GINO BIRINDELLI E I CADUTI DELLO SCIRE’


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Nell’immagine il monumento ai caduti del Sommergibile Sciré, inaugurato ieri mattina a Pescia, sul nuovo lungo fiume dedicato alla MOVM Gino Birindelli per il quale si é tenuta la festa commemorativa e si è scoperta la nuova targa che indica, appunto, il lungo fiume

L’ammiraglio MOVM (medaglia oro valor militare) Gino Birindelli è stato commemorato ieri a Pescia, sua città  natale, con la scoperta di una targa che indica il nuovo lungo fiume della città  intitolandolo, appunto, proprio al grande uomo di mare.
Conobbi personalmente Gino Birindelli nel corso di una mia intervista a casa sua, durante la quale mi raccontò la sua epopea dell’attacco a Gibilterra, che lo vide primo “uomo siluro” penetrare nel difesissimo porto inglese ed arrivare fino a 60 metri dal suo bersaglio una nave da battaglia inglese: la “Barham”.
La storia dettagliata di quell’impresa è stata da noi raccontata in versione fumetto sul n.20 di MARE.
Nel corso della stessa intervista Gino Birindelli mi raccontò anche numerosi momenti di vita all’interno del sommergibile Sciré comandato dal mitico J.V. Borghese che scrisse in quelle missioni pagine di storia destinate a surclassare tutte le marine militari nel mondo.    Nessuno infatti è mai riuscito ad eguagliare tali imprese e nemmeno ad avvicinarsi ad esse.    Esempio lampante l’affondamento di due corazzate ad Alessandria d’Egitto, senza fare nemmeno un solo ferito.    L’abilità  di Borghese era quella di portare il sommergibile Sciré da 600 tonnellate (classe Africa) fino a poche migliaia di metri dall’ingresso dei porti, senza farsi notare dal nemico, permettendo ai suoi assaltatori di dirigersi verso il nemico senza indugi ed approfittando dell’occasione per penetrare all’interno dei porti con gli SLC (siluri a lenta corsa) l’arma più rivoluzionaria di tutto il secondo conflitto mondiale, ideata da Teseo Tesei

sopra la targa che nomina il lungofiume di Pescia, scoperta innanzi alla figlia dell’ammiraglio, vivamente commossa.

In occasione della cerimonia in memoria del grande Gino Birindelli, avendolo conosciuto di persona, in casa sua e per un intero pomeriggio, posso tranquillamente testimoniare che raramente nella mia vita di giornalista ho avuto la sensazione di stare innanzi ad un uomo di grande statura, nonostante Gino fosse di corporatura minuta. In poche ore ho imparato moltissimo ad esempio: da quel giorno ho stampato in mente il concetto di Patria che fino ad allora confondevo sovente con Nazione.   Gino Birindelli era veramente una persona eccezionale, spero che ciò che disse e scrisse per quanto scomodo (per alcuni) continui a riecheggiare nel futuro.
Nel corso della stessa manifestazione si è anche inaugurato il monumento ai caduti dello Scirè, proprio sul lungo fiume Birindelli.  Il lancio di tre incursori della nostra Marina Militare ha movimentato la manifestazione.  I tre “marinai” si sono gettati da 1500 metri di altezza sulla città , atterrando tutti e tre nello spazio di un francobollo sul greto del fiume.   Nel contesto attuale ho sentito più volte i miei colleghi definire i nostri GOI (Gruppo Operativo Incursori) simili ai Navy Seal americani, quelli che hanno attaccato ed eliminato (forse) Bin Laden; vorrei nell’occasione sottolineare che sono i Navy Seal americani ad essere simili ai nostri incursori, nati e conformatisi molti anni prima dei Seal, per i quali hanno svolto in molte occasioni ed in particolare agli inizi un lavoro da veri e propri istruttori ed insegnanti.    Occorre sottolineare che la preparazione di un NESGAP (Nuotatore Esploratore Sabotatore Guastatore Assaltatore Paracadutista) italiano è in assoluto la più completa e versatile del mondo.  Se i Navy Seal ci superano di numero non ci superano certamente in qualità  e questo lo dico io personalmente, assumendomene tutte le responsabilità .    Tant’è che i tre paracadutisti incursori comandati e guidati in volo da quello che reputo un mio grande ed intimo amico, sono scesi a pochi metri dalla gente, nonostante il vento in quota ed altre varie difficoltà .
Il capo pattuglia dei tre paracadutisti uncursori sopraggiunge con tanto di bandiera appesa ad un piede, per atterrare nel greto del fiume, facendo una manovra che si chiama “gancio basso”, una manovra estremamente delicata che richiede tutta la concentrazione possibile: è Mac, uno dei più grandi amici che ho nella vita

Uno sbaglio poteva generare anche un grave incidente ma lo sbaglio per questi operatori non è quasi contemplabile. Se si lanciano al segnale del capogruppo è perché tutto può andare solo come previsto, altrimenti non si lanciano.
Terminata la manifestazione al monumento dello Sciré si sono accostati due uomini che fino a quel momento si erano tenuti in disparte (insieme a me), mantenedo un basso profilo, nonostante fossero stati accolti dai marinai italiani in servizio effettivo di ogni grado e livello con un calore che non sentivamo da tempo.
I due uomini rispettivamente padre e figlio erano il Principe Andrea Sciré Borghese, quarto figlio del comandante dello Sciré, concepito all’Hotel delle Palme di Lerici, ora hotel Shelley, proprio prima di una partenza del sommergibile Sciré verso Gibilterra, e suo figlio Valerio Borghese, che ha partecipato alla manifestazione insieme ai suoi due splendidi bambini, presente anche la moglie del Principe Andrea Sciré: Maria.     Conosciamo bene la famiglia e siamo quasi gelosi dell’armonia che queste persone sanno distribuire intorno a loro e della serenità  che possiedono, nonostante abbiano dovuto sopportare molte ingiustizie da parte di alcuni italiani poco preparati soprattutto nello studio della storia.
Ci vorranno ancora alcuni anni prima che si smetta di stendere sugli eroi della X flotmas quell’insopportabile velo di omissioni e dimenticanze che fanno sì che la gente non capisca quanto tutti i protagonisti di quel frangente siano estranei ai fatti negativi ed invece protagonisti di un disperato e generoso gesto esclusivamente patriottico e mai politico e/o partitico.
Quanto appena scritto però non c’è stato in questa manifestazione e salvo insignificanti e marginali accadimenti, ci siamo riuniti tutti intorno ai nostri uomini del passato e del presente, tutti “banda di fratelli” intorno alla nostra bandiera.
Fa piacere scoprire che la Nostra Marina Militare si è finalmente gettata alle spalle l’8 settembre del 1943 e tutti vincitori e vinti hanno ripreso il loro posto nella storia in funzione delle loro gesta e del loro valore. Una guerra civile è il peggio che possa accadere ad un popolo e quanto prima quel popolo riesce a gettarsela dietro le spalle, tanto meglio sarà  per le generazioni future.

da sinistra a destra nella foto: il Principe Andrea Sciré Borghese e il Principe Valerio Borghese figlio di Andrea Sciré e nipote del più grande comandante di sommergibili del mondo accanto al monumento che ricorda i caduti dello Sciré.

Fu solo un caso della storia che proprio prima di quell’ultima tragica missione J.V.Borghese sbarcò dallo Sciré che era già  stato decorato insieme a tutto il suo equipaggio con la Medaglia d’Oro al Valor Militare, per assumere incarichi più alti con il grado di Capitano di Fregata.
L’attaccamento fra il comandante Borghese e il suo equipaggio era così alto che ancora oggi ci commuoviamo tutti vicino a questo monumento.
Figlio, Nipote e scrivente e siamo certi che oggi sono tutti là, insieme a noi, quelli del Serchio, l’equipaggio dello Sciré, Bruno Zelich che fu il suo ultimo comandante e J.V. Borghese. Tutti insieme con le lacrime agli occhi,  e ci sorridono perché sanno che il loro sacrificio non sarà  mai dimenticato, anzi più passerà  il tempo più fulgido amor di patria ci dispenseranno, coinvolgendo le future generazioni e suggerendo ad ogni giovane un sentiero luminoso, per vivere, una traccia indelebile che mette gli interessi personali sempre al secondo posto.
il direttore

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