I PULCINI DELLO SCIRÈ

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gli oltre 400 palombari in congedo della Marina Militare Italiana, riuniti sul piazzale del Varignano

Al Raggruppamento Subacqueo Incursori “Teseo Tesei”, ha avuto luogo il festeggiamento del centosessantesimo anniversario della costituzione della scuola palombari Marina Militare Italiana.
Fu il generale Della Bocca del Gabinetto D’Azeglio a volere la nascita di questo polo di addestramento, che per l’epoca era una assoluta novità; incaricando dell’orgnizzazione il palombaro Robert Gardner che si trasferì con la scuola da Genova a La Spezia nel 1869, utilizzando come sede una nave della Regia Marina.
Indubbiamente sapevano l’importanza di questo avvenimento storico i 400 partecipanti alla manifestazione, tutti palombari ed ex palombari della Marina Militare Italiana, fermi in posizione di attenti nel momento clou dell’inno nazionale.
Le parole dell’Ammiraglio C.A. Giuseppe Cavodragone hanno confermato l’importanza del momento storico, sottolineate dal successivo intervento del presidente del comitato subacquei MMI in congedo Domenico Matarese che ha indugiato su alcuni ricordi della sua vita in Marina: Rivedo ancora ,come fosse oggi , uscire dal colonnato là infondo il Signor Mario Marino , medaglia d’oro dei mezzi d’assalto (seduto alle spalle di Martellotta sul terzo SLC penetrato nel porto di Alesandria d’Egitto), con il maglione blu da sommergibilista sotto la divisa , il berretto sulle 23 come si usava nella Regia Marina, l’immancabile sigaretta in bocca e il suo cane che lo seguiva.
Al suo passaggio il piazzale ammutoliva , tutti eravamo consci che avevamo la fortuna di vedere e convivere con un eroe leggendario”.

Ma che cosa è nel suo intimo pensiero un palombaro della Marina?
Sicuramente un uomo tanto speciale quanto semplice, abituato da generazioni al sacrificio ed alla freddezza, portata avanti con abnegazione e finalizzata a compiere operazioni subacquee difficili e a volte quasi impossibili.

al microfono Domenico Matarese presidente del comitato subacquei in congedo della MMI, al suo fianco l’Ammiraglio C.A. Giuseppe Cavodragone, comandante del ComSubIn (Comando Subacqueo Incursori)

Erano palombari i sei uomini che penetrarono le difese del porto di Alessandria d’Egitto, mettendo in ginocchio la Royal Navy comandata dall’ammiraglio Cunningam, ma era un palombaro, anzi un campione dei palombari della Marina, lo stesso comandante del sommergibile “Scirè” che per anni svolse compiti ai limiti dell’impossibile nelle insidiose acque del Mediterraneo.
Il Capitano di Fregata J.V. Borghese, aveva infatti stabilito un record di profondità con scafandro elastico nelle acque di La Spezia (record mondiale).
Fu indubbiamente questa sua familiarità con i fondali marini ad aiutarlo enormemente nel posizionare il sommergibile in pochissimi metri d’acqua, avvicinando in tal modo gli assaltatori all’obiettivo e rendendo possibili operazioni leggendarie.
Oggi possiamo dire che quelle imprese che hanno segnato indelebilmente la storia sono state possibili solo ed esclusivamente perché a portarle a termine c’erano dei palombari della Marina Militare Italiana.
Con un tale bagaglio alle spalle tutti coloro che hanno vestito i panni dei palombari della MMI successivamente a questi avvenimenti, non potevano esimersi dal tenere alta la bandiera di quella scuola che Robert Gardner fondò ben due secoli fa.
Oggi, la tecnologia ha cambiato radicalmente l’approccio al mare di questi uomini, nonostante l’uso dello “scafandro elastico” sia ancora consueto per tutte quelle attività portuali che necessitano di un assetto pesante, mentre i modernissimi scafandri normobrici ADS (atmosferic diving suit) consentono operazioni fino a 250 metri senza sottoporre il palombaro allo stress della compressione e della conseguente decompressione.
Quanto sopra, consente alla nostra Marina Militare di intervenire su sottomarini incidentati fino a quella profondità, portando le manichette dell’aria che permettono all’equipaggio del mezzo in difficoltà di attendere i soccorsi con un ragionevole margine di tempo.
Ovviamente i compiti dei moderni palombari della Marina Militare Italiana sono tanti ed è impossibile anche per ragioni di riservatezza enunciarli tutti.
Importante sottolineare che queste manifestazioni oltre ad avere il compito di mantenere unita la grande famiglia dei palombari della Marina, consente anche l’incontro fra i giovani palombari che scriveranno il futuro ed i veterani che hanno oggi il compito precipuo di tramandare i valori e la storia.

Marcello Toja

SOPRA, un operatore della MMI sta per immergersi con scafandro elastico tradizionale, l’aria sarà fornita da una pompa a mano della Salvas. La curiosità degli ospiti alla manifestazione è tangibile

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BASTA CON I MISTERI

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sopra lo splendido scenario del Lago Maggiore

pare che tutto quanto segue sia stato inventato di sana pianta da un collega fantasioso, il termine pare è d’obbligo perché sembra che la cosa più difficile del mondo sia capire perché muoiono i sub – intorno ad ogni morte c’è una zona grigia di omertà, di compagni d’immersione che tacciono di altri che distribuiscono frettolosamente condoglianze.
Anche questi due morti sono morti misteriosamente… più i subacquei muoiono misteriosamente più i miei marones girano velocemente.
Spero ardentemente che qualcuno che c’era vuoti il sacco e ci dica che cosa è successo.
Ovviamente se avessimo i mezzi economici spediremmo immediatamente su ogni incidente un inviato in grado di fare un quadro della situazione, purtroppo non li abbiamo (e forse data la nostra tendenza a dire come stanno le cose non li avremo mai) ed è per questo che mi girano le palle.

I FATTI (descritti dalla stampa locale)
Due sommozzatori, a quanto pare un istruttore e un allievo, sono morti nelle acque del lago Maggiore: facevano parte di un gruppo di appassionati di immersioni di Torino, partito nella mattina di domenica da Belgirate (Verbania). Una donna che si era immersa con altri compagni a un certo punto si è sentita male (falso): sono quindi andati in suo aiuto un compagno di squadra e un istruttore(falso). Nessuno dei due è riemerso, mentre la donna si è salvata (falso).
Il team di sommozzatori torinesi aveva raggiunto il Club Sub di Belgirate, per partecipare alle manifestazione in onore della Madonnina di Belgirate che si trova nelle acque del lago Maggiore. La donna era scesa in profondità per un giro di perlustrazione oltre la statua della Madonnina(falso). Lì ha accusato un malore e ha chiamato i compagni(falso). Due di loro, Mario Cappella, 55 anni, di Rondissone (Torino) e Aurelio Sofia, 53 anni, di Venaria, un istruttore e un allievo, sono andati in suo soccorso (falso).
Ma mentre lei è riuscita a salvarsi, loro non sono riaffiorati dalle acque(falso). Così è scattato l’allarme e sono partiti i sommozzatori dei vigili del fuoco di Verbania con un elicottero. Uno dei due corpi senza vita è riemerso spontaneamente mentre per recuperare l’altro i pompieri hanno dovuto scendere a oltre 37 metri di profondità.
(pare aiutati dal nostro Marco 60) Al momento è tutto quello che sappiamo,

B&B DIRITTO DI RETTIFICA

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In riferimento al diritto di rettifica, sancito dall’articolo 8 della legge sulla stampa n. 47 del 1948 e dagli artt. 42 e 43 della legge 416 del 1981, pubblichiamo qui di seguito la rettifica inviataci dal diving B&B di Portofino, anche se non ci sembra che esistano discordanze con l’articolo da noi pubblicato, semmai ringraziamo B&B per l’approfondimento della notizia.
Le eventuali responsabilità non sono di nostra competenza, certo che gestire un diving è una difficile impresa, l’abbiamo sempre saputo e l’accaduto ne è solo la palese conferma.

ECCO LA RETTIFICA DI B&B
Peggy Bracke, appassionata subacquea, munita di brevetto Advanced Open Water Padi, si era presentata per fare un’immersione nell’AMP di Portofino con il nostro appoggio ed è stata accompagnata da una guida (Massimo, regolarmente iscritto nel registro della Regione Liguria) ed altri due subacquei (Stefano, 43 anni, di Camogli e Andrea, 39 anni, di Milano). A bordo era rimasto Alfredo, aiuto istruttore.
Circa 14/15 minuti dall’inizio dell’immersione, durante la discesa (programmata sino a 30 metri) a 27 metri Peggy ha iniziato ad accusare problemi: aveva conati di vomito, si è tolta la maschera e l’erogatore. I compagni d’immersione le hanno immediatamente rimesso l’erogatore e si sono adoperati per riportarla in superficie impedendole di risalire tutto d’un colpo a rischio, concreto, di una sovradistensione polmonare. A circa 5 metri Peggy ha però perso i sensi, al che i due compagni che la stavano aiutando e la guida l’hanno fatta immediatemnte rimergere saltando ogni tappa di sicurezza.
Una volta in superficie è stata soccorsa da un cardiologo dell’Ospedale Niguarda presente su una barca di subacquei di altro diving proprio vicino al nostro gommone, sul quale il quale dottore è balzato immediatamente iniziando a praticarle il massaggio cardiaco.
Nello stesso istante sia avvertiva il 118 ed in pochi istanti il gommone di B&B giungeva all’imbarcadero di Camogli dove erano già presenti l’auto medica e l’ambulanza.

I soccorsi, coordinati dal comandante della Capitaneria Antonio Amato De Serpis, sono continuati per quasi un’ora da parte del cardiologo che per primo aveva iniziato a praticarle il massaggio cardiaco ed il medico del 118, poi Peggy è stata intubata e portata all’ospedale San Martino di Genova insieme ai due subacquei che l’avevano riaccompagnata in superficie saltando la tappa di sicurezza, che comunque sono stati trattati, sia pur precauzionalmente, in camera iperbarica.
Il cuore di Peggy, sia pur debolmente, aveva ripreso a battere ma le sue condizioni restavano gravissime tanto da essere ricoverata nel reparto rianimazione.
Purtroppo, come sappiamo, Peggy non c’è l’ha fatta.
Questi i fatti, ben diversi da come sono stati esposti nell’articolo “Due morti agli antipodi”.
Nessuno ha frenato Peggy ne sono state commesse imprudenze di sorta nella gestione dell’emergenza subacquea.
In ogni caso tutta l’attrezzatura (il computer da polso, la bombola, il GAV con l’erogatore) è stata sequestrata dal personale della Guardia Costiera di Camogli, che in via informale ha raccolto elementi dai compagni d’immersione di Peggy Bracke e dal titolare del diving, Roberto Bacigalupi. Gli atti sono stati poi inviati al magistrato di turno, Vittorio Ranieri Miniati, della Procura di Genova, l’unica autorità deputata ad indagare per far luce su cosa realmente sia successo a Peggy Bracke.
Tutto ciò con la consapevolezza e la serenità di avere, da parte del diving, delle guide e dei compagni d’immersione che hanno fatto tutto il possibile, con professionalità e competenza, per evitare una tragedia.