LE DIECI REGOLE DA SEGUIRE PER NON MORIRE DI REBREATHER

PER NON GIOCARE ALLA “ROULETTE RUSSA” AD OGNI IMMERSIONE – nell’immagine un rebreather a circuito chiuso elettronico

Cari subacquei, ci siamo resi conto che era opportuno ripubblicare questo articolo nell’interesse degli appassionati utilizzatori di rebreather SCR, CCR e ECCR. Ribadiamo che nessuna delle dieci regole può essere saltata o presa sottogamba. Ripetiamo che per il collaudo di ogni partita di calce sodata (ci sembra la cosa più complicata, dovreste consorziarvi oppure provare a chiedere alla MMI se esiste una scappatoia per ottenere partite di calce sodata testata da loro, tramite ASL o quant’altro. Essendoci di mezzo la vita umana non dovrebbero storcere troppo il naso. Naturalmente dovete consorziarvi e far si che le spedizioni siano uniche.
Se avete bisogno di una mano provo a sentire la MMI, ma fossi in voi userei la strada più burocratica, cioè partirei da una sensibilizzazione del presidente della camera, noto subacqueo (valido quando c’era Fini).
In fondo per la MMI si tratterebbe solo di comprarne un po’ di più e ricevere indietro i soldi all’atto della spedizione, il costo del collaudo resterebbe lo stesso.
Ecco il testo dell’articolo:
Mi siedo dietro il computer per scrivere questo decalogo che è la sintesi di un lungo lavoro di ricerca e di riflessione, e si è concluso in un pomeriggio passato nel “Gotha” dell’immersione con il rebreather, con veri esperti che sanno quello che fanno, conoscono ogni trucco del mestiere e soprattutto, non hanno avuto nessun incidente mortale da registrare (potrebbe essere la MMI).    Insomma forse alcuni dei più grandi esperti veri, del settore.

Purtroppo, dal momento che alcuni passi di quello che leggerete possono essere ricondotti ad aspetti commerciali e in quel “gotha” di tutto si può parlare fuorché di commercio, mi è stato chiesto di non rivelare le fonti e voi sarete così liberi di far scorrere la vostra fantasia su ogni ambiente civile e militare che potrebbe essere ricondotto a questo profilo.
Non è questo il punto, il punto è che nonostante la costante applicazione di tutte le regole che leggerete qui di seguito e che andremo nei limiti del possibile a sviscerare nemmeno “loro” ottengono sicurezza e certezza. Pertanto sono sempre pronti sia sott’acqua che fuori ad intervenire contro la fatalità di un incidente.
Ecco la prima cosa da imparare: quando si utilizza un apparecchio di respirazione a circuito chiuso, a causa delle variabili che si possono presentare ed alla presenza di elementi sensibili ed indispensabili per la vita, occorre archiviare i due termini “sicuro”, “certo”.
L’avevamo capito noi della vecchia guardia con l’ARO, dovete capirlo voi della nuova con il REB che altro non è che un ARO avanzato con tanti pericoli in più.
Noi l’ARO l’abbiamo accantonato presi dalla disperazione, scopo di questo articolo è quello di evitare che venga accantonato anche il REB, mettendo gli utilizzatori sportivi in condizioni di operare entro limiti di rischio accettabili. Non ha senso reagire dicendo costa troppo oppure non è fattibile.
Sedendomi a scrivere, m’incazzo già in partenza perché penso che questa giornata di lavoro, non solo non mi verrà ricompensata in alcun modo, ma mi regalerà tanta amarezza innanzi a quei subacquei, che prenderanno quello che loro definiscono “il buono”, lasciando da parte lo scomodo e per il resto diranno e scriveranno:”lo sapevamo già”.      Non è per loro che scrivo questo articolo, ma per quei pochi ragazzi e ragazze che forse non avranno mai i soldi per acquistare un REB, ma che nel piccolo della loro stanzetta, innanzi al monitor luminoso, leggeranno questo scritto e faranno tesoro di ogni parola e se la porteranno nel loro bagaglio di conoscenza e nel futuro, umilmente, regalandosi un futuro lungo e felice invece di una fredda bara, compenso unico di chi fa dell’umiltà un difetto e dell’esperienza dei vecchi un secchio di rumenta da gettare al primo cassonetto.    Non fatevi idee sbagliate, non era così Roberto Delaide, anzi era disposto a collaborare con noi per migliorare la sicurezza dei REB. Il problema è che probabilmente la sua nobile anima serviva in altro luogo e Dio aveva in mano, come sempre, la carta più alta e forse troppa fretta.
Un’ultima cosa, molto, molto importante, da acquisire prima di seguire la lettura delle prossime pagine, anzi due cose: la non osservanza di una sola delle regole esposte qui di seguito, invalida tutte le altre ed espone l’utilizzatore del REB ad una vera e propria roulette russa (una pallottola infilata nel tamburo a sei colpi, il tamburo viene fatto ruotare a caso velocemente, poi ci si pone la canna alla tempia e si tira il grilletto, c’è una probabilità su sei di farsi saltare le cervella, l’immersione dopo si riprova e capite anche voi che prima o poi la pallottola finirà nella posizione ideale e il colpo sarà fatale).    La seconda cosa è che guardando dall’alto in una visione d’insieme del problema dei REB mi sono reso conto che non esiste una soluzione “x” che ci mette in condizione di risolvere il problema delle morti (soluzione nella quale sperano gli utilizzatori), che si tratta di un insieme di cose tutte importanti e tutte capaci di portare il subacqueo alla morte e che non dipende solo dalla macchina ma da una equazione dove il sia il subacqueo che la macchina giocano un ruolo fondamentale. Se ragioniamo in questo modo allora siamo già ben disposti ed abbiamo fatto un passo avanti.

ECCO IL DECALOGO DELL’UTILIZZATORE DI REB ECCR (Electronic Closed Circuit Rebreather)…

nell’immagine piccola è indicato il senso di rotazione dei flussi che attraversano il filtro

 

1) Sensori/lettori della percentuale di ossigeno presente nella miscela respiratoria, devono essere sostituiti ogni SEI MESI

2) La verifica della loro funzionalità in acqua va fatta in ossigeno puro in superficie ed a METRI 3 per verificare se sono in grado di leggere 1,3 BAR di pp dell’ossigeno (pp sta per pressione parziale)

3) La forma del canister che contiene la calce sodata è un elemento importante ed il funzionamento radiale è molto più affidabile di quello assiale

4) La calce sodata: la migliore (in base alla nostra esperienza) viene realizzata per autorespiratori ed ha una forma semisferica questo vi condurrà ad un solo prodotto attualmente in commercio, ma non è nostra intenzione fare promozione commerciale

5) Ogni partita di calce sodata deve essere testata a campione con macchinari adeguati e personale fornito non solo di competenza ma anche di esperienza

6) Una volta aperto il contenitore della calce sodata (e poi richiuso) la validità della stessa viene compromessa e dopo UNA SETTIMANA deve essere considerata scaduta e gettata nella spazzatura

7) Inserita nel canister in ambiente non chiuso e stagno dopo                6 ORE  deve essere considerata scaduta. Nel caso il sacco polmone venga messo a tampone e non ci siano trafilamenti la validità della calce sodata torna ad essere quella del punto 6, una settimana

8) Seguendo tutte le regole di quanto sopra indicato, 2,5 litri di calce sodata sono in grado di svolgere una azione assorbente valida per circa 240 minuti, in tal caso l’autonomia dell’ossigeno di cui dispone il subacqueo non deve superare i 160 minuti

9) La bombola dell’inerte (dei REB circuito chiuso) non deve essere caricata di solo inerte, ma di un mix contenete una certa percentuale di ossigeno, in relazione alla profondità a cui si vuole operare, un buon esempio: eliox, elio ed ossigeno in percentuale del 17% (l’ossigeno)

10) Le miscele devono essere acquistate direttamente dal produttore con le percentuali richieste, no alle miscele fatte in casa

nella tavola lo schema di funzionamento di un rebreather CCR elettronico “Inspiration” come l’ultimo utilizzato da Roberto Delaide. Notiamo che il filtro sembra di tipo assiale

Vediamo ora di sviscerare ogni singolo punto approfondendo il discorso

1) sensori dell’ossigeno: sono molto costosi, come molto costoso è l’utilizzo del rebreather.    Non è possibile cercare di risparmiare, devono essere sostituiti con materiale originale e garantito, ogni 6 mesi.    Chi desidera immergersi con un circuito chiuso elettronico deve mettere in preventivo, non solo il costo del respiratore ma anche il costo annuale dei sensori che sostituirà. Questo è l’unico modo. Non ci sono scappatoie. Certo, ci rendiamo conto che man mano che andremo avanti l’interesse dei subacquei nei confronti del REB andrà scemando in proporzione ai prezzi di gestione che continueranno a salire.
Ma proprio qui sta la questione che ha portato alla morte i nostri amici. Chi vende REB ECCR se presenta ai subacquei tutta la verità rischia di venderne molto pochi

2) Verifica della funzionalità dei sensori: non è sufficiente testarli in superficie in O2 puro, occorre anche scendere a 3 metri e verificare una lettura di 1,3 BAR.
Meglio accertarsi che i sensori siano in grado di leggere percentuali superiori ad una pressione parziale di 1 BAR. Questa è sicuramente una procedura che costa poco, solo impegno in acqua e che sicuramente è già praticata da molti sub

3) Scartate quei REB che hanno un canister della calce sodata progettato per funzionare in modo assiale, cioè con la miscela respirata che entra da una parte ed esce dall’altra. Possono crearsi delle vie preferenziali.
Meglio scegliere un sistema radiale, cioè il gas entra al centro del filtro e passa attraverso piccoli fori del tunnel centrale in tutte le direzioni radialmente verso l’esterno.
In questo modo siamo più garantiti dai percorsi preferenziali.
Non ho fatto un giro d’orizzonte per vedere se sono già tutti radiali o c’è qualcuno assiale, non mi rompete le balle, se sono già tutti radiali meglio

4/5) Ogni partita di calce sodata deve essere testata a campione con macchinari adeguati e personale fornito non solo di competenza ma anche di esperienza.
Qui casca l’asino definitivamente, come fanno i subacquei sportivi ad avere disposizione macchine per il test e personale competente?
Esiste (a mio parere) una sola via d’uscita: il consorzio. L’associazionismo.
Gruppi di utilizzatori che si uniscono e livello regionale e/o nazionale e partecipano tutti insieme alla realizzazione di un banco prova che collauda a campione le partite di calce prima di consegnarle ai vari gruppi di subacquei.
In merito alla calce sodata va detto che ne esistono ben tre tipi: un tipo industriale, meno caro, un altro addirittura scarto di lavorazione, ancora meno caro del primo, ed un tipo più costoso, realizzato propriamente per l’immersione e per l’utilizzo in sistemi di respirazione autonoma, il granulo è di forma semisferica calibrata.
Quest’ultimo è il tipo che dovete utilizzare, fermo restando che non c’è deroga alcuna, ed il collaudo DEVE essere fatto su ogni partita.
Nessuno vi garantirà mai nulla sul materiale assorbente. Uscito dalla fabbrica, anche il migliore, può subire destini differenti, stoccaggi differenti, temperature differenti, tempi di stoccaggio differenti. Ognuna di queste fasi influenza il futuro rendimento del materiale e non è possibile stabile delle regole percentuali per standardizzare l’eventuale deperimento.
L’UNICO modo è il collaudo a campione della partita e deve essere fatto da chi la utilizza e non da chi la produce e/o commercializza.
Inoltre è fondamentale conoscere la data di produzione del materiale che deve essere recente, il più recente possibile.
Ricordate che se infilate nel canister una calce non testata da voi o da personale di vostra fiducia, avete già infilato la pallottola nel tamburo e l’avete fatto ruotare, non vi resta che premere il grilletto. Se non vedete un lampo e poi il buio, vi è andata bene anche questa volta, ma la prossima?…
Altra cura importante deve essere rivolta al contenitore della calce che deve essere il più possibile simile in capacità a quello del vostro canister.


schema di funzionamento di un filtro assiale, come si vede il gas può intraprendere una via preferenziale che accorcia il percorso ed esaurisce il materiale assorbente in quel punto

6)Una volta aperto il contenitore della calce sodata, la validità della stessa si riduce ad una settimana. Se il contenitore tiene la stessa quantità del canister, lo aprirete una sola volta ed utilizzerete tutta la calce in esso contenuta senza dover ricadere nel problema della sua futura durata.

7) Inserita nel canister in ambiente non chiuso e stagno dopo 6 ore deve essere considerata scaduta.
Nel caso il sacco polmone venga messo a tampone e non ci siano trafilamenti la validità della calce sodata torna a quella del punto 6, una settimana.

In parole povere, se riempite il canister e lo abbandonale nella sacca o nel sacco polmone non a tampone, dopo 6 ore dovete buttare la calce in esso contenuta considerandola esaurita (scaduta). Se riempite il canister e poi mettete a tampone il sacco svuotandolo e lo tenete chiuso ermeticamente, dovete sapere, che anche lasciando il REB fermo in un armadio, passata una settimana, quella calce va gettata ed il canister riempito con calce nuova proveniente da un contenitore nuovo, poiché anche il vecchio già aperto una settimana prima è scaduto, se ignorate queste regole, ritornate alla pistola a tamburo.

8) Seguendo tutte le regole di quanto sopra indicato, 2,5 litri di calce sodata sono in grado di svolgere una azione assorbente valida per circa 240 minuti, in tal caso l’autonomia dell’ossigeno di cui dispone il subacqueo non deve superare i 160 minuti.
E’ fondamentale che l’autonomia dell’immersione in termini di ossigeno respirabile sia nettamente inferiore alla presunta durata del materiale assorbente (calce sodata) la regola è quella indicata.
Purtroppo non esistono esperienze dirette che attestino una regola da seguire ad esempio: se 2,5 litri durano 240 minuti allora 1,5 litri dureranno…errato, se avete seguito quella regola, avete nuovamente la pistola puntata alla tempia. Se il vostro canister, contiene meno di 2,5 litri di materiale assorbente, sono cavoli vostri. Prendete una ciclette, una macchina per rilevare la CO2, mettevi ai pedali impostate “salita” e rilevate la produzione di CO2. Auguri…(scusatemi ma io quel tempo lì non l’ho proprio)

9)Mettere solo inerte nella bombola dell’inerte è stupido ed inutile. In caso di sbarellamento dell’elettronica, con perdita di controllo sulla percentuale di ossigeno respirata, con la bombola dell’inerte contenente una percentuale del 17% di ossigeno (è solo un esempio), potete subito chiudere l’ossigeno del reb, svuotare il sacco polmone ed infilarci dentro l’inerte che (in quel caso inerte non è più) ha una percentuale di ossigeno conosciuta da voi, poi con continui lavaggi, raggiungere la superficie.
Per i neofiti, per “lavaggio” intendiamo svuotare all’esterno il contenuto del sacco polmone azionando il rubinetto a due vie e riempire il sacco con nuovo inerte addizionato di ossigeno.

10) Le miscele, dovete smettere di farvele in casa e dovete acquistarle preconfezionate dalle ditte specializzate, solo così avrete una buona probabilità di sapere che cosa state respirando.

schema di funzionamento di un filtro radiale

Ecco termina qui il decalogo, e a quanto indicato io aggiungerei: l’operazione di setacciatura della calce sodata prima di inserirla nel canister, il mio scetticismo personale rispetto ai rubinetti a due vie che non si vedono e funzionano con la rotazione di tutto il boccaglio in un senso e nell’altro a mio parere non sono antipanico.
Termina il decalogo, ma comincia il subacqueo, che deve essersi sottoposto a visita medica sportiva, una ogni 6 mesi, deve possedere un addestramento avanzato con un altissimo livello di acquaticità ed esperienza; una piccola organizzazione di primo soccorso in superficie che segue costantemente l’immersione con stanby divers; infermiere o osperto in materia, ossigeno terapeutico in barca, defibrillatore portatile, perfetta consapevolezza di dov’è il più vicino centro medico, e relativo numero di allertamento: esempio 118.

Per il futuro, orientatevi per l’acquisto verso apparecchi elettronici a circuito chiuso che rispondano alla normativa UNI EN 14143 Equipaggiamenti per la respirazione – Autorespiratori a circuito chiuso – l’unica che consente di applicare il marchio CE su un rebreather destinato all’immersione

Ho finito, ciò che dovevo o potevo dirvi l’ho detto ed ogni qual volta farete qualcosa di diverso da quanto sopra esposto, vi sottoporrete ad una “roulette russa” che forse le persone che vi stanno vicine e vi amano non meritano, decidete voi.
Oggi, dopo la morte di Roberto Delaide e dopo questo chiarimento/decalogo, capirete anche meglio perché abbiamo preso le distanze come giornale, dall’uso di un rebreather elettronico a circuito chiuso da parte degli sportivi.
Concludo dicendo, che seguendo tutte le regole sopra indicate, quelle persone che mi hanno messo in condizione di scrivere cose assennate, non hanno mai dovuto seppellire un amico e collega in seguito all’uso dei rebreather, ma sono proprio loro ad affermare che anche così non esiste alcuna certezza e sicurezza.
Quegli istruttori o commercianti del prodotto, che vi diranno altre cose, o sono ignoranti in buona fede oppure consapevoli in malafede, ma in ambedue i casi a morire, probabilmente, non saranno loro bensì VOI.
La vita è una bella avventura che va vissuta fino in fondo e non esiste alcuna immersione che valga una vita, se non quella per salvarne un’altra.

Questo articolo dimostra in modo evidente che non siamo contro il rebreather ma contro le morti assurde dei subacquei che utilizzano male lo stesso, e oggi siamo arrivati a 365 certificate (pazzesco)

Marcello Toja

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6 pensieri su “ LE DIECI REGOLE DA SEGUIRE PER NON MORIRE DI REBREATHER”

  1. Non sono d’accordo ci sono un sacco di imprecisioni…inoltre il mondo è andato avanti….vale la pena di provare ad informarsi prima di riproporre un articolo datato…..

    1. La discussione, non è sterile polemica se si precisano le imprecisioni, sul fatto d’informarsi è un problema mio che non compete al lettore, infine: sì il mondo è andato avanti, infatti quando l’articolo è stato scritto i morti erano più o meno duecento, oggi sono 365, quelli di cui siamo a conoscenza, per inteso. Dunque, bando alla solita polemica di settario del rebreather e ai velati insulti sulla mia professionalità, vediamo di discutere sulla ciccia e la ciccia in questo caso sono le presunte imprecisioni. Dico presunte a ragion veduta, visto che la provenienza di quelle informazioni viene da ente superqualificato e non credo che dalla data dell’articolo, a parte il numero di morti, sia cambiato molto. Siamo tutti qui ad attendere di sviscerare le imprecisioni…Pronti anche a modificare l’articolo, con la massima disponibilità e umiltà di chi non crede di avere la verità in tasca e lavora in buona fede e, soprattutto, fuori da ogni interesse economico e/o settario

  2. Non sono d’accordo su diversi aspetti dell’articolo ma lungi da me voler entrare in polemica o contraddittorio. ad ogni buon conto, con preciso riferimento alla durata del canister, ritengo che sia utlile leggere, se già non lo conosci, l’articolo che allego qui di seguito, dal quale emerge con chiarezza che non è possibile parlare di durata del filtro in termini assoluti. ciao Raffaele
    Qui il Zorg, abbiamo rapito alcuni esseri umani per testare la resistenza alle emissioni di CO2 e l’efficienza della nostra camera di demoni, brevettata per afferrare la CO2. Abbiamo preso un essere umano e collegato ad un tubo flessibile. Il tubo flessibile eroga gas ed ha valvole unidirezionali. L’uscita del tubo entra in una scatola. All’interno di questa scatola vi sono migliaia di piccoli demoni. Questi demoni adorano la CO2. Essi prendono una molecola di CO2 che passa e ci si aggrappano per il resto della loro vita. Ne possono prendere solo una ciascuno. Dopo la prima scatola di demoni della CO2, c’è un’altra scatola con diversi demoni dentro – questi contano il numero di molecole di O2 che avete usato e le sostituiscono.

    Abbiamo osservato che gli esseri umani, quando in uno stato stazionario, consumano la stessa quantità di O2 per respiro, indipendentemente dalla pressione a cui sono sottoposti. Se somministrate 100 molecole del nostro gas, userebbero 4 molecole di ossigeno e le trasformerebbero in 3 molecole di CO2 e 1 molecola di vapore acqueo. Così accade nella prova, con 100 molecole di gas nel circuito. L’uomo spinge / tira questo attraverso la scatola con dentro i demoni della CO2.

    Ogni respiro, 3 demoni fortunati afferrano una molecola di CO2 ognuno e sono felici per il resto della loro vita. Abbiamo ripetuto questo per molte delle vostre ore, spingendo 100 molecole di gas attraverso la scatola di CO2 con un flusso costante – il fronte dei demoni è progredito attraverso la scatola della CO2 fino a quando sono stati, probabilmente, tutti contenti. A quel punto, il gas creatosi nel ricircolo ha trattenuto della CO2 e abbiamo osservato che l’uomo ha cominciato a dare segni di disagio, di panico e generare malumori.

    Alla fine è con ogni probabilità deceduto con una morte piuttosto incomoda.

    Per continuare i nostri esperimenti, abbiamo rapito più umani e continuato, questa volta li abbiamo sottoposti a una pressione di 2 bar che equivale ad essere sotto 10 metri della vostra acqua. Vi sono ora 200 molecole di gas nel ricircolo, ma l’umano utilizza sempre solo 4 molecole di O2 e trasforma questi in 3 molecole di CO2 e 1 vapore acqueo. Ogni respiro spinge 200 molecole attraverso la scatola dei demoni della CO2, così i demoni devono lavorare più velocemente per afferrare le 3 molecole di CO2 e morire felici. A volte un demone della prima linea manca la presa, ma la seconda linea riesce ad afferrare.

    La situazione continua ed infine, probabilmente, tutti i demoni sono felici, poi come sopra, l’uomo muore dolorosamente e orribilmente per avvelenamento da CO2.

    La situazione necessitava di portare avanti più esperimenti! Così abbiamo continuato con il nostro programma di rapimento. Ora stiamo testando alla profondità di 90m, pertanto ci sono 1000 molecole di gas nel circuito, ma come osservato prima, gli esseri umani possono sempre prendere solo 4 molecole di O2 e metabolizzarle in 3 di CO2 ed una d’acqua, con ogni respiro. Tuttavia, i poveri demoni della CO2 hanno ora 1000 le molecole di gas stanno attraversando la loro camera come un uragano, e in quelle 1000 molecole ci sono sempre solo 3 molecole di CO2! Ora è molto difficile per i demoni afferrare una molecola di CO2!

    I demoni della prima linea hanno il compito davvero difficile di catturare le molecole di CO2 e molte riescono a sfuggire verso la linea di demoni successiva. Alla fine, i demoni della prima linea sono pieni e quelli delle linee successive hanno bisogno di lavorare molto per catturare la CO2. Arriverà una fase in cui non ci sono più demoni a sufficienza che possono catturare la CO2 abbastanza velocemente, così, alcune molecole riescono a sfuggire.

    Alla fine ne sfuggiranno così tante che l’uomo inizia a notarlo e muore orribilmente come prima – anche se ci sono ancora alcuni demoni della CO2 residui.

    Continuando i nostri esperimenti con altri esseri umani rapiti, testammo ancora una volta i 90m, ma poi decidemmo di far risalire l’uomo a una certa profondità dove il numero di molecole nel circuito è molto di meno. Così, ad ogni respiro, i demoni CO2 hanno più possibilità di catturare le molecole di CO2 residue. Probabilmente, dopo centinaia di prove, uccidendo un gran numero di esseri umani ogni volta, abbiamo messo a punto alcune regole per mantenere l’uomo vivo e massimizzare la felicità dei demoni della CO2. Le nostre regole sono tante, lungo e complesso, ma per semplificarle le abbiamo ridotte a 3 semplici regole.

    Regola 1: Avete 3 ore al massimo.

    Regola 2: Per le immersioni successive a più di 20m di profondità: È necessario lasciare il fondo quando il tempo di totale utilizzo del filtro raggiunge 140 minuti.

    Regola 3: Per le immersioni successive a più di 50m di profondità: È necessario lasciare il fondo quando il tempo di totale utilizzo del filtro raggiunge 100 minuti.

    1. Mah, è interessante, però sarebbe anche interessante sapere chi l’ha scritto e che genere di esperienza ha alle spalle, perché senza dire il proprio nome ognuno può scrivere ciò che vuole. Premetto che l’esempio dei demoni è interessante e le tre regole potrebbero anche essere valide ma, e ritorno sempre lì, chi l’ha scritto? Fra gli scopi di questo giornale c’è anche quello di aprire discussioni con persone reali ed esperte, poiché l’esperienza di molti è importante, però non possiamo andare avanti a giocare a nascondino… (-:

  3. mi sembra un articolo abbastanza ben fatto sulla condotta della macchina dei materiali e gas da usare , manca la parte importantissima dell assistenza all operatore durante l immersione
    tecnico MMI

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