QUANDO JUNIO VALERIO BORGHESE RIENTRO’ ALLA MARINA MILITARE ITALIANA

 

Schermata 2016-05-14 alle 10.14.35

Io vengo con sonora musica, con trombe e con tamburi,non per sonar le marce dei vincitori illustri, ma per cantar la Gloria degli uomini vinti e Caduti. Vi hanno detto che era bene vincere la battaglia? Io vi dico che è bene altresì soccombere, e che le battaglie si vincono e si perdono con identico cuore! Io faccio rullare i tamburi per tutti i Morti, e per Essi faccio squillare le trombe in tono alto e lieto! Viva coloro che caddero, viva chi perde i propri vascelli! Viva coloro che affondano con essi e non perdono l’onore! Viva tutti i generali sconfitti e tutti gli Eroi schiacciati cui la sconfitta non può togliere la Gloria!»  Walt Whitman

«Coloro che non ricordano il passato, – ha lasciato scritto Georges Santayana – saranno costretti a riviverlo continuamente.”

Il testo del mio articolo

La sera dell’8 settembre 1943 il principino Andrea Sciré Borghese si succhiava le dita dei piedi nella culla, ignaro della guerra in corso e della sorte di suo padre che avrebbe segnato pesantemente la sua esistenza.
Contemporaneamente e per caso il Principe Junio Valerio Borghese, comandante di un distaccamento specialissimo e segretissimo della Regia Marina italiana, denominato “X flottiglia MAS”, accese la radio a galena forse per ascoltare l’ultima interpretazione del trio Lescano, «Parlami d’amore tulli tulli tulli pan…» La radio invece trasmise una allucinante dichiarazione: l’Italia, tramite il maresciallo Badoglio aveva firmato un armistizio con gli “alleati” che fino a poche ore prima erano il nemico.
Sconvolto, il principe corse al comando della Marina ad informare il Duca Carlo Aimone D’Aosta, comandante della piazza di La Spezia, che non aveva sentito la radio ed era all’oscuro di tutto… ( curioso che il Ministero della Difesa non avesse pensato d’informare i suoi reparti speciali tramite una radio militare); il resto è abbastanza noto… forse.
Cominciava la più tragica pagina della storia d’Italia, una pagina che avrebbe visto il massacro di migliaia di soldati privi di ordini e decimati dai tedeschi, una guerra civile vergognosa dove padri, figli e fratelli, divisi dalle ideologie si affrontarono dando fondo ad ogni sorta di crudeltà.
Quelli che oggi si picchiano negli stadi, allora correvano a vedere il cervello del fascista appena fucilato, caduto sull’asfalto; il partigiano impiccato; Claretta Petacci appesa a testa in giù, con le parti intime scoperte alla ludibrio del popolino, da sempre assetato di emozioni forti… un interminabile elenco di orrori.
Mia madre, allora ragazza, mi ha descritto quella realtà in modo chiaro e indimenticabile.
Povera Italia, povera nostra giovane Patria! Quanto dovrai ancora soffrire per quella piccola schiera di opportunisti e vigliacchi?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sopra, una suggestiva immagine di incursori che volano con i gabbiani. La configurazione è complessa ed oltre a volare appaiati trascinano anche la bandiera.  L’incursore al centro è un mio fraterno amico M.C.Mac. Entreranno in mare con quella configurazione! Senza minimamente scomporsi.

Sessantacinque anni dopo, esattamente il Venerdì 23 maggio 2008, alle 15,51, in perfetto orario (straordinario per le ferrovie italiane!), scendeva da un vagone terzomondista (forse importato dal Katanga per gli utenti italiani, senza aria condizionata), da un treno con tutte le toilette intasate, il principe Andrea Sciré Borghese, accompagnato dalla sua famiglia: Marisa Borghese moglie, Valerio Borghese figlio, la moglie russa di Valerio e i due splendidi bambini, rispettivamente di cinque e sei anni (il maschio il primogenito).
Andrea Sciré non aveva più nulla del neonato che l’8 settembre del 1943 si succhiava i piedi. Era ormai un attempato signore di sessantasei anni suonati, in pensione.
Appena li vidi nell’atrio della stazione di La Spezia, notai che sembravano arrivati da un convegno musicale dall’isola di Wight, tutti vestiti casual. Li trovai subito simpatici.
In verità il principe Andrea Sciré ed io diventammo amici, fin dal primo messaggio su internet, una intesa fulminante, ed oggi che finalmente c’incontriamo, ci abbracciamo e ci baciamo come se ci conoscessimo da anni.
Immediatamente vengo adottato da tutta la famiglia, e dal quel momento e per tre giorni sarò il loro… “ufficiale di bandiera” e ufficio stampa.
Sotto la scalinata antincendio della stazione, che è inavvicinabile dalle auto causa “cavalli di frisia” per lavori in corso, attendono due macchine, la prima che guiderò io è del Comandante Incursore Walter Braccini, messa da lui a disposizione con infinita generosità; la seconda, bianca, e targata Marina Militare, ha tanto di sott’ufficiale incursore al volante.
Come armi in dotazione per fermare eventuali attentatori, abbiamo due focacce alle cipolle e un sacchetto di dolcetti. L’atmosfera è… “tesa”… raggiungiamo il bed and brekfast del Fezzano come una allegra comitiva in ferie e là sistemiamo i figli, i nipoti e i bisnipoti del terribile “Principe Nero”.


 

 

 

 

 

 

 

 sopra, il principe Andrea Sciré Borghese e sua moglie Marisa Borghese, nell’ufficio del Capo Di Stato maggiore del Varignano, accoglienza e disponibilità sono stati ineccepibili, secondo le migliori tradizioni della nostra Marina Militare.

Il giorno dopo siamo al Varignano in occasione della festa degli Incursori del raggruppamento Teseo Tesei; lì veniamo accolti subito dal Capo Di Stato Maggiore del Varignano.
La vita è strana ma in questi tre giorni mi accorgo che è ancora più strana del solito.
Niente dell’alone di eroismo e del carisma che ha accompagnato la vita di Junio Valerio Borghese è andato perso.
Per tutti e tre i giorni, suo figlio Andrea Sciré sarà letteralmente assediato da persone che vorranno l’autografo o la dedica su un libro, una fotografia, una cartolina.
A nulla sono serviti anni di silenzio e discriminazione, un nome cancellato e occultato, tutta la grande omertà, una bandiera chiusa nel cassetto, il varo di un sottomarino senza comandante.
Gli ideali non muoiono mai e la Decima Flottiglia MAS è ancora tutta qui.
Sulla porta del Varignano ci potrebbero anche scrivere raggruppamento “Palmiro Togliatti” ma oltre quella porta , il mondo che troviamo è tutto dei discendenti spirituali della Decima Flottiglia.
Per noi banda di fratelli è, e sempre sarà, il raggruppamento “Junio Valerio Borghese” e tutti gli incursori: i suoi marò, senza voler nulla togliere a quello splendido eroe di Teseo Tesei.
Potrei finire ora, prima di compromettermi definitivamente, prima di far saltare il tappo della pentola in ebollizione che ho dentro l’anima, invece vado avanti.
La manifestazione continua con la tradizionale deposizione della corona per i caduti, con i lanci ad apertura comandata, con la splendida discesa di due incursori a paracaduti appaiati e sovrapposti e la bandiera italiana, uno dei due è un mio amico fraterno M.C. Mac, che non solo ha recuperato al 100% il “trapianto” del suo piede che si era letteralmente staccato al termine di un lancio in esercitazione, ma continua a correre ed a lanciarsi esattamente come prima. Gli ideali fanno miracoli!

sopra, il reparto incursori in posizione di riposo, dopo la deposizione della corona ai caduti.

I discorsi “politically correct” li lascio lì dove sono nati, anche se non posso non notare che Valerio, il più grande comandante di sommergibili della storia, viene messo in coda ai tanti eroi e Sergio Nesi eroe ancora vivente della Decima MAS (seduto da solo, vicino al podio) viene sbadatamente dimenticato.
Non fa nulla; in altre epoche storiche, meno recenti, il principe Andrea Sciré Borghese e suo padre, sarebbero stati ignorati, così come vennero ignorati e mortificati i fratelli Borghese, quando chiesero all’allora ministro della difesa Giulio Andreotti, di poter sepellire il padre, medaglia d’oro al valor militare con una cerimonia a “fusto di cannone”; tradizione che spetta di diritto a tutti i decorati con tale onorificenza. Il portavoce del ministro disse in quella occasione: “siamo desolati ma vostro padre è stato degradato quindi non può essere sepellito come una medaglia d’oro”, dimenticando che la nostra ferrea tradizione prevede che tutti i decorati di medaglia d’oro al valor militare, indipendentemente dal grado, abbiano diritto ad un funerale a “fusto di cannone” .
Forse Giulio Andreotti non aveva letto bene questo dettaglio, oppure preso com’era nella gestione assoluta dei poteri si era dato anche quelli di un dio minore e non solo decideva chi doveva vivere e morire, ma anche chi aveva merito nei confronti della sua stessa medaglia d’oro.
Vorremmo solo poter piangere e commemorare i nostri morti, come tutti.
Vorremmo poter scrivere i nostri libri di storia, quelli dei “perdenti”, e leggerceli, vorremmo che gli eroi nella morte e nella vita fossero tutti eguali.
Non credo che sia chiedere troppo, eppure in Italia, forse, è ancora troppo o troppo presto.

sopra, da sinistra a destra: Andrea Sciré Borghese, lo scrittore Sergio Nesi ex marò della decima decorato con medaglia d’argento V.M. autore della biografia “Junio Valerio Borghese – Un principe, un comandante, un itliano”; il comandante Walter Braccini ora in pensione ma attivo più che mai!

La tre giorni del principe, grazie all’incredibile aiuto del Comandante Braccini che viene da me “trasferito” momentaneamente al servizio logistico, continua con il pranzo dell’Associazione Nazionale Incursori ad Aulla.
Il principe Andrea Sciré mangia a stenti pressato dalla continua richiesta di dediche ed autografi, infine gli danno il microfono. Stupito scopro che sta parlando di me, sta spiegando che è qui grazie a me, all’articolo che ho scritto sul varo dei nuovi sommergibili “Sciré” e “Todaro”.
Che è qui, per la chiarezza con cui ho affrontato la situazione, per l’esposizione della verità senza compromessi.
Nessuno ha mai parlato di me ad un microfono davanti a oltre 400 persone in modo così lusinghiero, per ricevere questa prima e probabilmente unica manciata di gloria ho dovuto attendere sessant’anni ed un principe. Quasi non bastasse viene citato anche il nome del mio quotidiano on line, tanto che sull’articolo de “La Nazione” del giorno dopo, vien fatto erroneamente credere che www.marescoop.com abbia invitato Andrea Sciré Boghese a La Spezia.  La verità è che ci è venuto di sua volontà allo scopo di incontrarmi e poi è rimasto, insieme a me, travolto dall’incalzare degli eventi. A quel punto il mitico comandante Walter Braccini mi esorta a prendere il microfono. Francamente non è la prima volta che parlo a tanta gente, non sono emozionato e credo sia venuto il momento giusto per puntualizzare quali erano gli ideali del principe Junio Valerio Borghese, poiché sono convinto che anche in questa platea altamente specializzata, alcuni li ignorino ancora.         Sottolineo che la decima flottiglia MAS non è mai stata fascista, ha combattuto al fianco dei tedeschi perché erano i nostri alleati e perché ignorava l’esistenza dei campi di sterminio, come conferma Piero Vivarelli, un ex marò della “decima” ed attuale tesserato del partito comunista rivoluzionario cubano, in un documentario di scarsissima diffusione.

sopra, l’uomo indicato con la freccia è il mitico Comandante Braccini, qui durante una sfilata a Roma, la sua posizione in testa alla truppa, la dice lunga sulle sue capacità e sulla sua operatività. Pochissimi superano le selezioni per diventare incursori, ma stare in testa al reparto è veramente roba di pochi; alle sue spalle i più formidabili guerrieri del mondo. In tutte queste occasioni viene impiegato il passo da parata degli incursori che è quello detto dell’oca.

Se il comandante Borghese ed i suoi marò avessero saputo che cosa le SS stavano facendo in quei campi, avrebbero continuato a combattere il comunismo e gli “alleati” invasori, ma prendendo le distanze dai tedeschi. Chi non comprende questo non comprende una verità storica fondamentale.
Chi utilizza le leggi razziali emanate dal facismo per infangare la “Decima” non considera che i giovani di allora non furono minimamente sensibilizzati dagli intellettuali del partito e dagli organi di stampa per mera piaggeria. Intellettuali che poi divennero, in alcuni casi, di sinistra.
Successivamente spiego alla platea come e perché dopo anni di ricerche e verifiche storiche ho abbracciato gli stessi ideali del principe e di tutta la Decima. Avevo bisogno di ideali puri e puliti, per orientare la mia vita in questa giungla di egoisti, cortigiani e ruffiani, per avere la forza di affrontare tutte le vessazioni che avrei immancabilmente ricevuto.
Termino il mio intervento dicendo: «Né di destra, né di sinistra, né di centro…Italiani e basta!» E non è qualunquismo, perché è questa la decima!
Per comprendere meglio chi era Junio Valerio Borghese, riporto qui di seguito una sua frase scritta: «Ho sempre diffidato dei politici perché considero la politica per quello che realmente è: lotta di gruppi contro altri gruppi per la conquista del potere; ed il potere di un gruppo crea privilegi, discriminazioni e prevaricazioni a danno degli altri che non fanno parte del gruppo vincente. Che poi la lotta politica ami ammantarsi del magico termine di “democrazia”, mi sembra soltanto un alibi, una maschera di rispettabilità. L’attività politica divide, acceca e spesso scava disastrosi solchi di odio, impedendo così l’unione dei cittadini tutta a vantaggio del loro paese».
In queste parole si celano il mistero e la ragione per le quali il nome di Borghese è così impopolare fra le persone di potere e conseguentemente fra i mass media.
Sono ideali puri, che hanno come unico obiettivo l’onore ed il bene della Patria; ideali che non sono attribuibili ad una parte o all’altra e che finiscono per creare diffidenza in tutte e due le parti e se ci riferiamo al passato, in tutte e tre le parti: destra, sinistra, centro; va detto però, per somma onestà, che la destra del paese ha molto più in simpatia la “decima” di quanto non l’abbia la sinistra, e questa è un’altra dimostrazione di quanto l’ignoranza e la propaganda politica abbiano scavato una trincea laddove ci potrebbe essere invece un ponte trafficato.

i sopra, due figli del principe Valerio Borghese, nipote di Junio Valerio. Sono a cavalcioni di un SLC siluro a lenta corsa, ideato dall’ingegnere del genio navale ed eroe della decima, Teseo Tesei. Detto “maiale” in seguito ad una affermazione dello stesso Tesei che durante una esercitazione uscì dall’acqua esclamando “non riesco a tenere fermo sto maiale”, navigava in assetto leggermente appoppato, per cui il motorista restava sempre sott’acqua respirando con l’ossigeno. Questa caratteristica fu fonte di molti problemi

A quanti non capiscono l’avversione che aveva Valerio Borghese per il comunismo staliniano di allora, consiglio la lettura di “Ritratto di Stalin” di Victor Serge, un nome che nasconde il rivoluzionario Victor-Napoléon Lvovic Kibal’cic, uno dei padri della rivoluzione bolscevica, agitatore e provocatore internazionale, coetaneo di Trotzki, Lenin, Stalin, Bucarin eccetera, morto in Messico nel 1947.
Leggendo quel libro edito a Parigi nel 1940 da Grasset, tradotto da Paolo Casciola e stampato nel 1991 e nel 1997 dalla coop Erre Emme Edizioni di Bolsena. www.enjoy.it/erre-emme, avrete tutte le risposte che cercate.
Se è vero che il mitico comandante dello Sciré non sapeva nulla dei campi di sterminio tedeschi come ho avuto modo di appurare, è altrettanto vero che avendo sposato una contessa russa transfuga, molto vicina ai Romanov, sapeva benissimo chi era realmente Stalin e che cosa era in quei giorni il comunismo sovietico, vera officina del terrore.
In merito a questo argomento leggiamo quanto scriveva la contessa Daria Wassilevna Olsoufieff moglie del principe Borghese e Madre dell’Andrea Sciré, in un suo appunto: il granduca Alessandro Michailovic, quarto figlio di Nicola I e di cecilia Baden pubblicò a Parigi nel 1933, poco prima di morire, un libro di ricordi, un libro che non si proponeva fini politici…
“La struttura dell’impero russo avrebbe potuto benissimo sopravvivere a tutt’oggi se il “pericolo rosso” fosse tutto consistito in uomini come Tolstoi e Krapotkin, in terroristi come Lenin e Plechanov,in vecchie psicopatiche come la Brescko-Breskovskaia e la Finger, o in avventurieri come Savinkov e Azev. Come avviene in ogni malattia contagiosa, il reale pericolo della rivoluzione era rappresentato dagli innumerevoli portatori del virus: topi, ratti e insetti…
In altre parole e per usare un linguaggio più letterario, dobbiamo ammettere che una grande maggioranza dell’elite e della intellighenzia russa, formava l’esercito di portatori del contagio.
Il trono dei Romanov non cadde certo sotto l’impeto dei precursori del Soviet, né sotto a quello di giovanili dinamitardi; esso soccombette invece alla pressione di gente che portava cognomi nobiliari, di banchieri, editori, avvocati, professori e di altri partecipanti alla vita pubblica che vivevano alle spalle dell’impero. Lo zar avrebbe potuto soddisfare le necessità degli operai e dei contadini russi. La polizia avrebbe potuto fare piazza pulita dei terroristi.
Sarebbe invece stata fatica sprecata tentare di accontentare tutti gli innumerevoli pretendenti alla carica di ministro, i rivoluzionari scritti nel libro d’oro dell’aristocrazia e i burocrati dell’opposizione, scodellati dalle università russe…(segue un lungo elenco descrittivo di coloro che fecero cadere per vanagloria l’impero dei Romanov).


sopra,  si nota la verniciatura dello “Scire” voluta espressamente dal comandante Borghese, per trarre in inganno il nemico. La sagoma nera rappresenta un piropeschereccio e in più la prua dello stesso e rivolta verso poppa. sul ponte i contenitori degli SLC. Non è possibile sapere quanto funzionò ma è certo che lo Scirè superò tutte le difficoltà sotto il suo comando, tornando sempre a casa. La soluzione la dice lunga anche sulla fantasia del Comandante, che conosceva molto bene il mare sia sopra che sotto, dove ottenne un record mondiale di profondità in veste di palombaro.

Da notare come anche oggi ci siano gli stessi problemi nel nostro paese, e come Stalin non compaia in nessuno scritto, fino a quando prese il potere attraverso la burocrazia, annientando tutti i suoi compagni rivoluzionari, tutti i generali dell’armata rossa creata da Trotzki, tutti i dissidenti; stiamo parlando di milioni di persone scomparse, inghiottite dalla tundra siberiana o dai bui scantinati del Cremlino.
La “tre giorni del principe” continua poi con una cena alla “Lanterna” di Rio Maggiore, ospiti di Massimo, quello splendido amico che fin dal primo momento si è messo a disposizione per farmi fare una bella figura, e per avere l’onore di ospitare un’altra scheggia di storia nel suo ristorante. Va anche detto che anche il nostro sponsor, la CNS, si era offerta per alloggiare la famiglia in un grande albergo, ma Andrea Sciré mi ha fatto giurare che gli avrei trovato un Bad & Brekfast a spese sue non volendo pesare su nessuno.
Il giorno successivo (domenica) viene il momento della visita al piccolo museo aperto a La Spezia dall’Associazione Nazionale Incursori con la valida collaborazione di Paola Ceccotti.
E’ un molto ben organizzato pezzo di storia che si sfoglia come un libro e nel quale la X flottiglia MAS ed il suo comandante hanno certamente un posto d’onore.
Importante il successo di questo museo per il momento unico nel suo genere, necessario a far comprendere meglio la storia dei nostri incursori, veri portatori di un ardimento che dovrebbe albergare nel cuore di tutti gli italiani.
Alle tredici, sempre di domenica, siamo a bordo del rimorchiatore “Plon”, costruito nel 1939 con l’acciaio della corazzata Bismark; li troviamo un altro caro amico Renato Rozzi, insieme ad alcuni giovani ragazzi che pendono letteralmente dalle labbra del principe.              Ce posto anche per la commozione e fra una storia e l’altra veniamo a conoscenza dell’ultima vessazione che un Borghese sta subendo ancora oggi.
Andatosene dall’Italia amareggiato, dopo la farsa del funerale del padre voluto così dalla Farnesina, Andrea Sciré dovette rinunciare alla cittadinanza italiana per assumere quella australiana.
Alcuni anni dopo divenne possibile anche in Australia avere doppio passaporto; il principe espletò dunque tutte le formalità richieste dall’ambiasciata italiana per riottenere la cittadinanza italiana, ma ancora oggi dopo sette lunghi anni è in attesa di risposta, anzi, come ultima notizia gli è stato detto che deve ricominciare daccapo tutto l’iter burocratico.
Questo in una nazione dove un immigrato clandestino arriva alla cittadinanza italiana in un tempo di gran lunga inferiore!

sopra, uno dei primi sottomarini classe CA ella Regia Marina, costruito nel 1938. Dovevano, fra le altre cose, essere trasportati da un sottomarino più grande fin sulle coste degli Stati Uniti, per colpire New York city, la notte di Natale del 1943.
L’ armistizio (chiamiamolo così per pietà) scrisse la parola fine alla fantastica operazione, insieme alla perdita in battaglia del sommergibile trasportatore. L’operazione poteva cambiare le sorti della guerra.

Se qualcuno ha dei dubbi sulla malafede che sta dietro tutte queste cose, basta guardare il mio caso citato nell’articolo “La Verità” sul mio giornale, che ha avuto ampio spazio anche sul quotidiano “La Nazione” nella cronaca locale. Per salvare il mio diritto alle idee ed al lavoro, ho dovuto incatenarmi come un detenuto alle caviglie e svolgere tutto il mio servizio oberato da pesanti catene. Questa non è l’Italia del ventennio come amano dire in molti, questa è l’Italia del 2008 e questa è una provincia che dovrebbe essere la culla dei lavoratori, ed in effetti lo è, ma solo per i raccomandati dal “partito”.
La visita del principe Borghese e della sua spumeggiante famigliola, si conclude nella casa di campagna di un giovane pescatore Daniele Pindaro, dove alla comitiva si è aggiunto Carlo Alberto Biggini, figlio del più famoso Carlo Alberto (fucilato dopo un processo sommario) che fu uomo di rilevanza politica e professore durante i “vent’anni del consenso” all’epoca di Benito Mussolini.
Le ottime acciughe, le seppie pescate e cucinate da Daniele, l’ottimo vino portato da Biggini dal Piemonte, non bastano ad asciugare le lacrime e la commozione generale quando leggo la lettera di uno dei tanti condannati a morte senza processo, non ha importanza di che parte.
Una lettera dolcissima, che evidenzia un amore sconfinato per la moglie e per la sua famiglia, la lettera di un uomo generoso che rifiuta di salvarsi attraveso una fuga combinata dai suoi carcerieri, per non abbandonare i suoi compagni di cella e di destino.
La tristezza che emerge da un guerra civile, che vide contrapposti figli, padri e fratelli, e che per molti anni ancora impedirà al nostro popolo di riunirsi in una unica fraterna e pattriottica amicizia, è insopportabile!
Eppure i due Principi che ho davanti non hanno alcun odio per coloro che combatterono dall’altra parte, l’unico risentimento esistente è per coloro (pochissimi) che impedirono al più grande comandante di sommergibili della storia di avere una autopsia che avrebbe forse rivelato le vere cause della sua morte e, infine, un degno funerale a fusto di cannone.
Il 28 agosto del 1974 il “Corriere della Sera” pubblicava l’annuncio della morte di Junio Valerio Borghese per una pancreatite acuta. Purtroppo quando i figli giunsero a Cadice, dove era morto lo trovarono già eviscerato e con un referto di autopsia da operetta, come fu successivamente anche il funerale ufficiale a Roma.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sopra, il principe Adrea Sciré davanti all’ingresso di quella che fu la caserma della Decima MAS, che non fu come erroneamente si crede il Varignano. La costruzione in parte abbandonata, si trova sulla strada per Lerici dall’altra parte del “golfo dei poeti”. Nei cantieri del Muggiano, lì vicino, si costruivano i sommergibili.

Fra le ultime cose che disse l’ex comandante della Decima all’indirizzo del Paese che aveva tanto amato, una frase che potrebbe essergli costata cara:“Rientrerò in Italia e dirò tutta la verità su questo tentativo di golpe che mi è stato attribuito”. In Italia rientrò, ma in una cassetta della frutta e su un furgone bianco e scortato, che non poteva viaggiare a meno di 70 chilometri ora. Purtroppo non poteva più parlare.
Quanto sopra, che reputo necessario per meglio comprendere, è la cronaca di tre splendidi giorni che non dimenticheremo mai.
Grazie a tutti, a nome del principe e della sua famiglia: alla Marina Militare Italiana, al Comandante Braccini, agli incursori della Marina tutti, agli amici come Rozzi, Pindaro, Biggini, all’Associazione Incursori, a Paola Ceccotti e a tutti coloro che si sono prodigati per portare al cuore di un italiano lontano, quel calore necessario per riprendere rinnovata fiducia nella sua Patria.
«…nella nostra concezione di destra non c’è altro che il rispetto per i valori tradizionali e per il concetto di Patria. Ma non va’ confuso questo con la destra conservatrice, la destra vecchio stile, la destra antisociale, la destra che non è vicina al popolo… J.V.Borghese»



sopra, da sinistra a dstra: Walter Braccini; Daniele Pindaro; il principe Andrea Sciré; lo scrivente; il principe Valerio Borghese, flglio di Andrea Sciré, nipote del comandante della Decima.

il direttore: Antonio Marcello Giuseppe Toja

Vivo con una pensione di 1000 euro al mese, se apprezzate il mio lavoro potete aiutarmi con una piccola donazione, anche un solo euro farà la differenza

 

Lascia un commento