SPAGNA: CATALONIA, ALLARME ROSSO

Ho scelto questo titolo poiché le attinenze fra il famoso film “Allarme Rosso” con Danzel Washington e Gene Hackman diventano attuali nella situazione qui in Catalonia. Preciso che io sono qui per caso come giornalista professionista in pensione, ma tenersi fuori da un fatto grande come questo è impossibile.

Siamo tornati indietro di settant’anni, la Catalonia che diede inizio alla Guerra civile Spagnola e nuovamente in prima linea.

Gli spiriti non sono sopiti e nemmeno gli ideali.

Tutto è iniziato da un problema economico, i catalani non erano d’accordo di continuare a versare più tasse dei loro cugini andalusi  e altri (che a detta dei catalani lavorano meno), e su questa insoddisfazione si è incistata la volontà politica degli irriducibili della sinistra spagnola che hanno perso la prima guerra civile ma non la voglia di ricominciare.

Con il governo del PPE la Spagna si era posta alla testa delle compagini europee quanto PIL e recupero della crisi e tutto poteva continuare se non si fosse presentato il solito bubbone a cui nessuno voleva guardare, ed ecco che quella che inizialmente pareva una farsa, con le dichiarazioni di indipendenza, acquista ora la sua vera immagine. La Catalonia nella misura di un risicato 50% vuole l’indipendenza dalla Spagna e vuole essere una repubblica.

Prima del primo di ottobre, giorno del tentato referendum, Mariano Rajoy primo ministro democraticamente eletto dal popolo spagnolo poteva contare su un sessanta per cento di non indipendentisti in Catalonia, oggi dopo le cariche della Guardia Civil, con una clamorosa autorete, ha perso la maggioranza sugli indipendentisti in Catalonia.

Il primo ministro Mariano Rajoy 

Ma che cosa poteva fare in alternativa? Ufficialmente nulla, poiché la costituzione spagnola non prevede che una regione autonoma come la Catalonia possa scindersi dalla Spagna con un referendum regionale, quindi ufficialmente era costretto a remare contro.

Infatti dopo aver passato il problema alla corte costituzionale ha ottenuto un divieto al referendum.

Se dietro agli indipendentisti ci fosse stato solo il problema economico forse si sarebbe cercata una soluzione ma c’era ben altro. Il risentimento per la guerra civile perduta, gli ideali di sinistra che si scontravano con la destra e la monarchia dei Borboni, insomma quale grande occasione poteva essere un referendum sulla indipendenza?

Ovviamente nessuno degli indipendentisti voleva arrivare a una guerra civile, ma c’era chi invece aveva proprio quello come obiettivo. La situazione attuale è gravissima: fra pochi giorni gli indipendentisti basandosi su un referendum illegittimo e incontrollato dichiareranno la indipendenza unilaterale.

A questo punto il governo spagnolo si troverà innanzi a due sole possibilità: 1) fare un passo indietro, indire una data (magari in primavera) per un vero referendum rendendo costituzionale ciò che costituzionale non è, 2) intervenire con la Guardia Civil e sarà “querra civile”.

Va detto che la polizia catalana, il famoso “Mossos d’esquadra” ha già preso posizione a fianco degli indipendentisti e viene accarezzato dal favore del suo popolo con parole di ringraziamento e sostegno.

Gli scontri inizieranno dunque fra” Guardia civil”, definita dagli indipendentisti: fascisti assassini e il Mossos d’esquadra.

Per poi dilagare dove non si sa. Nella soluzione 1 la generalità avrebbe ancora qualche mese per tentare di ricucire, ma da quanto io ho capito vivendo qui, gli spazi per le parole sono finiti.

Spero sinceramente di sbagliarmi.

Dal vostro reporter casuale in Catalonia è tutto, per ora

Antonio Marcello Giuseppe Toja

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