NITROGEN – UN ALTRO ARTICOLO SENZA DATA

L’ARTICOLO CHE VEDETE QUI DI SEGUITO FU PUBBLICATO DA NOI DI MARESCOOP NEL 2007, MA FACEVA SEGUITO AD UN ALTRO ARTICOLO “LA PILLOLA DELLA DECOMPRESSIONE” N. 253 DEL 2005, PUBBLICATO FRA LE RISATE GENERALI DEI NOSTRI DELATORI. QUESTO SOLO PER DIRE CHE MARESCOOP CINQUE ANNI FA PUBBLICAVA CIO’ CHE OGGI STA SULLA BOCCA DI TANTI COME FOSSE UNA NOVITA’
il direttore
UNA VITAMINA POTREBBE RISOLVERE I PROBLEMI DELLA DECOMPRESSIONE?
una delle tante confezioni della vitamina B6, in questa ci sono addirittura tutti gli ingredienti per sollecitare la produzione di ossido nitrico

GLI ANTEFATTI:
tutto comincia durante un salvataggio di equipaggio di sottomarino della NATO posato sul fondo, il problema più grosso che si presenta in casi come questi è normalmente quello della saturazione: quando un sottomarino affonda, l’interno si pressurizza ad una pressione leggermente superiore a quella della superficie ed i soccorsi, bene che vada arrivano con un ritardo di due o tre giorni.
Il problema non è tanto come riportarli in superficie, ma come fare a decomprimerli. Per semplicità diciamo che i gruppi da portare in superficie sono due, uno è rimasto alla pressione di 1,6 – 1,8 BAR ed ha respirato aria, l’altro alla medesima pressione, poco prima del recupero con il ritorno in superficie ha respirato per breve tempo ossigeno puro. In superficie il primo gruppo viene stroncato dall’embolia, il secondo no! Ci si interroga sul perché, apparentemente non ha senso, perché ambedue i gruppi erano saturi alla medesima profondità.
S’incomincia a sospettare che esistano nel corpo umano meccanismi non ancora compresi. Nasce la teoria dell’HBO2, la preossigenazione prima dell’immersione, ne parliamo circa due anni fa, facendo ridere i soliti quattro beoti, che pur leggendo l’articolo non capiscono nulla e continuano a credere che sia il medesimo caso degli aviatori della seconda guerra mondiale.
Non è così.

IL CASO NEL CASO
Nello stesso periodo, per errore e sempre in ambito NATO, una provetta di sangue in saturazione a 300 metri, viene portata a pressione ambiente in un istante; ci si aspetta una reazione violenta con bolle a profusione, non succede nulla. Perché? Perché una provetta di vetro non contiene i micronuclei gassossi che nel 1980 erano già stati oggetto di ricerca: -“ Che questi micronuclei fossero la causa innescante della formazione di bolle con risultati a volte catastrofici nei subacquei dopo un’immersione, lo aveva già dimostrato Vann nel 1980, sottoponendo le cavie ad un trattamento ad altissima pressione prima dell’immersione, che aveva lo scopo di rompere i micronuclei che aderivano al tessuto endoteliale, con dei risultati significativi, ma senza indicare un metodo pratico per eliminare gli stessi – vedi marescoop – art.n.253 del 10 luglio 2005”

DAL DUBBIO ALLA CONSTATAZIONE
Circa un anno e mezzo fa presentiamo gli studi di AlfO Brubakk, un medico norvegese che studia il comportamento del corpo umano in determinate condizioni, tramite le solite piccole cavie: i ratti.
Brubakk si muove in due direzioni quella della ginnastica preventiva e quella della somministrazione di ossido nitrico.
Scopre che se un gruppo di subacquei (non ratti) si prodiga in una ginnastica aerobica estrema, sollecitando le proprie capacità fisiche fino al 90% (praticamente al massimo) dopo 20-24 ore immergendosi produce molte meno bolle del gruppo che la ginnastica non l’ha fatta.
Scopre anche che l’intervallo delle 20-24 ore è importante quanto la ginnastica stessa. Le cavie in laboratorio danno gli stessi risultati. Analogie anche superiori, vengono ottenute somministrando ai ratti ossido nitrico 30 minuti prima dell’immersione. L’NO (Nytrogen Oxide) favorisce la circolazione, dilata le vene e spazza via dal tessuto endoteliale i famigerati micronuclei, responsabili della formazione delle bolle. Ci viene in mente che il popolare “viagra” si basa proprio sulla somministrazione di ossido nitrico, ma anche la nitroglicerina che si mettono sotto la lingua i soggetti che soffrono di angina pectoris. Pubblichiamo l’articolo n. 253 di marescoop il 10 luglio 2005.

TROVATO PER CASO
Circa un anno e mezzo dopo riprendiamo le ricerche per vedere se Brubakk ha fatto dei passi avanti.
Il dubbio che nel corpo umano esistano dei meccanismi che giocano un ruolo estremamente importante se sollecitati nel modo giusto, prende corpo. Brubakk si tiene aperte tutte le porte ed ipotizza che la MDD sia conseguenza di problemi biochimici invece che biofisici come si è sempre pensato. La differenza fra le due definizioni è abissale, poiché se diamo per scontato che sia un problema biochimico e scopriamo qual è l’igrediente che sollecita la produzione di ossido nitrico nel sangue abbiamo fatto “goal”. Fermo restando che alla fine potrebbero essere addirittura più di uno e tutti con le stesse funzioni.
Mentre facciamo le ricerche sul nostro computer arriva una bordata di pubblicità con tante pillole differenti per combattere l’impotenza, nell’elenco dello spamming troviamo un titolo interessante: “una pillola per combattere l’impotenza a base naturale”. La frase a base naturale ci colpisce. Entriamo nel sito di chi vorrebbe venderci quelle pillole, e scopriamo che proprio perché composte da elementi naturali, non hanno controindicazioni e non necessitano di ricetta medica.
In alto sulla pagina elettronica, come a “marescoop”, ci sono da scegliere diverse opzioni. Entriamo nel settore “la composizione” e qui troviamo la formulazione delle pillole ovviamente senza le percentuali. I vari componenti sono elencati ed accanto ad ognuno leggiamo la spiegazione sulle funzioni svolge.
Scorrendo i vari componenti ci imbattiamo in una vitamina, per la precisione la vitamina B6, anzi viene definita la versatile vitamina B6. A fianco della vitamina B6 leggiamo: “La versatile Vitamina B6 aiuta con gli enzimi la sintesi amino acida e la formazione di ossido nitrico. Pulisce le arterie, e le dilata per un maggior volume di sangue durante l’eccitamento. Migliora anche l’umore tramite i neuro trasmettitori…”. Sotto un altro componente che conosciamo già per aver pubblicato la formula di AlfO Brubakk: l’Arginina: “Aiuta la formazione di ossido nitrico per una erezione più intensa e turgida e migliora la circolazione per una maggiore sensibilità…”.
La nostra attenzione si concentra sulla vitamina B6, non ne abbiamo mai sentito parlare in questi termini, ci sembra una novità interessante ma è davvero una novità?

LA VERIFICA
Serve una prima verifica e la facciamo in una farmacia bene attrezzata e piena di gente. Dopo una lunga attesa con un numero in mano è il nostro turno. Presentazioni, eccetera e poi la domanda: “dottoressa, ha mai sentito parlare di vitamina B6 come una sostanza che aiuta con gli enzimi la sintesi amino acida e la formazione di ossido nitrico?” – mai sentito nulla del genere- esclama la farmacista e per maggior sicurezza chiede a conferma alle sue colleghe, sono ben quattro laureate in farmacia. Nessuna sa niente del genere.
Allora poniamo la seconda domanda:”esiste un prodotto in farmacia a base esclusivamente di vitamina B6,?” – ci pensa, consulta il computer poi esclama: “si, il BENADON – 300 mg – 6,65 Euro 12 pillole” e lo sfila dallo scaffale. Poniamo allora l’ultima delle domande per evitare una coltellata da chi è dietro di noi in coda da alcuni interminabili minuti…”dottoressa, qual è la dose massima di vitamina B6 che può ingurgitare un uomo in un giorno, senza rischiare nulla?” – C’è l’ha davanti – risponde – una di queste pillole, 300 mg, legga c’è anche scritto sul foglio illustrativo.
Usciamo nel sole soddisfatti, ora abbiamo una pillola naturale che non presenta alcun pericolo ed è già dosata per durare 24 ore. Manca l’ultima verifica, la presentazione del lavoro fatto al prof. Faralli.
Sicuramente lì “casca l’asino” pensiamo. Fabio si farà una bella risata ed il nostro castello di carte andrà in pezzi.

FINALE A SORPRESA
Due settimane è il tempo che impieghiamo a combinare un incontro con il prof. Fabio Faralli e finalmente siamo seduti innanzi a lui, impegnati ad illustrare in modo molto sintetico il lavoro svolto fino a quel momento. L’amico di tanti anni e tante discussioni ci guarda flemmaticamente, non è certo il tipo che salta sui tavoli o si fa prendere dall’entusiasmo, ma al fondo dei suoi occhi brilla una luce d’interesse. Al termine gli domando:” è una novità anche per te?” – francamente si, mi risponde, e aggiunge – interessante, ti prometto che faccio una ricerca approfondita sull’argomento e poi bisognerà fare delle prove, non posso certo usare l’impianto iperbarico…Che importanza ha, – gli rispondo –prendiamo “Fuga” la mia barca, andiamo al largo e le prove le facciamo in mare – ma tu sei solo un caso – te ne trovo quanti ne vuoi che producono bolle ad ogni immersione e tutti saranno ben contenti di fare da cavie…– Ci lasciamo così, con una promessa ad approfondire. Il prof. sale sul suo scooter e si cala in testa un casco che ricorda i cavalieri medievali, poi abbassa la celata. Due battute sull’origine del saluto militare e poi lo guardo scomparire nel traffico.
Robe da pazzi – penso – invece di ridere e smorzare il mio entusiasmo mi ha promesso di andare in fondo all’argomento, possibile che io abbia messo le mani sull’uovo di colombo della medicina iperbarica?

CONCLUSIONI

Mentre la medicina ufficiale fa le sue ricerche e mentre portiamo avanti insieme i necessari test, chi c’impedisce di portare avanti una nostra sperimentazione? Chi c’impedisce di riunire i grandi formatori di “silent” bubbole fra i nostri lettori e fargli ingurgitare una pillola di vitamina B6 un’ora prima dell’immersione? Lancio qui un appello per tutti coloro fra i nostri lettori che al termine delle immersioni impegnative hanno problemi di macchie pruriginose e color vino, disturbi visivi, inappetenza, depressione.
Cerchiamo di creare un parco cavie e di lavorarci sopra. Non ci sono rischi e nemmeno costi proibitivi. Trasformiamoci per una volta nell’avanguardia della medicina iperbarica, perché la nostra sensazione è che questa volta all’avanguardia ci siamo davvero. Certo, toccherà scoprire quantità, risultati eccetera, ma se solo si riducessero quelle benedette bolle, avremmo fatto un primo passo importante verso immersioni sportive più sicure.
Marcello Toja

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