTICO “GLI OCCHI DEL MARE”

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Annunciamo con gioia e soddisfazione che il libro “Gli occhi del mare” occupa il sesto posto nei bestseller di fantascienza di Amazon.it, potete vedere la pagina cliccando qui

Che lo crediate o no, non ha nulla da invidiare ai grandi titoli di Tom Clancy. Scritto da italiani in Italia, porta agli appassionati del genere un prodotto alternativo. Tre lunghi anni di lavoro, per una ricerca approfondita, con il preziosissimo apporto di un ufficiale di marina, che ci consente di calarci nel vero mondo delle operazioni sia civili che militari sopra e sotto i mari. La prima cosa che scoprirete con “Gli occhi del mare” è che gli extraterrestri sono già arrivati sulla terra e si sono riprodotti in tremila specie. Sono i tardigradi, piccoli animaletti dalle incredibili qualità. Detti “orsetti”, sono attualmente allo studio degli scienziati in tutto il mondo. La seconda è che la nostra Marina Militare e tutt’altro che indietro rispetto alle altre; anzi, è in prima fila nello sviluppo e ricerca, nonostante i pochi mezzi a disposizione. Un ammiraglio, dopo aver letto il libro ci ha detto: è pronto per diventare un grande film, occorre trovare il produttore.

Ecco una chicca:Anche nelle profondità degli abissi uno strano momento magico stava per consumarsi.
Lo strano, nel caso dello Zifio, era rappresentato da una confusa eco di ritorno simile a un grosso ctenoforo ma capace di assumere altre forme. In pochissimo tempo una luce apparve nel profondo.
Un ammasso luminoso iridescente, attraversato da tutti i colori dell’iride si avvicinò al deep diver.
I due esseri rimasero come sospesi nel vuoto nero delle profondità marine, in posizione eretta. Rivolti l’uno verso l’altro. La creatura dell’abisso, eterea, apparentemente priva di peso e trasparente, lo zifio quasi paralizzato dal suo stesso istinto.

Potete acquistarlo sul sito www.amazon.it sia in versione cartacea sia elettronica. Nella prima vi arriverà a casa in due o tre giorni. Per vederlo cliccate qui:clicca qui

Buon divertimento il direttore

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RQZ , IL DELFINO MOTOCICLISTA

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Una storia stupenda, fresca, coinvolgente.Forse un sogno, uno di quei sogni che sono troppo belli per essere ricordati al risveglio.         Il sogno di un bambino attratto dal mare, dal suo blu, dai suoi delfini. Delfini “umani” che parlano, si vestono, guidano e con il loro amico motociclista condividono emozioni infinite. Dire che mi piacerebbe essere RQZ sarebbe scontato. Mi basterebbe poter essere il motociclista. Davvero una bella storia.

Umberto Pelizzari (firma)

Prefazione

Dolci e gentili, intelligenti, sensibili e astuti.    Simpatici a tal punto da non riuscire ad essere tristi nemmeno in fin di vita.     Capaci di stregare ogni essere umano con la loro schiettezza, il loro fascino, il loro tenerissimo modo di essere. Così vengono descritti i delfini nel romanzo che state per leggere, anzi nella favola in cui vi state per immergere, perché proprio da una fiaba sembrano essere usciti questi animali così tanto umani da far dire, come succede altrimenti nel caso dei cani, «gli manca solo la parola». Che, neanche a dirlo, nelle pagine che seguono viene loro data per rendere ancora più perfetta l’amicizia, l’amore addirittura, che può legarli, ricambiati, a ciascuno di noi.     Ma com’è possibile spiegare, licenze letterarie a parte, tanta facilità e voglia di comunicazione fra esseri che non vivono nello stesso elemento?     Piacevolissimo mistero che già gli antichi greci avevano risolto ricorrendo al mito dei delfini, come metamorfosi di uomini talmente incuriositi dalle profondità del mare da voler assomigliare ai pesci, pur restando mammiferi.    Pronti ad accorrere in soccorso di quelli che hanno continuato a considerare, in qualche modo, loro simili, in un circolo virtuoso di reciproca generosità che allarga il cuore.    E pure il sorriso, in un gioco spericolato di invenzioni surreali e piene di umorismo, a cui l’autore stesso consiglia di accostarsi con gli occhi smaliziati di un bambino e con l’allegra disponibilità di chi si impegna a favore della natura e degli animali per non smarrire il senso più profondo della vita.

Alessandro Cecchi Paone. (firma)

L’autore

Questo libro è dedicato a un grande amico, al più grande subacqueo che ci è capitato di conoscere e alla sua motocicletta, scomparsi insieme in una nuvola la sera del 21 agosto del 1997. Che ci crediate o no, l’ottanta per cento di quello che leggerete in questo racconto è realmente accaduto.       Il restante venti per cento appartiene al mondo delle favole, ma se la vita non è un po’ una favola, che vita è?

il direttore

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CAPITAN BRICK

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Una storia vera accaduta nei pressi di Firenze e più precisamente nella Valdarno, luogo di coltivazione dei migliori vini Chianti. Una cagnolina particolare, una pantera che si aggira nel bosco a perdita d’occhio, un gruppo di cani abbandonati, uomini buoni e uomini cattivi. Una suggestiva avventura capace di catturare l’attenzione dI adulti e bambini.

Prologo

Gli uomini non si sono mai occupati dei fenomeni come un alito di vento, ci sono cose più importanti a cui pensare!  Eppure questo piccolo turbamento dell’atmosfera ha il suo peso nella vita di tutti.  Contrariamente al vento, che arriva da una direzione precisa originato da un’area di bassa pressione isobarica, l’alito di vento sembra uscire da un’altra dimensione, in un punto poco distante da noi, per rientrarci poco dopo senza lasciare traccia. In verità, la quantità di cose che riesce a fare in quella breve esistenza è stupefacente: induce a “cantare” i pioppi, che agitano le loro foglie in modo quasi ipnotico, riuscendo a rilassarci nel profondo dell’anima e producendo un’atmosfera magica; accarezza la pelle provocando brividi di piacere; arruffa le piccole piume degli uccelli; s’insinua sotto il pelo degli animali portando frescura in quelle zone che molte volte sono la residenza permanente di piccoli parassiti; porta sollievo agli ammalati; dà energia a chi lavora e, incredibilmente, suona!    Proprio così, un alito di vento riesce a suonare dolci melodie, facendo muovere quei pendagli d’osso o di ceramica, appesi alle porte di alcune case speciali. Sono sempre abitazioni accoglienti dove assieme agli uomini svernano anche gli gnomi del bosco… altrimenti non ci sarebbero quei pendagli sulla porta!    E poi, se quanto sopra non bastasse, proprio un alito di vento è il protagonista che dà inizio alla nostra storia, tanto vera quanto incredibile, state a sentire…

*     *     *

C’era una volta…in una mattina qualunque di uno dei cento anni del XX secolo… un alito di vento, che penetrando fra le fronde di un bosco disteso a perdita d’occhio fra dolci colline, attraversò agitandoli i rami di una roverella e le foglie di un corbezzolo. S’infilò fra i rami più bassi d’una siepe di…

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il direttore
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DI VENTO E DI MARE

 

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126 pagine, “Di vento e di mare” apre la rassegna dei nuovi autori che vi presenterà  www.edicolamarescoop,com nel corso della sua storia. L’avevamo detto fin dall’inizio che il nostro lavoro oltre a produrre un trimestrale del calibro di MARE, ci avrebbe portati a scoprire nuovi talenti. Giorgio Vacchetti, che collabora alla nostra rivista, è un uomo di mare, di quelli che si trovano ormai raramente. Temprato dalla sua vita di istruttore di vela che comunque non gli impedisce di affrontare per lavoro lunghi trasferimenti con imbarcazioni a vela di ogni dimensione, Giorgio è anche un appassionato scrittore. La sua prima creatura “Di vento e di mare” è un libro incredibile che vi affascinerà fin dalle prime pagine; una sorta di catena del DNA che si attorciglia intorno al tempo e intorno a voi in una spirale dolcissima capace di portarvi fuori dalla realtà, e di questi tempi non è poco. Il racconto prende ispirazione dalle onde del mare generate dal vento.
I protagonisti si susseguono senza un apparente filo conduttore che però trova alla fine tutte le risposte.
Il lettore scopre così che non c’è alcuna logica fra la vita e la morte e che il tempo è assolutamente ambiguo ed elastico, nulla è scontato, così come non lo sono le onde degli oceani a Sud, vicino all’Antartide; a quelle latitudini le onde molte volte non trovano una scogliera dove frangersi e di conseguenza si spostano in un circolo senza tempo.
Fortunatamente Giorgio ci da una speranza ed è la locanda dove si frangono le onde. Il messaggio è forte, ci ritroveremo tutti lì, noi uomini di mare che siamo nati nell’interno, insieme a coloro che sono nati sulle coste. Tutti nella locanda dove si frangono le onde ininterrottamente e dove ognuno di noi avrà migliaia di storie da raccontare. Storie di mare, storie di marinai, naufragi, burrasche, ma anche momenti di quiete. C’è qualcosa di magico nella vita di chi va per mare: magari la notte è un inferno che non ti lascia dormire e l’alba si presenta come un paradiso. In quei momenti i muscoli si rilassano e le lenzuola anche se un po’ umide diventano le migliori che ci siano.
Il marinaio si addormenta cullato dalla sua barca che ha scampato ancora una volta di pagare il conto.
Il mare è un oste paziente, che sa attendere.

GIORGIO VACCHETTI, nasce a Milano il 6 marzo 1968, per poi trasferirsi definitivamente nel golfo dei poeti dove attualmente vive e lavora. Istruttore di vela di professione, trascorre la sua vita sulle barche a vela che a volte lo portano anche dall’altra parte dell’oceano. Durante le pause fra un lasco e una bolina, ama scrivere.
Collaborava con la nostra rivista MARE, che era editata a la Spezia su un motoveliero.
Sopravvissuto a un terribile naufragio causa cedimento dello scafo di un catamarano, appartiene ormai anche lui alla leggenda del mare descritta in questo suo libro, che potete acquistare a www.amazon.it cliccando qui:clicca qui

il direttore

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Autore:  Marconi Gabriele
Editore:  Vallecchi
Genere:  letteratura italiana: testi
Collana:  Stelle
ISBN: 8884271754
ISBN-13: 9788884271754
Data pubbl.: 2009
Normalmente disponibile in 3/5 giorni lavorativi

recensione di:Livio Mario Cortese

DAGLI USCOCCHI DI D’ANNUNZIO AD UN SOGNO NAZIONALE
–“Le stelle danzanti”,
di Gabriele Marconi
L’Italia degli ultimi anni sta riscoprendo sé stessa. L’italiano che riesce a non perdersi tra le devianze regionaliste alla moda, ritrova facilmente la consapevolezza del retaggio nazionale: l’identità, in una parola. E quando, guardando il presente, risulta chiara la malafede di chi sta “in alto”, come anche l’abbrutimento del popolo -ammassato di fronte a schermi sempre più vasti- , ebbene: la cosa più naturale è tentare di apprendere dalle azioni di chi ci ha preceduti, in quelle tre o quattro generazioni che precedono l’epoca attuale, detta “post-moderna”. Accade così che spiriti sensibili, poco disposti ad inquadrarsi nelle categorie “destra” e ”sinistra”, gettino i cuori oltre le contraddizioni degli ultimi 80 anni, per cogliere la dimensione del momento e del luogo in cui molti fatti trovarono inizio o compimento, mentre vittoria e sconfitta parvero affiancarsi alleate: a Fiume d’Italia, nel 1919.
Il romanzo “Le stelle danzanti” di Gabriele Marconi tenta proprio di rendere l’essenza di quel momento storico…e ci riesce.
Antefatto è la battaglia del Col Moschin, nel giugno 1918. Negli istanti che precedono l’assalto,veniamo a conoscenza dei due protagonisti: Giulio e Marco, arditi.
Giulio Jentile è un romano, anzi si potrebbe definire IL romano: incarna in modo fin troppo perfetto l’ideale del milite italico. Chiassoso, simpatico, più della violenza conosce il furor del combattimento; è lucido, ben centrato in sé, dotato di un equilibrio che attrae gli amici e le molte donne che non si lascia sfuggire. Un amore ideale, non ancora realizzato –quello per Daria – lo porta innanzi. (continua – clicca su leggi tutto)
Marco Paganoni è… un uomo, con tutte le sue limitazioni. Discendente d’una famiglia della nobiltà lombarda, rompe con la sua gente per abbracciare il sogno fiumano; lo vivrà in modo poco rumoroso, ma sempre pulsante di slancio. Intimamente malinconico, è consumato dalla stessa passione che anima l’amico. Giulio sublima in sé l’atto eroico: è solo anche quando agisce in squadra, ma è la presenza di Marco a salvarlo in più di un’occasione. Si può intuire che i due arditi siano le metà d’un animo solo, destinate a dibattersi, scontrarsi e congiungersi sul suolo istriano, espressione concreta di un ideale: la sovranità italiana sulle terre “irredente” ? Certo, ma più ancora: la sovranità che ragazzi poco più che ventenni impareranno ad esercitare su loro stessi, fra l’esperienza corrusca della guerra di trincea e quella più festosa (ma non meno ardua ) dell’occupazione di Fiume. Un anno e mezzo di resistenza, nel quadro di un’Europa che ribolle nel moto di forze sempre opposte.
Il desiderio d’avventura (o evasione) porta Giulio a lasciare la città con un nucleo di uscocchi. Col nome dei pirati slavi che infestavano l’Adriatico nel Cinquecento, D’Annunzio chiamò gli scorridori che il capitano Romano Manzutto guidava alla conquista dei mercantili italiani, poi dirottati al porto di Fiume perché la città, ormai tagliata fuori dalle rotte commerciali, fosse rifornita. La corsa degli uscocchi attraverso la penisola occupa i sei capitoli più intensi del romanzo, dove ciascuno dei diversi personaggi pare esprimere i volti molteplici dell’impresa: s’incrociano socialisti, anarchici, fascisti e libertari, ma la sola distinzione è fra combattenti ed imboscati, fa uomini fedeli alla Patria e profittatori. Ogni singola differenza diventa elemento di coesione. Ma intanto Fiume decade lentamente, piena com’è di sbandati e spie d’ogni Paese. Marco, rimastovi, dovrà far fronte alla situazione festosa e sempre più ambigua che condurrà al “Natale di sangue”: la città verrà bombardata dall’esercito regolare il 24 dicembre del 1920. Al principio del gennaio 1921, D’Annunzio e i legionari superstiti dovranno smobilitare, per l’incolumità delle loro stesse famiglie. Solo volgendo italiani contro italiani, si è riusciti a debellare un momento, seppur ancora imperfetto, di unità del vero “popolo”; ma il ricordo avanzerà a lungo nell’agire di uomini noti e meno noti, negli anni successivi.