CONCORDIA: UN PO’ DI VERITA’ VISTA DA DENTRO

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Nell’immagina si vede la “Concordia” che inizia ad inclinarsi, ma è già arrivata sul punto dove poi è affondata, inoltre guardando a prua si vede chiaramente che l’ancora del lato destro della nave è stata calata.

In questi giorni si è aperta una interessante discussione fra lo scrivente e un frequentatore del forum, circa gli accadimenti nel corso del naufragio della Costa Crociere “Concordia”.
Pubblichiamo questo piccolo estratto da una testimonianza che abbiamo registrato, grazie ad un nostro inviato e collaboratore presente sul posto. È la testimonianza nuda e cruda di un musicista che lavorava a bordo della Concordia; il suo nome sarà pubblicato insieme a tutto il resto del materiale in un grosso articolo di “cronaca a freddo” che pubblicheremo sul numero 26 di MARE, ecco una anticipazione della sua testimonianza:
“Dopo il segnale di EMERGENZA GENERALE ci siamo immediatamente resi disponibili ad attuare un piano di emergenza, a svolgere le nostre mansioni che ogni membro d’equipaggio dal pianista al cuoco è addestrato a compiere attraverso esercitazioni settimanali continue; dovevamo raggiungere le nostre master station – i punti di riunione- La prassi vuole che si scenda nelle proprie cabine e che si indossi il giubbotto salvagente. Impossibilitato nel farlo, poiché avevo sentito, da personale che era in comunicazione radio con il ponte di comando, che c’era stata una falla piuttosto grave al ponte 0, e la mia cabina si trovava al ponte 1, mi sono diretto al mio punto di riunione al ponte di scoperta estrema prua, proprio sotto il ponte di comando, dove ho trovato tutte le dotazione di bordo necessarie. La mia mansione in quel caso era quella di chiamare l’appello della mia zattera. Era la zattera numero 30. Di 30 persone hanno risposto e firmato l’appello solo 27. Probabilmente le altre 3 persone erano state impossibilitate a raggiungere il luogo. In quel momento hanno calato le ancore, la nave continuava a manovrare e continuava a sbandare, era come se non ci fosse una mente razionale che governasse la nave, come se stesse derivando. Era veramente inquietante. L’equipaggio in questo frangente è stato veramente fantastico. Ci siamo comportati tutti da manuale. Non mi sarei mai aspettato una cosa del genere.
L’inclinazione della nave cominciava ad essere davvero pericolosa. Dopo i sette squilli brevi e uno lungo, il segnale sonoro di emergenza generale e abbandono nave, sempre con pauroso ritardo, finalmente, il secondo ‘finalmente’ di questa storia: l’abbandono nave. Ci siamo messi in fila io e le altre 27 persone. Poi è arrivato un uomo, che non era assolutamente un ufficiale (di ufficiali non ne ho visti nemmeno uno) che ci ha detto di avviarci verso la nostra zattera

questa immagine da l’idea di che cosa deve essere stato il momento dell’abbandono nave. Migliaia di persone pigiate una contro l’altra, momenti drammatici in cui l’essere umano mette in mostra i suoi lati peggiori e quelli migliori. L’esiguo numero di morti da una idea precisa e inconfutabile di come abbia funzionato bene l’equipaggio: musicisti, cuochi, marinai, hostess, camerieri eccetera

A quel punto ci siamo diretti verso i corridoi interni con la nave che continuava ad inclinarsi in maniera veramente preoccupante. Ad un tratto gli scossono si sono fatti incisivi e ripetuti e il pavimento, piano piano è diventato la parete tra il caos generale. La mia zattera era sul lato dritto e io per raggiungerla avrei dovuto percorrere circa 290 metri di lunghezza verso l’estrema poppa, girare sul lato dritto e lentamente cercare la mia zattera. Un passaggio impossibile. Il corridoio era zeppo di gente disperata, impaurita, che piangeva, che non sapeva che fare.          Da quella vista di disperazione mi sono reso conto che dovevo trovare una via di fuga alternativa. Molte scialuppe vista l’inclinazione continuavano ad incagliarsi nelle cime di ammaino delle altre lance che erano già scese. L’adrenalina ormai era in circolo alla velocità della luce. Mi sono guadagnato un varco nella parete della nave, ho scavalcato quella che prima era una ringhiera e mi sono aggrappato a delle parti metalliche probabilmente le gru di ammaino. Ricordo il buio e il freddo intenso per noi che avevamo abiti da sera e camicie eleganti. In quel momento il mio unico obbiettivo era arrivare al mare con qualunque mezzo possibile, incluso il tuffo. Mi sono aggrappato ad una cima di ammaino delle lance che correva lungo la fiancata, c’erano anche altre persone. La nave era quasi completamente inclinata e questo ci permetteva di sfruttare il fasciame della nave come superficie di appoggio. Ancora il buio. Il freddo. I fari degli elicotteri che ci illuminavano. La paura. Il terrore di non farcela aggrappati a quell’unico cordone ombelicale con la vita. Siamo rimasti li più di un’ora e mezza. Non c’erano ancora mezzi di soccorso in mare li vicino solo gli elicotteri e alcune motovedette a largo della nave che però in una situazione del genere rappresentano una viva speranza di salvezza. Poi forse per fortuna, per bravura di qualche pilota o per chissà per quale forza, è arrivata una scialuppa proprio sotto la chiglia. Quella è stata la nostra salvezza.
Ecco, da questa testimonianza si ricava quanto segue: l’inclinazione della nave è avvenuta “piano-piano” come specifica il testimone. Le ancore o l’ancora è stata calata. Nel famoso corridoio del ponte 4 non si sono visti ufficiali, l’intervistato lavorava a bordo del Concordia e li avrebbe riconosciuti, l’equipaggio era stato addestrato ed ha funzionato egregiamente (quasi tutti salvi).                  I soccorsi? Beh, una ora e mezza appesi ad una cima a pochi metri dal porto, mi fa pensare che da terra si “batteva un po’ la fiacca”.
la foto da satellite da una precisa idea di quanto la nave sia affondata vicino a terra
il direttore

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ADDIO HENRY GERMAIN DELAUZE – PRESIDENTE COMEX

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una immagine di Henry Germain Delauze presidente  della COMEX, nel pieno delle sue energie

Ieri, 14 febbraio, ci ha lasciati per sempre Henry Delauze, fondatore e presidente della mitica COMEX di Marsiglia.
Nato nel 1929 nel Sud della Francia Delauze era già ingegnere a vent’anni quando si arruolò ed inziò ad immergersi come palombaro per la Marina da guerra francese.    Al termine del suo servizio, forte dell’esperienza che aveva maturato, iniziò ad operare per numerose aziende subacquee.    Collaborò per anni con il comandante Jacques Yves Cousteau, ma la sua fortuna iniziò, con la costruzione del tunnel sottomarino dell’Havana.     Nel 1961 fondò la Compagnie Maritime d’Expertise in Marseille: COMEX, che in breve tempo divenne famosa in tutto il mondo, con diversi record di profondità per immersioni lavorative.    L’ultimo di 701 metri, pubblicato su MARE n.21.     Dalauze, fu impegnato anche in missioni segrete per gli Stati Uniti D’America.

La COMEX costruì anche mini sottomarini, batiscafi come questo nella foto, e sperimentò tutte le miscele respiratorie che oggi vengono normalmente usate per le immersioni professionali in saturazione.

Con la morte di Henry Germain Delauze si chiude definitivamente il capitolo dei grandi pionieri della subacquea; è una intera epoca che scompare per sempre.
il direttore

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LA NOSTRA NUOVA MASCOTTE


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una bella immagine di Mou il giorno che l’abbiamo incontrata al canile dei Pioppi Argentati in Val di Vara

Si chiama MOU, come le caramelle, la nuova Mascotte di MARE e Marescoop, sostituisce l’insostituibile mascotte Enrico che ha camminato per dieci anni al mio fianco e quando dico al mio fianco, intendo dire proprio al mio fianco, stesso passo, stessa andatura, impettito come un cavallo da parata, accarezzato da tutta la Spezia, che ne ha pianto la morte; non so come, ma la notizia è passata di voce in voce.
MOU invece era chiusa in una gabbia nel canile di Tavolara, (trattata benissimo) senza aver alcuna colpa se non quella di essere un cane che era rimasto senza padrone e senza casa durante l’ultima alluvione del Magra.
È l’esatto opposto di Enrico, dieci chili di velocità e potenza, senza cali di energia. Non sono ancora riuscito a stancarla in nessun modo. Però alcune cose in comune le ha: passo regale, sguardo incredibilmente dolce e come Enrico abbaia solo quando serve (rumori sospetti, pericolo). Un perfetto cane da guardia che nessuno avrebbe il coraggio di affrontare nonostante le dimensioni ridotte.
Perfetto perché: silenzioso, intelligente, efficace, non mordace. Avvisa prima e consente al malcapitato di ritirarsi. Con gli amici MOU è fin troppo invadente, baci, abbracci, il tutto accompagnato da una costante rapidità di azione, comprensione e movimento.
Dotata di una curiosità incredibile che denota un’eguale intelligenza osserva tutto e tutti. Studia anche le onde, l’acqua, i riflessi, gli uccelli eccetera. Adora giocare e invita tutti i cani che incontra: «salta, nasconditi, dai colpi di muso, fai boxe, annusatine eccetera».

Mou impegnata nello sport che adora: il calcio. Sa driblare l’avversario e quando viene messa alle strette prende il pallone con i denti e se ne va… a rete.
Tempo di ambientazione alla vita di mare circa 10 minuti. Sale e scende anche dalle automobili, entra dove devi andare come se lo sapesse, salta dalla barca al tender, come uno scoiattolo volante. Non tocca: fili elettrici accessori della “casa” o altro, ma non mettete un pollo o un tacchino sul tavolo perché siete perduti…
Studierà ogni modo immaginabile e possibile per arrivare a quel tacchino; lusinghe, strisciate, posizioni di sottomissine, e se aprite un solo piccolo varco ecco apparire il muso affusolato di MOU, meglio renderla partecipe del consumo del tacchino. Riesce anche ad attaccare da più parti contemporaneamente.
Pollo e tacchino, sono quello che per Enrico e Brick erano i tonni saltellanti sul ponte: CIBO prelibato. Le mie difficoltà per adattare MOU alla nuova vita sono state eguali a ZERO e in questo credo che c’entri Dio. Mi ha tolto due angeli in una settimana e me ne ha portato un altro che tiene sicuramente il posto di due, forse anche tre…
Il direttore