Archivi categoria: Ecologia

CHE COSA È ? – SCRIVILO TU

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sopra: il lungo tentacolo nero. Quella fotografata è una forma di vita vegetale o animale e come si riproduce? Qual’è il suo nome scientifico, quale il suo sesso? Parlateci di questo animale o vegetale nei commenti all’articolo
Stanco di vedere una subacquea alla deriva, che si avvicina sempre più all’abisso della mancanza di possibilità economiche e di motivazioni, relegata all’andare sott’acqua per leggere monitor di computer e profondimetri, tabelle di decompressione, aria, elio, nitrox, O2 eccetera, ritengo che sia il caso di ritornare alle origini.
Perché c’immergiamo?
Viviamo in una società dove la macchina (automobile) ha assunto un ruolo anomalo. Non serve più per andare da “A” a “B”, ma sono i punti A e B che servono per andare in macchina, poiché è la macchina e la giustificazione del suo uso, il motivo del nostro uscire di casa.
Allora perché andiamo sott’acqua, per guardare un monitor, per sapere che profondità abbiamo raggiunto?
Il mare, il lago, il fiume, sono uno spettacolare mondo biologico. Completamente diverso da quello dove viviamo quotidianamente. Il mare in particolare è una stupenda enciclopedia, un libro meraviglioso che dobbiamo imparare a sfogliare e a comprendere.
Questo articolo è la prima puntata di un gioco: io metto la foto e voi vi divertite ad identificare l’animale e/o il vegetale e a portare il maggior numero d’informazioni su di esso. L’obiettivo è quello di cominciare a capire che cosa stiamo guardando fra una sbirciata e l’altra del computer. Ogni volta ci sarà un vincitore, che non vincerà né soldi né oggetti ma la gloria di aver portato a tutti una ricchezza: la conoscenza.
Buon divertimento
il direttore

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SANSEVERINO – LA MACCHINA SALVAMARE


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sopra la macchina “Oilsep” inventata e brevettata da Michele Sanseverino un piccolo industriale meccanico di Bari che potrebbe diventare il salvatore del Golfo del Messico e delle coste della Louisiana. La sua è l’unica macchina al mondo in grado, non solo di separare l’acqua dall’olio, ma di restituire da un lato l’olio (nel nostro caso petrolio)riutilizzabile, dall’altro l’acqua depurata pronta per essere reinserita nell’ambiente.

Michele Sanseverino, come tutte le persone di valore in Italia non è stato nemmeno preso in considerazione da banche ed enti dello Stato, eppure aveva fra le mani l’invenzione del secolo, una macchina capace di separare l’olio dall’acqua, che su larga scala potrebbe risolvere il problema del Golfo del Messico e, addirittura, recuperare il petrolio sversato. Innanzi all’incapacità del resto del mondo di trovare una soluzione, quello di recuperare il petrolio degli sversamenti senza inquinare ulteriormente l’ambiente con solventi o altro, un piccolo inventore pugliese si pone con la sua idea al centro del mondo.

 

 

sopra,  l’industriale pugliese Michele Sanseverino. La sua è una industria familiare che fino ad oggi si è sostenuta grazie agli arabi degli emirati, primi clienti della sua invenzione

Niki Vendola, governtore della Puglia ha avvisato il ministro degli esteri Frattini che a sua volta si è mosso nei confronti del governo Usa.   Intanto tutte le industrie metalmeccaniche pugliesi si sono rese disponibili a realizzare le prime 500 macchine in breve tempo.  Il costo di ogni impianto sarebbe intorno ai trecentomila euro. Una inezia rispetto al danno economico che si va formando ed al costo degli inutili interventi che sono stati profusi fino ad oggi.
Il macchinario ha quindi un’applicazione multipla. Consente all’industria di recuperare petrolio che altrimenti andrebbe perso, perché per ogni litro di greggio estratto vi sono dai 3 ai 10 litri di acqua mista da cui ottenere altro greggio. Nelle aree di mare, invece, il separatore viene montato su una chiatta per trattare lo specchio d’acqua inquinato (delimitato da barriere galleggianti) e risucchiare l’inquinante. Anche questa applicazione è stata fatta nell’area del delta del Niger. Nell’Oman poi l’Oilsep è stato utilizzato anche per disinquinare i pozzi di acqua dolce.
Resta il problema delle dimensioni, infatti fino ad oggi la cosiddetta “macchina mangia petrolio” è stata utilizzata su piccoli problemi locali. Sarebbe dunque necessaria o la realizzazione di un gran numero di queste macchine oppure il loro ridimensionamento, per renderle significative innanzi al grave problema ambientale del momento.
Incredibile ma vero, l’idea del nostro inventore è stata ispirata dal funzionamento della lavatrice di casa. Si tratta di una vera propria separazione molecolare che restituisce all’ambiente l’acqua ripulita e il petrolio utilizzabile come di consueto. In parole povere non solo una soluzione ambientale eccezionale, ma un vero e proprio affare anche dal punto di vista economico.
C’è da sperare che la macchina di Sanseverino venga preferita alle esplosioni nucleari controllate, dal momento che nessuno è in grado di stabilire che cosa succederebbe a 1500 metri di profondità in mare.
Abbiamo contattato l’inventore nella speranza di poter approfondire l’argomento .
La situazione nel golfo del Messico è veramente vicina al catastrofico e ancora una volta il genio italico potrebbe venire in aiuto all’umanità.

il direttore
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L’INCREDIBILE CRABZILLA

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sopra il granchio giapponese denominato dai locali “Crabzilla” (Macrocheirakaempferi) che misura 3,5 metri ma può giungere a 4,5 metri.

Si chiama “Crabzilla” il piu’grande granchio del mondo, è lungo più di 3,5 metri, ed è ora in mostra in Belgio, nella fiera Sea Life di Blankenberge.
Crabzilla viene dal Giappone, e da adulto potrà arrivare a misurare fino a 4,5 metri. Della specie dei Macrocheirakaempferi, è stato catturato lo scorso anno nell’OceanoPacifico e portato nell’acquario di Birmingham.
La cosa interessante è che “crabzilla” è vivo e vegeto ed è stato trasportato in un vagone riservato, da Birmingam in Belgio passando sotto la Manica. Crabzilla sembra enorme ma può crescere ancora, quello nella forografia è un cucciolo.

 

 

Crabzilla fra le mani del suo “istruttore”

 

 

 

 

 

 

E’ incredibile scoprire giorno dopo giorno quanto poco sappiamo del mare e degli oceani, mentre investiamo migliaia di miliardi per scoprire le galassie dell’universo.  Il rischio è quello di scoprire in ritardo che quello che cercavamo era sotto la superficie degli oceani, ma si sa, siamo una specie particolarmente stupida.   Comprendiamo solo con le lezioni pesanti e a suon di bastonate.
il direttore

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LE PRIME ESPERIENZE DI PIPPO

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La nostra mascotte, il gabbiano Pippo, osserva il cielo e sogna. Quando questa foto è stata scattata mancavano poche ore alla sua partenza

Alle cinque del mattino di domenica vengo svegliato da uno scalpiccio sul ponte. Penso ad un problema di Pippo, mi alzo e mi affaccio dai vetri della cabina comando. Lo spettacolo che vedo è singolare. Pippo tiene una scotta nel becco che funge da zavorra anteriore di stabilità, in pratica uno stabilizzatore. Con quella si alza in volo battendo freneticamente le ali sale di un metro e poi si riposa sul ponte.  Intanto gioca con le cimette le sposta a destra e sinistra (sta giocando) ormai lo conosco bene. Penso che il gran giorno sia arrivato, un po’ mi dispiace ma sapevamo tutti e due che quello era il destino.   Rivado a letto e mi riaddormento mentre sul ponte l’aviazione fa scaldare i motori. Quando mi sveglio, poche ore dopo il ponte è deserto. Ovunque macchie di guano (carburante già bruciato),   L’hangar è vuoto. Pippo si è gettato nel mondo, non sarà facile, deve imparare tantissime cose in fretta, molto in fretta, poiché lassù l’aviazione reale non consente poesie.   Grandi cacciatori, con numerose tacche sul fianco, sotto il canopy a significare i nemici abbattuti.
Si vedono duelli spietati, un giovane pilota viene inseguito da un caccia reale, sbanda, si riprende, batte freneticamente le ali per distanziare il predatore che ha in coda. Virata stretta a destra, a sinistra, picchiata, cabrata, split, …mancato. Il caccia reale vira a sinistra il giovane pilota si lascia scivolare nel cielo in una planata senza più battere le ali. Chissà dov’è Pippo!
Nel pomeriggio vedo dei giovani gabbiani in mare. Uno è chiaramente in difficoltà, non è Pippo.
Mi avvicino e un poco staccato dal gruppo vedo il mio “bambino” in acqua.
E’ semi affondato, probabilmente ha imbarcato troppa acqua fra le piume, è in acqua da troppe ore. Mi avvicino con il tender, lo ripesco lo porto a bordo lo nutro, è affamatissimo. Si lava, si sdraia sulla vela del bompresso, si riposa. Prima di sera è già ripartito. Passerà la prima notte da gabbiano, in mare.

una foto precedente a quella in apertura, dove Pippo faceva la sua ultima siesta vicino al fedele pentolino di acqua dolce.
Quante bevute, quanti pediluvi, quante lavate di becco e il balletto dell’altro giorno per farmi capire che aveva gradito molto l’acqua fresca

Le cinque del mattino, vento zero, grande attività di gabbiani al sorgere del sole, esco con il tender, per andare al lavoro. Vedo dei gabbiani giovani più al largo, vado a curiosare uno potrebbe essere Pippo mi vola incontro poi scarta sembrerebbe già accoppiato. Viro verso terra lasciando sulla mia destra il frangiflutti e lo vedo. E’ Pippo, nuota verso l’interno del porto lasciandosi dietro una piccola scia.
Sopra di lui due grandi gabbiani dalle ali bianche lo ingaggiano, è solo, fragile, sparuto,.. il mio bambino, cazzo!
Apro il gas, arrivo sulla scena, disturbo i due predatori, Pippo viene attaccato alle spalle, reagisce, apre il becco strilla minaccioso, si salva.
Cerco di acchiapparlo per metterlo in salvo sul gommone, si mette a correre sull’acqua quattro passi e decolla.
E’ il suo primo volo ufficiale, come i Fratelli Wright si alza di pochi metri e vola per una quarantina poi di nuovo in acqua.
Lo ingaggiano nuovamente, torno ad intervenire lo spingo più vicino alla banchina perché si metta in ombra.
Sono le cinque e mezza, sono tutto bagnato e devo andare al lavoro.
Abbandono Pippo al suo destino, oggi ne sono certo è il suo giorno decisivo.
Se sarà sufficientemente duro e veloce, se imparerà a volare subito, se saprà difendersi vivrà, altrimenti…
A mezzodì compro una brancata di acciughe fresche, chissà magari se tornasse, se fosse ancora vivo, mah!
Il giorno passa vedo decine di giovani che fanno prove di volo, alle 17,00 un grosso gabbiano in banchina, vicino alla mia barca. Alle 17,40 un giovane gabbiano e sulla banchina, sta giocando con una cimetta è… E’…PIPPOOO!
Bello, sano, perfettamente asciutto, sta giocando.
Corro a prua con il sacchetto delle acciughe, lui capisce subito e viene vicino, ma resta in banchina è proprio Pippo non ho alcun dubbio.
Gli getto l’acciuga la inghiotte vorace, vuota il sacchetto. Gli getto anche tre piccoli calamari li inghiotte.
Gli amici da lontano osservano affascinati. Arriva un grosso gabbiano per cercare di fregargli un calamaro. Lui gli si avventa contro a becco aperto e lo scaccia, quella banchina in quel punto e territorio di Pippo.
Grande! Non solo sta bene ma ingaggia anche i grossi e li caccia.
Quando è sazio si mette a passeggiare sul molo.
L’ultimo che lo vede e Luigi, un poliziotto del mare, Pippo decolla, “volava bene” mi dice poi ha centrato in pieno una sartia in acciaio ha fatto due capriole in aria ed è caduto giù. Vado a cercarlo, nessun gabbiano in acqua.
Vado a curiosare fuori, vedo il gabbiano di ieri in difficoltà , non è Pippo, lo pesco e lo metto in secca, nella speranza che asciugandosi ce la faccia.
Mentre pesco il malato uno spavaldo “giovanotto” si posa in acqua vicino al tender. Lo guardo, giurerei che è Pippo.
Mi rifiuto di credere che l’urto con la sartia l’abbia danneggiato o ucciso.
Se si è salvato, domani tornerà ed avrà imparato un’altra regola: occhio alle sartie in acciaio delle barche a vela!
Purtroppo la mia gioia per il ritorno di Pippo viene offuscata dalla tragedia ferroviaria di Viareggio. La televisione snocciola morti, grandi ustionati, aerei che cadono. Un altro colpo di falce della grande livella!
Non chiederti mai per chi suona la campana
il direttore

LE PRIME SETTIMANE DI PIPPO


Ciao amici, sono Pippo, la vostra mascotte, è passata una settimana, per voi uomini significa poco, per un gabbiano delle tempeste che deve crescere è un tempo molto lungo.

 

 

Ieri ho mangiato otto triglie, il giorno prima 15 alici e oggi una quindicina di acciughe.

 

 

 

 

Il mio papà dovrà abbonarsi ad un peschereccio per non andare in rovina. Stanno spuntandomi le prime piume sulle ali che quando apro arrivano già a circa 50 centimetri.

Ora quando vedo il mio papà apro la bocca per fargli capire che ho fame. Proprio come facevo con la mia mamma biologica.
Ciao subbi e subbe anch’io ho le pinne come voi!!
Ci vediamo presto
Pippo