LA VERITA’ CHE NON LEGGERESTE MAI IN ITALIA

Schermata 2016-03-01 alle 13.12.42

Senza di noi, in Italia, dove vige l’omertà sugli incidenti subacquei, non avreste mai letto quanto segue:

Scuba diving accident kills Cyprus dive instructor
Powered by CDNN – Cyber Diver News Network
November 24, 2009

MAZATOS CIPRO – LARNACA DIPARTIMENTO INVESTIGATIVO DI CIPRO STA INDAGANDO SULL’INCIDENTE MORTALE DI UN SUBACQUEO AVVENUTO DOMENICA A MAZATOS.
OLYMPIADOROS CHRISTODOLOU 47 ANNI,UN ESPERTO SUBACQUEO DI LIMASSOL ERA IN IMMERSIONE CON TRE AMICI, A CIRCA 50 METRI DALLA COSTA QUANDO È AVVENUTO L’INCIDENTE.
CHRISTODOLOU ERA UN “SUBACQUEO TECNICO” ED ERA ABILITATO AD IMMERSIONI SOTTO I 40 MT CHE RICHIEDONO SPECIALI EQUIPAGGIAMENTI QUAL’È IL “REBREATHER” APPARATO RESPIRATORIO CHE FILTRA E RIMETTE IN CIRCOLO L’ARIA RESPIRATA DAL SUBACQUEO. ATTUALMENTE QUESTA TECNICA DI IMMERSIONE NON HA ALCUNA REGOLAMENTAZIONE.
I SUOI AMICI LO HANNO RINVENUTO SVENUTO IN CONDIZIONI CRITICHE ,HANNO POI CHIAMATO LA POLIZIA MARITTIMA E LE UNITA’ DI SOCCORSO , TRASPORTATO PER VIA AEREA ALL’OSPEDALE DI LARNACA DOVE è STATA CONSTATATA LA MORTE.
IL PATOLOGO ELENI ANTONIOU IERI HA CONFERMATO LA MORTE PER SOFFOCAMENTO CAUSA ANNEGAMENTO. CHRISTODOLOU NON PRESENTAVA ALTRI TRAUMI E LA SUA MORTE NON E STATA RITENUTA SOSPETTA.   GLI INCIDENTI SUBACQUEI A CIPRO SONO RARI, E SONO SEMPRE STATI PER CAUSA DI COLLISIONI CON IMBARCAZIONI,  NEL 2008 DUE SUB SONO MORTI INVESTITI DA UNA BARCA. COMUNQUE A CIPRO L’IMMERSIONE SUBACQUEA è STATA FINO ADESSO REGOLAMENTATA COME RICREATIVA.
PHOTHOS SOCRATOUS PRESIDENTE DELLA CYPRUS DIVE ASSOCIATION HA DETTO IERI CHE L’IMMERSIONE TECNICA è DIVENTATA PIU POPOLARE NEGLI ULTIMI ANNI A CIPRO DA QUANDO SONO ARRIVATI SUL MERCATO EQUIPAGGIAMENTI COME IL REBREATHER, E NON SONO STATI REGOLAMENTATI PER L’IMMERSIONE RICREATIVA. SOCRATOUS HA SPIEGATO CHE QUESTA È UN ATTIVITà AD ALTO RISCHIO, NELL’IMMERSIONE RICREATIVA SE SI USANO EQUIPAGGIAMENTI MECCANICI, IN CASO DI MALFUNZIONAMENTO SI PUO VENIRNE FUORI,MENTRE CON APPARATI GESTITI ELETTRONICAMENTE UN MALFUNZIONAMENTO SOTTO I 40 MT NON DA SCAMPO, UN AVARIA DEL REBREATHER CAUSA LO SVENIMENTO E LA PERDITA DI ORIENTAMENTO.
MOLTI BRAVI ED ESPERTI SUB SONO MORTI DURANTE LO SVILUPPO DEL RE-BREATHER, E CHI LO USA DEVE SEGUIRE REGOLE MOLTO RESTRITTIVE. ATTUALMENTE NON VI è ALCUNA REGOLAMENTAZIONE NELL’USO DEL REBREATHER.
LA COMMISSIONE PER GLI STANDARDS IN SCUBA DIVING STA DISEGNANDO UNA REGOLAMENTAZIONE PER L’IMMERSIONE TECNICA, ED ARRIVERA’ IN TEMPI BREVI HA AGGIUNTO SOCRATOUS.
ADESSO VERRANNO AVVIATE LE INDAGINI PER STABILIRE LE CAUSE DELL’INCIDENTE. CHRISTOS ANDREAOU ISPETTORE CAPO DEL CID DI LARNACA HA DETTO IERI CHE VERRA ESAMINATO L’APPARATO DI EROGAZIONE DELL’OSSIGENO DEL RE-BREATHER PER TROVARE LE CAUSE DELL’INCIDENTE.
RISPONDENDO SULLE CONDIZIONI METEO DI QUEL GIORNO ANDREAOU HA DETTO CHE ERANO BUONE. È IL PRIMO INCIDENTE COME QUESTO CHE ABBIAMO AVUTO QUI.
Ringrazimo Marco Sardini per la traduzione

Testo originale di Patrick Dewhurst

Olympiodoros Christodoulou, 47, an experienced diver from Limassol, was diving with three friends, just 50 metres from the shore when the accident happened.

He had been “technical diving” which means going below 40 metres, and which requires specialist equipment, such as “re-breathers” to clean and re-circulate air. Technical diving is currently unregulated.
His friends found him unconscious and in critical condition and called the Marine Police and Search and Rescue Coordination Centre. He was then airlifted to Larnaca General Hospital, where doctors confirmed his death.
State Pathologist Eleni Antoniou yesterday confirmed the cause of death was suffocation due to drowning. Christodoulou did not sustain any other injuries, and the death is not being treated as suspicious.
Diving accidents in Cyprus are rare, and typically involve boat collisions. In 2008 two divers died after being struck by boats.
However, most scuba diving in Cyprus has so far been recreational, i.e. above 40 metres, and which is regulated. Photos Socratous, Chairman of the Cyprus Dive Association said yesterday “Technical diving has become more popular in the last couple of years in Cyprus, since specialist equipment like re-breathers came on the market. This does not come under recreational regulations however.”
He explained that this is a higher risk activity. “Recreational diving uses only mechanical equipment, and if it malfunctions you can escape. However re-breathers control the mix of gases electronically, and if they malfunction at below 40 metres you cannot escape.” Mechanical faults in rebreathers can cause blackouts, seizures and disorientation.
“A number of very good and experienced divers died during the development of rebreathers, and so users must follow very strict rules.” Currently no such regulation exists, however.
“The Committee for International Standards (in scuba diving) is drawing up regulations for technical diving, and they will come shortly.” Socratous added.
An investigation into the cause of the accident has now been launched. Christos Andreou, Larnaca CID Inspector in charge of the investigation, said yesterday: “We are now examining the diver’s equipment, his oxygen tank and regulators, to find the cause of the accident.”
Asked about the conditions on the day, Andreou said “The weather was fine. This is the first accident like this we have had here.”
by Patrick Dewhurst

e questa la traduzione di Andrea Nicolai:

MAZATOS, Cyprus — Larnaca CID is investigating the accidental death of a scuba diver near Mazotos on Sunday.MAZATOS, Cipro – Il Larnaca CID (non sono riusctio a capire cosa sia???) sta indagando sulla morte accidentale di un subacqueo avvenuta nelle vicinanze di Mazotos Domenica scorsa.
Olimpiodoro Christodoulou, 47 anni, un subacqueo esperto di Limassol, era in immersione con tre amici a soli 50 metri dalla riva quando è avvenuto l’incidente. Era un “subacqueo tecnico”, che significa immergersi al di sotto dei 40 metri, attività che richiede attrezzature specializzate, come “re-breathers” per pulire e ri-circolare l’aria. Immersione tecnica è attualmente non regolamentata.
I suoi amici lo hanno trovato incosciente e in condizioni critiche e hanno chiamato la polizia e il Marine Search Rescue Coordination Centre. E’ stato quindi trasportato in aereo all’ospedale di Larnaca, dove i medici hanno constatato la sua morte.
L’anatomopatologo Eleni Antoniou ha confermato ieri la causa della morte per asfissia dovuta ad annegamento. Non presentando Christodoulou altre lesioni, e la morte viene considerato come non sospetto.
Gli Incidenti subacquei a Cipro sono rari, e coinvolgono solitamente collisioni con barche. Nel 2008 due sub sono morti dopo essere stati colpiti da una imbarcazione. La maggior parte immersioni subacquee a Cipro è, infatti, di tipo ricreativo, cioè inferiore alla profondità di 40 metri, attività che è attualmente regolamentata.
Socratous, presidente della Cipro Dive ha detto che “le immersioni tecniche sono diventate frequenti negli ultimi due anni a Cipro, in particolare dal momento nel quale le attrezzature specialistiche, come i re-breathers sono arrivati sul mercato. Queste però non rientrano nella normativa delle immersioni ricreative.”
Ha spiegato che si tratta di una attività che presenta un rischio più elevato. “La subacquea ricreativa utilizza solo attrezzature meccaniche, e se avvengono malfunzionamenti si può risolvere il problema. I re-breathers, invece, controllano la miscela di gas attraverso apparati elettronici, e se il guasto si presenta al di sotto di 40 metri non si può risolvere”. Un guasto meccanico in un rebreather può causare black-out, convulsioni e disorientamento. “Alcuni sub molto bravi ed esperti sono morti durante lo sviluppo di rebreather, e quindi gli utenti devono seguire regole molto rigide.” Attualmente, però, non esiste alcuna regolamentazione.
Socratous ha aggiunto – “Il Comitato per gli standard internazionali (per le attività subacquee),sta elaborando regolamenti per l’immersione tecnica, che verranno pubblicati a breve”.
. E stata aperta un’inchiesta sulle cause dell’incidente. Christos Andreou, ispettore incaricato delle indagini del Larnaca CID, ha detto ieri: “Stiamo esaminando le attrezzature del subacqueo, le sue bombole di ossigeno e il suo erogatore, per accertare la causa dell’incidente.” Alla domanda sulle sulle condizioni meteo del giorno dell’incidente, Andreou ha dichiarato: “Il tempo era bello. Questo è il primo incidente di questo tipo che abbiamo avuto qui.”
by Patrick Dewhurst

causa della morte: dall’autopsia viene indicato il semplice annegamento
potremmo dire come al solito
Si parla però di comitato internazionale prossimo ad emettere un regolamento – questa mi pare la vera notizia; la morte di un subacqueo con il rebrether elettronico comincia invece ad assomigliare ad una consuetudine: tutti erano subacquei esperti, tutti avevano decine di ore di immersione in rebreather. Infatti come abbiamo più volte indicato è una roulette russa, più ci vai e più è probabile di trovare la tua pallottola

il direttore

SUPERARE IL MURO DELL’OMERTA’

l’incredibile immagine di un F-18 Hornet che supera il muro del suono con il “bang”

Nel mondo dell’aviazione civile e militare esiste una regola: l’analisi degli incidenti, e vengono considerati tali anche quelli sfiorati ma non avvenuti.
Ad esempio se due vettori in volo si avvicinano troppo, viene considerata mancata collisione e si mette in moto una macchina che cerca di appurare le ragioni per le quali non è stato mantenuto lo spazio corretto.
Si tratta di un metodo utilissimo che tende a ridurre il numero degli incidenti.
Nel forum, un nostro collaboratore – Gavno – si mette a disposizione per una nuova iniziativa l’Incident Reporting della subacquea, l’iniziativa viene applaudita da molti e fa seguito ad un nostro intervento dove evidenziamo che la morte del subacqueo nell’ultimo incidente è da attribuire ad una errata concezione della decompressione e della MDD (malattia da decompressione), infatti il subacqueo non è morto a causa del primo incidente, che aveva riportato tutti e due i subacquei in superficie, ma a causa della re-immersione per fare I TRE minuti di deco saltati.
Le ragioni della morte (è questo l’incidente su cui a nostro parere occorre indagare) sono per ora ignote e forse tali resteranno a causa della permanenza in mare di due giorni del corpo dello sventurato con inevitabile allagamento di tutte le vie aeree.
L’acqua purtroppo confonde molte cause di morte e riduce tutto “all’annegamento per malore”.
Non è ignoto però il fatto che in un incidente simile, salto di soste di decompressione la soluzione DEVE essere quella di risalire in barca e decomprimersi in O2 a pressione normobarica. Attivando se del caso le unità di soccorso. La reimmersione è assolutamente sbagliata e praticabile solo in casi estremi e di totale assenza di centri iperbarici raggiungibili in elicottero o altri mezzi.
Le ragioni di ciò sono tante e facilmente intuibili. Un malore può sopraggiungere per svariate ragioni, embolia, freddo, stanchezza, paura, stress nervoso eccetera.
Quel malore in acqua costa la vita (vedi il nostro caso), in barca non succede nulla e nel caso peggiore si va in camera iperbarica. Ricordiamo che NEL 90% DEI CASI di MDD non si muore e che ci sono ben tre ore per raggiungere un centro iperbarico e far regredire a zero l’embolia senza conseguenze per l’infortunato.
Dopo le tre ore la terapia sarà più lunga ma il risultato sempre preferibile alla morte in acqua.
Ricordiamo a tutti che la MDD può colpire ognuno di noi e non fa dell’infortunato un subacqueo di serie B bensì un subacqueo più esperto e consapevole.

 

 

 

nella foto il vecchio decompressimetro a membrana della SOS di Torino, che usavamo negli anni sessanta e settanta.     I più prudenti attendevano a tre metri che la lancetta uscisse dall’ultima tacca rossa. Non chiedetevi come facevamo a sapere che l’aria per la deco sarebbe bastata. Solo l’esperienza poteva salvarti dall’uscire con deco ancora da fare!

Ricordiamo inoltre che tre minuti di decompressione a tre o sei metri sono nulla in caso di quadro clinico compromesso dalla presenza massiccia di bolle a livello venoso, non servono a niente, come fare un impacco di acqua calda su una gamba di legno. Solo una errata concezione della decompressione poteva condizionare lo sventurato subacqueo a reimmergersi per fare quei tre minuti e la nostra paura è che fra i subacquei sportivi questa mentalità sia molto diffusa.
Non lasciatevi condizionare dalla parola embolia. Le bolle, finché restano a livello venoso vengono smaltite attraverso il filtro polmonare ed anche se stressano l’organismo non conducono alla morte del soggetto che può:
– decomprimersi in barca con O2 e se necessario raggiungere un centro iperbarico.
Ridiscendere a seguito di una pallonata per smaltire – 3 – 5 -10 – 20 minuti eccetera di decompressione saltati è SEMPRE sbagliato, diventa poi pericolosissimo e letale se lo si fa da soli e senza uno standby diver in superficie.
In ultima analisi il subacqueo doveva risalire in barca (soluzione ottimale); fissarsi almeno ad una braca tenuta dai compagni in superficie (soluzione sbagliata ma almeno accettabile).
Quanto sopra per farvi comprendere che la MDD non è una belva pronta a saltarvi addosso, ma una malattia che può svilupparsi a vari livelli, dal raffreddore alla broncopolmonite, oppure non svilupparsi affatto, anche in presenza di tappe cospicue che non sono state fatte.
Sia il raffreddore che la polmonite si curano in barca e o nei centri iperbarici, MAI in mare.
Detto questo torniamo all’Incident Reporting. Gavno si è già messo a disposizione anche in caso di suo incidente mortale per una approfondita indagine sulle cause dello stesso allo scopo di aiutare gli altri.
Stiamo sondando la proposta sul piano legale, dal momento che comporterebbe l’archiviazione da parte di marescoop di dati sensibili di ogni iscritto all’Incident Reporting.
L’iniziativa pare piacere a molti, che vedono in marescoop una organizzazione non solo “no profit” ma anche superpartes ed affidabile.
Marescoop si rende disponibile all’iniziativa, come sempre gratuitamente e, dulcis in fundo, non posso ancor dirvi tutto, ma vi comunico che a La Spezia e nata una nuova casa editrice.

il direttore

Se apprezzate il mio lavoro potete aiutarmi a vivere con una piccola donazione, anche un solo euro farà la differenza

 

 

L’ISUELA – PORTOFINO. MUORE RAFFAELE LAZZARO – 38 ANNI

Schermata 2016-03-01 alle 12.51.44

la subacquea sportiva o ludica sta divetando il mare dell’omertà. I subacquei muoiono ma non se ne può parlare. Bisogna rispettare il dolore di amici e parenti, Come se quelli che muoiono in montagna o in macchina, non avessero parenti che soffrono.
Mi asterrò dal fare commenti, poiché ogni cosa è più che evidente. Immersione a trenta metri, si guasta un computer si risale in fretta, un uomo muore.
Tutto l’incidente è velato dal mistero. Nessuno sa nulla di preciso, su poverosub si chiede il silenzio… rispettiamo il dolore di amici e parenti… Mi domando: ma che cacchio stiamo facendo? Silenzio??? Ma quale silenzio! E’ morto un uomo e non si sa perché. Auguriamoci che qualcuno indaghi, auguriamoci che si capisca il perché.

Ecco dal “Secolo XIX” la testimonianza del subacqueo che si è salvato, grazie alla camera iperbarica??!:
Il mio computer portatile si è guastato durante la risalita dalla secca dell’Isuela. Con Raffaello siamo riemersi in fretta, poi lui è si è nuovamente immerso e da quel momento non l’ho più visto». Piercarlo Sabbadini, 48 anni di Biella, racconta così l’immersione di domenica pomeriggio a Punta Chiappa con l’amico e compaesano Raffaello Lazzaro, imprenditore di 38 anni, scomparso nelle acque dell’Area marina protetta di Portofino. Sabbadini, tecnico ascensorista residente a Vigliano, socio del club Biella Sommozzatori, ieri mattina è stato dimesso dall’ospedale San Martino, dov’era stato sottoposto a terapia in camera iperbarica per una sospetta embolia. Nel pomeriggio, il quarantottenne si è recato negli uffici della guardia costiera di Camogli per fornire agli inquirenti la propria versione dei fatti. «Eravamo una decina in tutto – ha detto Sabbadini agli investigatori – abbiamo visitato la secca dell’Isuela. Raffaello e io siamo sempre rimasti assieme. Siamo scesi fino a 37, 38 metri di profondità, quindi abbiamo iniziato la risalita.  A un certo punto – ha ricordato ancora il tecnico biellese – mi sono accorto che il computer che avevo al polso era guasto e non segnalava più la quota. Ho segnalato l’intoppo a Raffaello e insieme siamo riemersi. Giunti quasi in superficie, Lazzaro mi ha fatto cenno di avere ancora ossigeno (!!!?) per tre minuti e si è immerso nuovamente». Probabilmente il sub biellese intendeva comunque effettuare le ultime fasi della decompressione. «Sono salito a bordo del gommone e con i responsabili abbiamo deciso di attendere il ritorno di Raffaello, prima di farmi visitare da un medico per scongiurare il rischio di embolia. Ci siamo affacciati, abbiamo guardato il mare, nel tentativo di scorgere la sagoma di Lazzaro, ma l’acqua era torbida e non lo abbiamo più rivisto». A quel punto sono scattate le operazioni di ricerca, proseguite fino alle 17 e sospese a causa del buio. Militari della guardia costiera di Genova, sommozzatori dei vigili del fuoco, dei carabinieri e della guardia di finanza sono tornati ieri mattina nelle acque di Punta Chiappa, alla ricerca di Lazzaro. Ma del trentottenne non c’è traccia. Le condizioni meteomarine, poi, non hanno agevolato l’opera delle squadre di soccorso: la visibilità in acqua è ridotta a un paio di metri e le previsioni annunciano burrasca per le prossime ore. I soccorritori oramai sono certi che l’imprenditore di Biella sia deceduto: si cerca il cadavere che, però, le correnti potrebbero aver spinto al largo, dove i l mare scende a oltre trecento metri di profondità. A Camogli, per seguire le operazioni di ricerca sono giunti l’altropomeriggio il fratello e la sorella di Raffaello, Giuseppe e Paola. Sabbadini, invece, dopo aver fornito la propria testimonianza agli uomini della Capitaneria, tornerà a Biella
Recuperato il sub scomparso.
Il corpo di Raffaello Lazzaro, imprenditore biellese di 38 anni, scomparso nelle acque dell’Area marina protetta di Portofino è stato recuperato dalle squadre di soccorso. Il cadavere era a una profondità di 25 metri a ovest della zona della scomparsa.

il direttore