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Sopra, Raimondo Bucher alla presentazione del suo libro. Era più avanti di molti di noi già nel 1976

Spinto dal desiderio di alcuni lettori, pubblico qui di seguito o meglio solo per gli iscritti che possono accedere all’articolo nella sua completezza attraverso il clic su “leggi tutto”, tre pagine di un tema molto moderno, pubblicate nel 1976 da una storica rivista che mi pregio di aver fatto rinascere e diretto per molti anni. Mondo Sommerso.
Oggi nemmeno più l’ombra di quello che ricostruii a partire dl 1995 al 1999 aprile, periodo nel quale fu interamente nelle mie mani senza più alcuna interferenza.
Raimondo Bucher aveva un carattere difficile, molti lo evitavano a causa della sua insistenza su certi temi come i parchi marini, ma anche negli ultimi anni della sua vita aveva ancora molto da insegnare ai giovani. Le pagine che seguiranno sono state fotografate dall’originale e messe in rete con una definizione che vi dovrebbe consentire un ingrandimento sufficiente a leggere il testo.
Scoprirete che Raimondo nel 1976 usava già da 18 anni la miscela elio/ossigeno in immersioni alla ricerca dell’oro rosso. So con certezza che scese fino a 150 metri, non usava alcun GAV, pinne inventate da lui, molto corte ed anatomiche, un muta gialla e un bibombola, un maschera gran facciale a vetro unico ed uno stringi naso. L’erogatore fu prima un monostadio modificato da lui poi un Inject 40 Technisub, sempre modificato da lui. L’erogatore ad Offerta io l’ho provato ed era veramente leggendario! Buona lettura…
Marcello Toja

Raimondo Bucher vicino ad una sua pescata di corallo, notate la muta gialla che per anni cercai di convincere le case costruttrici a mettere sul mercato per motivi di sicurezza. Non mi sembra che disturbi il concetto di “macho” subacqueo, tanto caro ai nuovi sub!

 

 

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il direttore

LA TABELLA SEMPLIFICATA MARCELLO TOJA

PERCHE’ RIMETTIAMO IN PRIMA LA NOSTRA TABELLA SEMPLIFICATA, TRADOTTA DALLE USNAVY REV.6? PERCHE’ ALLA LUCE DEGLI ULTIMI ARTICOLI DIVENTANO SEMPRE PIU’ D’ATTUALITA’ ED IMPORTANTI PER LA SICUREZZA DEI SUB-MENTRE LE FEDERAZIONI TACCIONO O SUSSURRANO MA NON PRENDONO POSIZIONE, SPIAZZATI ANCHE DAGLI EXTRA DEEP STOP PROPOSTI DAL DAN EUROPE, MENTRE LA US NAVY STA GIA’ ELABORANDO LA REVISIONE 7.  UN “COMPUTER” VERAMENTE POCO COSTOSO MA MOLTO PIU’ SICURO DI QUELLO CHE AVETE AL POLSO, NON SI ROMPE E NON NECESSITA DEL CAMBIO BATTERIE E “DULCIS IN FUNDO” NON INQUINA!
Il direttore


quella che vedete a sinistra è la curva di sicurezza delle nuove tabelle della US Navy con un campo allargato di dati decompressivi che coprono ampiamente l’area delle immersioni sportive. Abbiamo fatto un lavoro certosino, nel convertire le profondità da piedi a metri e nel costruire il diagramma. Questa tabella rende superati tutti i computer subacquei e tutte le didattiche.
Era relegata nel silenzio, perché i BARONI della subacquea non avevano alcun interesse a renderla pubblica. Noi l’abbiamo fatto nell’interesse di quei subacquei che non hanno molti mezzi e vogliono immergersi in sicurezza, ma anche per tutti coloro che hanno il “grano salis” e riescono a guardare oltre anche se è scomodo ed impegnativo. Non impazzite per copiare dal sito una versione in bassa risoluzione. Andate invece sull’articolo in evidenza in apertura di questo sito e scaricatela

Ricordo che un tempo non molto lontano la US Navy era l’unico punto di riferimento per le immersioni. Nonostante le sue tabelle fossero state calcolate all’epoca dei computer dinosauri, almeno fino a 40 metri le US Navy erano le uniche tabelle realmente affidabili, pluri collaudate, con il più basso tasso di incidenti embolici.
Poi è iniziato lo sfacelo, Buhlmann con a disposizione sette miliardi di vecchie lire, butta sul mercato le sue tabelle con un algoritmo corretto, è il periodo in cui tutta la subacquea sportiva e ricreativa è puntata verso la decompressione più corta possibile.
In una fine XX secolo si sente già la fretta, la decompressione è tempo perso quindi vanno per la maggiore i computer più permissivi. Nasce il mito di Aladin, ma Aladin non fa altro che applicare le vecchie tabelle US Navy, con qualche modifica necessaria per quelle che sono diventate le immersioni “multilevel”. Nel 1989 al NEDU della US Navy, quasi non sapevano nemmeno dell’esistenza di Buhlmann eppure loro stavano spendendo oltre 18 milioni di dollari, cioè il triplo di quelli che aveva avuto a disposizione Buhlmann, solo per determinare se un grasso fosse più a rischio di un magro. Verdetto che arrivò, stabilendo che grassi o magri non faceva alcuna differenza il problema andava cercato da altre parti.

Eppure anche oggi, checché dicano i “guru” di una subacquea basata sull’ignoranza totale, tant’è che la maggior parte di loro non ha ancora compreso la “Oxygen Window”, la US Navy e il suo NEDU (Naval Experimental Departement Usnavy) sono i migliori. Migliori perché? Perché hanno più soldi a disposizione, perché hanno avuto più soldi a disposizione, perché il loro obbligo è di non avere incidenti con i combattenti subacquei e quindi devono cavalcare la tigre costantemente.
Le nuove tabelle di decompressione dellla US Navy sono uscite nel silenzio generale. La ragione è molto semplice, sconvolgevano TUTTO.
Perché tutto?
1) finalmente erano calcolate per una velocità di risalita di 30 piedi al minuto (9 metri/min) mentre le vecchie US Navy erano calcolate a 18 metri/min ed erano state sconvolte da una velocità di risalita di 10 e poi 9 metri al minuto, mentre non erano cambiati tutti gli altri parametri
2) la quota a tre metri, a mio parere la più grande causa di embolie, è stata eliminata, rendendo vecchi ed obsoleti tutti i computer, tutti i corsi, tutte le didattiche e un po’ anche gli istruttori. Ricordo che con il buon Delaide litigammo proprio su questo punto: non aveva compreso che la decompressione in ossigeno a 3 metri era inutile e peggiorativa
3) a fianco della decompressione ad aria, la US Navy ha calcolato ed indicato anche la decompressione in Aria/Ossigeno.
Una immensa ricchezza che è arrivata mentre tutti accecati da computer e rebreather, da soldi e tecnologia, volevamo, desideravamo, far finta di nulla. Quelle tabelle diciamolo francamente davano fastidio, imponevano a tutti di darsi una regolata, di ricominciare a leggere, di aggiornarsi. Ebbene, con grande fatica noi l’abbiamo fatto. Abbiamo lavorato per dare soprattutto a quei subacquei che non hanno tutti quei mezzi economici a disposizione e che vogliono comunque continuare ad immergersi, una tabella comprendente una curva di sicurezza modernissima, che possono scaricare nel download di www.edicolamarescoop.com, che possono far plastificare, per portarsela sott’acqua. La OW (oxygen window) indicata dalla US Navy comincia a nove metri, con dei guadagni favolosi, Noi abbiamo inserito in questa tabella convertita da piedi in metri tutte le informazioni necessarie per l’uso. Qualcosa comunque è rimasto fuori, ad esempio il tempo sul fondo va calcolato comprendendo discesa a 22 metri al minuto e risalita a 9 metri al minuto fino alla prima tappa.
Ragionando in questo modo è palese che la sicurezza si estende fino a 57 metri per 5 minuti.
Si tratta in realtà di un sali e scendi senza alcuna pausa sul fondo.
In questa tabella è bene comprendere che la profondità minima per la deco è a 6 metri, la vecchia tappa dei 3 metri scompare ma l’unica tabella che è stata ricalcolata per quella tappa, e questa da noi pubblicata.
Occorre che i subacquei capiscano che non possono SOLO eliminare la tappa a tre metri, devono farlo ESCLUSIVAMENTE in considerazione e presenza dei nuovi calcoli decompressivi esposti in questa tabella.
Ovviamente abbiamo preso in esame solo il campo ricreativo, le nuove US Navy vanno molto oltre ma ci è sembrato logico limitarci ad un campo più ristretto. Nessuno impedisce ai fautori dell’immersione profonda di scaricarsi il mauale US Navy e completare la tabella anche con esposizioni eccezionali.
Concludiamo sottolineando che questa tabella è calcolata esclusivamente per l’aria compressa con una possibile decompressione in O2 puro partente dai 9 metri.

Buon divertimento,

il direttore

DCP – LE DUE FACCE DELLA MEDAGLIA – CHI HA RAGIONE?

 

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sopra il Captain George “Pappy” Bond, U.S.N,M.D. il “padre” dell’immersione in saturazione della US Navy – fotografato da John R. Clarke Navy Experimental Diving Unit, 321 Bullfinch Rd., Panama City, FL 32407-7015, USA.         “Pappy” sostiene che molte delle esperienze fatte con la US Navy possono servire ai subacquei sportivi “He had a moral conviction that the tools and techniques developed for military purposes could be used for civilian underwater science”

Nedu e Dan Europe sono in netto contrasto fra loro circa la tecnica della decompressione. I primi sostengono che a seguito di quasi 400 immersioni hanno avuto ampia dimostrazione che gli extra deep stop peggiorano la situazione, i secondi che in vece le bolle registrate dopo l’effettuazione di extra deep stop con il doppler, erano minori.
Noi non abbiamo alcuna possibilità di decidere chi ha ragione, semmai possiamo dire come la pensiamo, ma intanto esaminiamo da vicino i due documenti contrapposti.
John R. Clarke,
Navy Experimental Diving Unit, 321 Bullfinch Rd., Panama City, FL 32407-7015, USA scrive nella sua relazione:Deep Stops
In spite of the avowed, almost religious mantra about the efficacy of deep decompression stops, NEDU’s experience with deep stops has been disappointing (Gerth et al., 2007; Gerth et al., in press). NEDU conducted air dives to 170 fsw for 30 min with a total stop time of 174 min.
That stop time was distributed either deep, or with the traditional, relatively shallow decompression stops. With traditional stops three DCS incidents resulted from 192 dives: with deep stops there were 11 events in 198 dives. Furthermore, graded scores for venous gas emboli were considerably greater with deep stops than with traditional stops.

In contrapposizione al quasi religioso mantra sugli extra deep stop l’esperienza del NEDU (riportato in Gerth et al., 2007; Gerth et al., in stampa e in Blatteau et al (2005), e Gutvik et al (2007)) deriva dall’aver condotto immersioni in aria fino a 170piedi (51mt) per 30 minuti con una decompressione totale di 174 minuti.
Questo tempo di deco e’ stato distribuito sia in risalita con deep stop o piu tradizionalmente con stop di decompressione relativamente poco profondi secondo tabelle. Con gli stop tradizionali si sono avuti 3 incidenti da decompressione su 192 immersioni, con i deep stop 11 su 198 immersioni. Inoltre l’analisi della presenza di emboli venosi e’ stata considerevolmente più positiva nel caso di deepstop che nel caso di stop tradizionali.

Vedimo invece che cosa scrive il Dan Europe in merito agli extra deep stop:B. BENNETT1, A. MARRONI F.J. CRONJE -R. CALI-CORLEO, P. GERMONPRE – M. PIERI, C. BONUCCELLI, M.G. LEONARDI, C. BALESTRA Duke University Medical Center, 2,3DAN Europe Foundation Research Division, Division of Baromedicine, University of Baromedicine, University of Malta Medical School, 4DAN Southern Africa, 5Center for Hyperbaric Oxygen Therapy, Military –
Hospital, Bruxelles, 6Haute Ecole, Paul Henri Spaak, Occupational and Environmental Physiology Department, Bruxelles,
Belgium
Effect of varying deep stop times and shallow stop times on precordial bubbles after dives to 25 msw (82 fsw) (Undersea Hyperb Med. 2007 Nov-Dec;34(6):399-406.)

In our previous research, a deep 5-min stop at 15 msw (50 fsw), in addition to the typical 3-5 min shallow stop, significantly reduced precordial Doppler detectable bubbles (PDDB) and “fast” tissue compartment gas tensions during decompression from a 25 msw (82 fsw) dive; the optimal ascent rate was 10 msw (30 fsw/min). Since publication of these results, several recreational diving agencies have recommended empirical stop times shorter than the 5 min stops that we used, stops of as little as 1 min (deep) and 2 min (shallow). In our present study, we clarified the optimal time for stops by measuring PDDB with several combinations of deep and shallow stop times following single and repetitive open-water dives to 25 msw (82 fsw) for 25 mins and 20 minutes respectively; ascent rate was 10 msw/min (33 fsw). Among 15 profiles, stop time ranged from 1 to 10 min for both the deep stops (15 msw/50 fsw) and the shallow stops (6 msw/20 fsw). Dives with 2 1/2 min deep stops yielded the lowest PDDB scores–shorter or longer deep stops were less effective in reducing PDDB. The results confirm that a deep stop of 1 min is too short–it produced the highest PDDB scores of all the dives. We also evaluated shallow stop times of 5, 4, 3, 2 and 1 min while keeping a fixed time of 2.5 min for the deep stop; increased times up to 10 min at the shallow stop did not further reduce PDDB. While our findings cannot be extrapolated beyond these dive profiles without further study, we recommend a deep stop of at least 2 1/2 mins at 15 msw (50 fsw) in addition to the customary 6 msw (20 fsw) for 3-5 mins for 25 meter dives of 20 to 25 minutes to reduce PDDB.
In una nostra precedente ricerca, lo stop a 15mt di 5min in aggiunta allo stop di 3/5 min meno profondo riduceva significativamente le PDDB/Bolle precordiali rintracciabili via doppler) e compartimenti di tensione di gas in tessuti veloci durante la decompressione da un’immersione a 25mt. il rateo di salita ottimane era di 10mt minuto. Dalla pubblicazione di questi risultati, alcune agenzie di subacquea ricreativa hanno raccomandato stop empirici più corti dei 5 minuti che avevamo utilizzato; stop brevi di 1 minuto (profondo) e 2 minuti (poco profondo). In questo studio abbiano identificato il tempo ottimale per gli stop misurando la PDDB in diverse combinazioni di tempi di sosta profondi eseguendo immersioni open singole e ripetitive fino a 25mt. per 25 minuti e 20 minuti, rateo di salito 10 metri/min. Su 15 profili di immersione lo stop ha variato da 1 a 10 minuti sia per la deepstop a 15mt sia per quella a 6mt.
Le immersioni con con sosta di 2,5 minuti di deepstop hanno avuto il minimo valore di PDDB, deepstop piu’ corti o piu’ lunghi si sono rivelati meno efficaci nel ridurre PDDB.
I risultati confermano che la deepstop di 1 minuto e’ troppo breve, e ha prodotto il valore piu’ alto di PDDB di tutte le imeersioni. Abbiamo valutato anche stop meno profondi (6mt) di 5,4,3,2,1 minuto tenendo la deep a 2,5 minuti. L’aumento fino a 10 minuti della sosta a 6mt (shallow) non ha ridotto la PDDB. Anche se questi risultati non possono essere estrapolati da questi profili di immersioni senza un ulterioree approfondimento di ricerca, consigliamo deepstop di almeno 2,5 minuti a 15mt in aggiunta a 3/5 minuti a 6mt per immersionioni a 25mt per 20/25 minuti per ridurre la PDDB.

Due teorie due risposte differenti, c’è da dire che non sappiamo se i ricerctori del NEDU hanno eseguito deep stop lunghi 2,5 minuti come consiglia il Dan Europe, ma c’è anche da sottolineare che il grado di saturazione nelle immersioni della US Navy era di molto superiore a quello delle prove del Dan Europe.
La mia opinione personale che conta come il due di picche a briscola e che le sperimentazioni del NEDU della US Navy siano più attendibili di quelle del Dan Europe, per numero di immersioni fatte, per disponibilità di fondi e di tempo, oltre che di personale (cavie).
Comunque suggerisco di non fare insalatone e cioè di non usare gli extra deep stop quando vi decomprimete con le tabelle US Navy revisione 6. Sono state calcolate e testate senza i deep stop ed in tal modo vanno utilizzate.
Segnaliamo inoltre una risposta che ci ha dato Edward T. Flynn, Captain, MC, USN, Office of the Supervisor of Salvage & Diving, in riferimento alla sosta a sei metri indicata come l’ultima nelle tabelle da noi pubblicate e scaricabili da download su marescoop e ora anche da edicolamarescoop:
Dice Flynn,
“Relativamente alla sosta a 20 fsw (feet salt water, 6mt), abbiamo scelto questa strategia principalmente per motivi operativi.  E’ piu’ facile per un diver mantenere il controllo della profonditaà a 20 fsw (6 metri) piuttosto che a 10fsw (3 mt). Tuttavia vi sono alcune prove che la sosta a 20fsw sia superiore a quella a 10fswd al punto di vista della decompressione.
Brian Hill nel corso dei suoi esperimenti ha dimostrato che le capre potevano risalire piu’ velocemente da un’immersione a 150fsw per 60 minuti in aria se l’ultima sosta fosse stata fatta a 20fsw piuttosto che a 10fsw.
– riferimento dell’articolo sul  Journal of Applied  (1968!) –
Per la maggior parte delle nostre decompressioni respireremo ossigeno alla quota finale di decompressione piuttosto che aria.        In questo caso siamo abbastanza convinti che un’ultima sosta a 20fsw sarà sempre almeno uguale e probabilmente superiore a quella dell’ultima sosta  a 10fsw dal punto di vista della decompressione.
Dal momento che il diver sta respirando ossigeno e quindi non ha azoto nei polmoni, l’azoto verrà eliminato dai tessuti al massimo rateo possibile. Se tutto l’azoto nei tessuti rimane dissolto, il gradiente di eliminazione sarà identico a 20 o 10 fsw, il tempo di eliminazione sarà lo stesso e indipendente dalla profondità di sosta.
Ma nella situazione piu’ probabile che alcune bolle possano essersi formate e che tali bolle abbiano saturato il tessuto internamente, il gradiente di eliminazione sarà maggiore a 20fsw piuttosto che a 10 fsw perché la pressione parziale di azoto nei tessuti dove sono presenti bolle e’ maggiore a 20fsw piuttosto che a10 fsw”

With regard to the 20-fsw last decompression stop, we adopted that strategy mainly for operational reasons.  It is easier for a diver to maintain depth control at 20-fsw than it is at 10-fsw.  However, there is also some evidence that a 20-fsw last stop is superior to a 10-fsw last stop from the decompression standpoint.  Brian Hills, in titration experiments, showed that goats could surface faster from a 150 fsw 60min air dive if the last stop was at 20 fsw rather than 10 fsw.  The reference is:
Hills, B.A., Relevant phase conditions for predicting occurrence of decompression sickness.  Journal of Applied Physiology 25(3): 310-315, 1968.
For most of our decompressions we will be breathing oxygen at the terminal decompression stops rather than air.  Here we are fairly confident that a 20-fsw last stop will always be at least equal to and most likely superior to a 10-fsw last stop from the decompression standpoint.  Since the diver is breathing oxygen and therefore has no nitrogen in his lung, nitrogen will washout of tissues at the maximal rate.  If all the nitrogen in tissue remains dissolved, the washout gradient will be identical at 20 or 10 fsw, and therefore the washout time will be the same and independent of the depth of the stop.  The more likely situation is that some bubbles will have formed and that these bubbles will have decompressed the tissue internally.  In this case, the washout gradient will be greater at 20 fsw than at 10 fsw because the partial pressure of nitrogen in tissue when bubbles are present is greater at 20 fsw than at 10 fsw.
Regards,

Ed Flynn

ringraziamo Andrea Nicolai per l collaborazione alla relizzazione di questo articolo

TRAGEDIA IN GROTTA – MORTI DUE RICERCATORI

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sopra,09 Dario Romano, probabilmente morto nell’eroico ma purtroppo inutile tentativo di strappare il suo docente Gaetano Ferruzza alla morsa inesorabile di una grotta di scarsissima visibilità. Non vedendo uscire Gaetano, Dario nonostante la poca aria rimasta si è infilato nuovamente nella grotta dalla quale non ha più fatto ritorno. Cosa sia successo quando ha raggiunto il suo professore non lo sapremo mai, li hanno trovati abbracciati, come quasi sempre avviene in incidenti di questo tipo. Avevano perso il contatto con il filo d’arianna.

Inutile riscrivere il pezzo vi propongo dunque il testo di Damiano Chiaramonte apparso sulla cronaca di Siracusa:
Siracusa – Sono stati recuperati i corpi dei due sub dispersi da martedì pomeriggio nelle acque dell’area marina protetta del Plemmirio.
Alle 16 circa, i soccorritori hanno caricato a bordo della motovedetta della dei vigili del fuoco i cadaveri di Gaetano Ferruzza, 43 anni, docente di sedimentologia marina e regime dei litorali della facoltà di scienze dell’università di Palermo, e Dario Romano, studente di biologia marina e sono tornati al molo del Foro Italico dentro il Porto Grande.
Ad attenderli, sfiniti dalla dolorosa attesa i familiari dei due sfortunati ricercatori. Per portare a termine le complesse operazioni di soccorso stamani sono arrivati a Siracusa, dopo aver effettuato un briefing a Catania, gli specialisti dei vigili del fuoco provenienti da Vicenza e Roma, un nucleo di speleo sub in possesso di attrezzature e addestramento idonei per l’accesso in cunicoli subacquei stretti come quello dell’ultimo tratto della Grotta del Granchio, nella penisola della Maddalena di Siracusa, dove si sono incastrati i corpi dei due sub.
Le dotazioni utilizzate dagli speleo sub possiedono particolari caratteristiche che permettono una maggiore agilità dei movimenti all’interno delle grotte. Bombole, erogatori, fruste speciali che difficilmente possono impigliarsi negli spuntoni delle rocce offrendo maggiori garanzie sul piano della sicurezza personale.

Ad essere recuperato per primo, alle 14, il cadavere del più giovane, lo studente di biologia marina, prossimo alla laurea, Dario Romano; due ore dopo, i soccorritori hanno riportato in superficie il corpo senza vita del docente, Gaetano Ferruzza. Dentro l’antro maledetto, i sommozzatori hanno trovato la bindella, più volgarmente il filo d’Arianna che i due sub hanno perso. Questa è la causa probabile della tragedia. Alle 17 l’imbarcazione dei vigili del fuoco è rientrata in porto, dove immediata è stata l’ispezione cadaverica effettuata dal medico legale il dottor Coco.
Il magistrato, Marco Bisogni, è chiamato adesso a chiarire il mistero, ad andare oltre quel muro di pulviscolo sul quale si erano imbattuti in questi giorni i diversi soccorritori che, a turno, avevano fatto accesso nella grotta senza poter mai raggiungere la terza camera, l’ultima.
Da quanto si è appreso questi sono i fatti: Gaetano Ferruzza, docente sedimentologia marina e regime dei litorali della facoltà di scienze dell’università di Palermo, e Dario Romano, studente di biologia marina prossimo alla laura, insieme ad un terzo sommozzatore, martedì pomeriggio intorno alle 16, si sono immersi nelle acque del versante nord dell’area marina protetta del Plemmirio per raggiungere la grotta del Granchio.
Hanno effettuato dei prelievi ed alcuni carotaggi all’interno dell’anfratto per recuperare materiale inorganico oggetto di studio. I due ricercatori professionisti, con parecchia esperienza alle spalle, avevano avuto modo in passato di esplorare la grotta. Dario Romano stava raccogliendo elementi utili per la sua tesi. Un’immersione in piena regola, con l’assistenza del diving e l’impiego del filo d’Arianna. Finite le operazioni, i tre sub stavano per risalire in superficie, ma Gaetano Ferruzza, accortosi di aver dimenticato alcuni sedimenti all’interno della cavità sommersa è tornato dentro.
Questa decisione è stata fatale al docente palermitano, ma anche al giovane ricercatore agrigentino che, nonostante la poca aria rimasta, è rientrato in grotta per aiutare Ferruzza. Col trascorrere dei minuti, il terzo sommozzatore ha capito che la tragedia si era già consumata. L’allarme è stato lanciato da quest’ultimo il quale, unico a risalire in superficie, ha avvisato i compagni rimasti a bordo della barca d’appoggio che qualcosa non era andato per il verso giusto.

non ci resta che unire il nostro cuore al dolore di due famiglie
il direttore