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GENONI A – 152 È RECORD

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Genoni nel momento della riemersione dopo aver toccato i -152 metri con l’ausilio di uno scooter subacqueo” – foto Guido Bissattini

ZOAGLI – 02-10-2010
PROGETTO APNEA 201.0
testo di Alberto Balbi
RECORD MONDIALE DI IMMERSIONE IN APNEA – 152 MT tempo di immersione 4’24”
Stamattina puntuale come un orologio alle 9.45 Gianluca Genoni si è immerso nelle acque antistanti Zoagli ( Golfo del Tigullio) per tentare di stabilire il primo record mondiale nella specialità della discesa con propulsore elettrico. Ne è uscito 4’24” dopo trionfante dopo una immersione durata ben 35″ in più del previsto.
Un brivido che ha emozionato fino alle lacrime tutti i presenti.
Gianluca Genoni è però uscito dall’immersione esaltante consapevole di aver battuto la sfortuna. Già perchè di sfortuna si tratta. Durante la risalita infatti l’imbrago a cui Genoni era agganciato allo scooter Suex, si è aperto costringendo così Genoni a difficili manovre di pilotaggio dell scooter in risalita.
” E’ la prima volta dopo tutti questi allenamenti che mi succede un imprevisto del genere, ed è ovvio che se doveva capitare, mi sarebbe capitato proprio durante la prova. Comunque io mantengo sempre un margine di sicurezza nelle mie immersioni che mi permette di gestire le possibili emergenze”
Sempre alla presenza del Notaio Assunta di Gennaro è stato calato in acqua il cavo, misurato da lei stessa, mercoledì scorso nella piazza di Zoagli. Il primo sigillo era stato messo a 150 mt, quota già valida come record del mondo, quota che è servita a Genoni per effettuare la prova generale giovedì scorso, il secondo sigillo è stato posto a 152 mt. quota alla quale Gianluca Genoni ha deciso di scendere oggi per stabilire la quota del record del mondo in questa nuova specialità.
“La discesa in apnea con scooter subacqueo è una disciplina mai provata prima. Questa disciplina ha un contenuto tecnico molto importante per cui è necessario che io sia perfettamente lucido durante tutte le fasi dell’immersione per poter gestire al meglio tutti i passaggi tecnici che questo tipo di immersione comporta: controllo dell’acceleratore, della traiettoria, compensazione, virata, jacket di sollevamento, ed eventuali imprevisti come quello di stamattina. L’imbrago serve a pilotare meglio la direzione dello scooter, con l’imbrago aperto ho dovuto guidare lo scooter con la sola forza delle braccia, e vista la elevata velocità del mezzo la cosa è risultata abbastanza complicata”
Dunque, questa mattina Gianluca Genoni alle 9.45 si è immerso trascinato dal suo scooter SUEX ed è riemerso ben 4’24” dopo esultante per aver conquistato un altro record, e aver superato un nuovo limite.
La specialità con lo scooter si sostituisce a quella estrema (no limit) dove si scendeva con una slitta e si risaliva con un pallone. In questa nuova specialità l’apneista deve impegnarsi anche psicologicamente per gestire la “macchina”

Il direttore

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VIETATO INSULTARE UNA LEGGENDA


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Raimondo Bucher da giovane. Una vera leggenda della subacquea.

Carissimo responsabile de sito “poverosub” ritengo tu non ti sia reso conto che “gio-inspo” scrivendo sul tuo forum, ha inserito una frase del comandante Raimondo Bucher, dandogli dell’idiota.   Ritengo pertanto che a seguito di questa mia amichevole segnalazione, provvederai a rimuovere quella “firma” infamante, nei confronti di un uomo che è stato una leggenda.
Colgo l’occasione per ricordare ai neofiti chi era e che cosa è stato Raimondo Bucher:
Nasce da padre italiano il 15 marzo 1912 in Ungheria, ma trascorre la sua giovinezza in Austria, dove ha modo di praticare molto sport. Nel 1932 entra nella Regia Aeronautica iscrivendosi alla scuola di pilotaggio aereo di Bergamo dove risulta il primo del corso e nel 1937 diventa istruttore di volo e di acrobazie. Nel 1939 viene assegnato al reparto caccia e durante la seconda guerra mondiale partecipa a numerose azioni belliche. Dopo l’8 settembre si unisce agli Alleati per la guerra di liberazione, finita la quale rimane in servizio nella Aeronautica Militare con il grado di Capitano.
Nel 1937 i suoi allievi del corso di aviazione gli regalano una maschera subacquea ed un fucile subacqueo a molla. Bucher inizia a fare i primi tuffi e a modificare le attrezzature migliorandole. Con Massimo D’Asta perfeziona la manovra della compensazione con lo stringinaso, che gli permette di scendere in apnea anche a -25 metri. Nel 1942 recupera da un aereo Stuka abbattuto la macchina fotografica di bordo Robot che avendo la carica della pellicola automatica ben si presta ad un utilizzo marino. Ben presto quindi le costruisce uno scafandro ed inizia a fare le prime foto subacquee. Prendendo spunto dalle guarnizioni dei carrelli dei velivoli statunitensi, nel 1945 è il primo ad utilizzare le guarnizioni o-ring per le custodie subacquee. In seguito commissiona alla ditta Magnaghi di Napoli la costruzione dei primi o-ring italiani. Negli anni a seguire progetterà, costruirà ed utilizzerà con successo numerosi scafandri e flash subacquei per diverse macchine fotografiche e cineprese (continua clicca su leggi tutto)
Nel 1949 a Capri scende in apnea a -29 metri in presenza di una commissione e nel 1950, accettando la sfida del Circolo Subacquei Napoletani, in presenza dei commissari federali scende a -30 metri e prende dalle mani dell’incredulo palombaro la targhetta dei 30m: questo fu il primo record mondiale ufficiale d’immersione in apnea. Inoltre, grazie al Commendatore Lisi della FIPS di Napoli che realizza un cortometraggio subacqueo in bianco e nero, è anche il primo record di apnea ad essere documentato cinematograficamente.
Nel 1952, per lanciare il film “Sesto Continente”, stabilisce un nuovo record mondiale scendendo in apnea fino a -39 metri. Folco Quilici e Bruno Vailati realizzano un documentario su questo evento, ma utilizzando riprese realizzate in un secondo momento.
Partecipa in seguito alla spedizione Sesto Continente e dedica il resto della sua vita alle imprese subacquee: sia di esplorazione che di divulgazione o di ricerca e sviluppo tecnici. È corallaro profondista con oltre 3000 immersioni fatte tra gli 80 e i 115 metri di profondità.
Anche ultranovantenne il “Comandante Bucher” ha continuato a praticare immersioni ad aria con la moglie, Luciana Civico (due record mondiali con autorespiratore ad aria), dimostrando che non esiste un’età per smettere di andare sott’acqua.

Contributi alla subacquea
(1938) mette a punto la tecnica di compensazione con lo stringinaso
(1942) inizia ad occuparsi di fotocinematografia subacquea
(1945) è il primo ad utilizzare le guarnizioni o-ring per le custodie subacquee
(1948) inventa e costruisce un missile subacqueo
(1952) esplora il percorso ipogeo del fiume sotterraneo Bussento (Morigerati, SA)
(1952-53) capo del gruppo sportivo delle due spedizioni nazionali “Sesto Continente” in Mar Rosso
(1955) inventa e costruisce un aliante subacqueo per facilitare le esplorazioni
(1956) scopre la città sommersa di Baiae
(1957) progetta moderne attrezzature d’immersione, come le famose “Pinne Bucher”, secondo i principi della bionica
(1958) trasforma gli erogatori monostadio a domanda in quelli ad offerta (detti successivamente ad iniezione)
(1956-58) esplora molte grotte sommerse di Capri e della Sardegna
(1967) progetta gli erogatori bistadio
collabora con Auguste Piccard

Primati e onorificenze
Medaglia d’oro al Valore Sportivo
Medaglia d’argento al Valore Militare
(1950) Primo Campione del mondo d’immersione in apnea
(1951) Campione italiano di pesca subacquea
(1952) Campione del mondo d’immersione in apnea
(1952) Campione italiano di pesca subacquea
(1960) Tridente d’oro ad Ustica
da tutto quanto sopra si evince abbastanza chiaramente che Raimondo Bucher non era un idiota, anzi…

Pertanto la frase di “jo-inspo” è un’ingiuria punibile con il codice penale. Ti chiediamo di rimuoverla e di controllare che quel signore non si permetta mai più di infangare la memoria di Raimondo Bucher

il direttore

APNEA, FRA SCIENZA E FANTASCIENZA

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Apnea, disciplina di ricerca interiore, perfetta fusione tra aria e acqua,sport strettamente collegato alle emozioni e al rapporto che si riesce a stabilire con uno degli universi più affascinanti e misteriosi della natura: il mare. E’ proprio partendo dagli albori che percorriamo un viaggio attraverso il quale arriveremo ai più moderni ritrovati della scienza che proprio grazie a “naturali” apneisti ha fatto scoperte eclatanti che potranno aiutare la ricerca medica. Un fisiologo francese, il dottor Cabarru negli anni cinquanta aveva affermato categoricamente che l’uomo non sarebbe potuto andare oltre i 50 metri altrimenti “après il s’écrasse” – dopo si schiaccia!, la scienza gli diede ragione e ci vollero quasi dieci anni prima che un uomo dal grande coraggio lo smentisse, un uomo rude, a volte quasi antipatico, un piccolo italiano che sarebbe diventato uno dei primi grandi protagonisti della storia dell’apnea subacquea dopo Raimondo Bucher, tale Enzo Maiorca, che sfidando le teoriche leggi della natura, seguendo l’esempio di Bucher, nell’agosto del 1961 scese alla quota di -50…..Enzo aveva vinto la sua sfida con la morte, e la medicina dovette iniziare a studiare una nuova disciplina…l’apnea. Anche nelle antiche civiltà, ancor prima di Atlantide, scrutando le riproduzioni artistiche appaiono spesso uomini ritratti con pesci o conchiglie,questo perché l’uomo é sempre stato attratto dal mare dalle sue profondità e solo negli ultimi cinquanta anni ha iniziato ad affrontarlo con l’aiuto di apparecchi esterni, che gli permettono lunghe permanenze respirando sott’acqua. L’uomo ha iniziato ad affrontare il mare più per necessita e sopravvivenza che per diletto, il mare è stato scoperto forse per una ragione di cibo, una nuova fonte di approvvigionamento.
Gli apneisti di oggi no, non più sospinti dallo spirito di sopravvivenza, degni eredi dei leviatani, si immergono per guardarsi dentro, per ritrovare se stessi, per incontrare il silenzio e la grande spiritualità che solo un tuffo profondo sa offrire, e in una frase del recordman Umberto Pelizzari sta il succo di questa parola: “Negli abissi cerco il mio io. E’un’esperienza mistica, ai confini col divino. Sono immensamente solo con me stesso, ma e’ come se mi portassi dietro tutta l’essenza dell’umanità. E’ il mio essere umano che supera il limite, che cerca di fondersi con il mare, che si immerge in se stesso e si ritrova” La medicina che ha studiato, analizzato, seguito, dapprima animali “apneisti” come i delfini e poi l’uomo, ha capito quello strano fenomeno denominato “Blood-shift”, per effetto del quale il sangue viene richiamato dalle zone periferiche del corpo, dove non esistono organi fondamentali di sopravvivenza , e spinto nelle cavità lasciate libere dai polmoni che per effetto della diminuzione di pressione diminuiscono il loro volume. Il sangue è un tessuto liquido e come tale è incomprimibile, ed è questo il motivo per cui Bucher, Maiorca e tutti gli altri dopo di loro non sono “implosi”. Grazie al cosiddetto riflesso mammifero, una reazione istintiva chiaramente visibile anche nei neonati, quando si è a contatto con l’acqua le pulsazioni rallentano e si verificano apnee riflesse ( un neonato incapace di nuotare , tratterrà automaticamente il respiro non appena immerso nel liquido). Siamo appena agli inizi di questi studi, tra i medici regna ancora molta diffidenza e una ostinazione a trovare la risposta con l’applicazione di leggi fisiche; ma è proprio la medicina c’introduce ad una singolare scoperta fatta da alcuni ricercatori d’oltreoceano: Mentre la corsa ai record ed alle alte prestazioni continua inesorabile sottoponendo l’essere umano, forse per il misterioso ” fattore Ulisse”, a superare sempre i propri limiti, la scienza studia le capacità fisiche e le modificazioni genetiche di alcuni animali che riescono ad immergersi, pur non avendo la capacità di respirare sott’acqua, per molto tempo e a notevole profondità. Come fanno? Alla singolare domanda hanno risposto i ricercatori giapponesi che lavorano al Medical Research Cauncil di Cambridge, in Inghilterra. Dopo anni di studi sui coccodrilli, gli scienziati si sono accorti che quei rettili sono in grado, grazie alla loro speciale emoglobina di utilizzare tutto l’ossigeno che hanno inalato prima di tuffarsi. L’emoglobina è una proteina che si trova nei globuli rossi del sangue: passando per i polmoni, raccoglie l’ossigeno e lo porta i vari organi, in modo che ogni cellula possa nutrirsi ossigenandosi. Gli esseri umani che scendono in apnea, ad un certo punto ” bruciano” tutte le loro scorte di ossigeno, e nel loro sangue aumenta inesorabile la quantità di ioni bicarbonato ( HCO2), il primo allarme viene dato dal diaframma che si contrae, e se il nostro apneista non riemerge e respira aria fresca arriverà alla sincope. In realtà l’emoglobina del nostro subacqueo avrebbe ancora un po’ d’ossigeno da spendere, ma purtroppo non è utilizzabile. L’emoglobina del coccodrillo invece è diversa e possiede la capacità di fissare gli ioni bicarbonato, di caricarsene al massimo, finché scatta un meccanismo che gli consente di spremere anche l’ultimo residuo di ossigeno. Qualcuno dirà: ma noi in apnea restiamo solo alcuni minuti, mentre un coccodrillo soprattutto in alcune situazioni riesce a rimanerci anche un’ora. Possibile che un esiguo residuo di ossigeno comporti una differenza così grande? La risposta è che al cosiddetto effetto bicarbonato si sommano la lentezza del metabolismo dei rettili, il fatto che essendo animali a sangue freddo non bruciano ossigeno per riscaldarsi, quindi la loro resistenza aumenta notevolmente. A questo punto entra in ballo l’ingegneria genetica, argomento di estrema attualità. Un gruppo di ricercatori guidato Kiyoshi Nagai e Hennaka Komiyama, ha elaborato un campione di emoglobina umana in modo che abbia le stesse caratteristiche di quella del coccodrillo, il risultato è una emoglobina speciale battezzata HB-SCUBA. Grazie a questo stratagemma ora abbiamo a disposizione del sangue potenziato, ossia capace di trasportare più ossigeno, cosa utilissima per usi medici e chirurgici. Noi ci auguriamo che a qualcuno non venga in mente di fare una “emodialisi” prima di una competizione, magari per essere il primo essere umano a raggiungere i – 200 metri di profondità , altrimenti tutte le sperimentazioni e le ricerche condurranno solamente alla soddisfazione del proprio egoismo e la semplice e pura performance sportiva non sarà altro che un ricordo lontano anni luce!

di Alberto Balbi