I BASTARDI BOMBARDIERI

 

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Il polpo è un animale molto intelligente, anche se ottimo in insalata. E’ possibile stabilire con lui dei contatti sott’acqua ma occorre essere completamente rilassati e soli

Ci sono stati momenti della mia vita nei quali mi sentivo in paradiso.
Uno di questi risale al 1979, quando in veste di capo villaggio dell’Aquarius, ero stabile sull’isola di Filicudi, con tanto di libretto e contributi.
Fra i molti compiti svolgevo anche quello di istruttore subacqueo e guida turistica subacquea.
Va di per se che conoscevo i fondali dell’isola come le mie tasche e vi posso garantire che esistono delle zone eccezionali.
Dopo un primo momento di rifiuto da parte dei filicudari (tipico del modo orrendo in cui mi pongo agli altri), ero diventato il loro punto di riferimento, infermiere, dotto scrivano, in parole povere il re dell’isola.
Io li amavo, loro mi amavano e mi concedevano qualunque cosa, avrebbero dato anche la loro vita ed io la mia.
Avemmo modo di constatare che corrispondeva al vero, ma questa non è la storia che vi voglio raccontare.
Edoardo, uno dei pochi pescatori di Filicudi, in virtù dei tanti lavori subacquei che avevo fatto per lui, mi aveva concesso in “comodato gratuito” e a data indeterminata un “gozzo” siciliano in legno di sei metri accessoriato da un tipico monocilindro, avviamento a manovella con valvola alzata.
Il meccanismo di avviamento era assai semplice. Con il “gas” al minimo si alzava la valvola di scarico per togliere compressione al cilindro, poi si girava la manovella dando una sonora quantità di energia al grosso volano, quindi si abbassava la valvola ed il miracolo avveniva: tump…tump..tump. tump, tump,tump, fumata nera, era in moto.
Caratteristica di quel motore: era impossibile da spegnere se non ripetendo la cerimonia sulle valvole, una garanzia assoluta di sicurezza a patto di avere sempre gasolio in abbondanza e di scorta.
Con quel gozzo, nei momenti di interregno fra una “partita” di turisti e l’altra, facevo il mio comodo e cioè, raggiungevo da solo dei siti d’immersione fantastici e m’immergevo, a mani nude, senza Gav, con un bibombola da venti litri a 220 BAR. Doveva bastarmi per immersione e decompressione.

penultima delle Eolie, l’isola di Filicudi è quasi completamente selvaggia ed i suoi fondali sono eccezionali, occorre però stare attenti alle forti correnti che in alcuni punti sono impetuose. Sullo sfondo l’isola di Alicudi

Quel giorno mi ero immerso alla Canna di Filicudi, un lungo e sottile monolita di pietra che caratterizza il lato dell’isola che guarda verso Alicudi.
Scapolandolo sulla destra, ero sceso in direzione Alicudi, fino a raggiungere la profondità di – 45 metri. Ho sempre avuto un rapporto fantastico con la natura subacquea, ed anche quel giorno i pesci si davano da fare nelle loro faccende quotidiane ignorandomi o quasi. Certo era che, nonostante tutto, mantenevano una distanza di minima sicurezza.
D’un tratto vidi un giovane polpo che mi osservava con curiosità da dietro uno scoglio. Aveva tutto il corpo celato ed i due occhi spuntavano fra gli idroidi come quelli di un cartone animato.
Provai tenerezza per quella intelligente bestiola e cominciai ad osservarlo.
I nostri occhi si guardarono a lungo, le sue emozioni le vedevo passare sulla sua pelle con repentine ondate di variazioni di colore, valutai che potesse “giocare” con tutta la gamma di colorazioni esistenti in quel fondale.
Poi cominciai ad avvicinarmi, lentamente, molto lentamente; sapevo che uno dei due tentacoli lunghi era il suo tastatore. Arrivato a due metri di distanza allungai una mano e con solo l’indice alzato mi sporsi verso di lui.
Cambiamenti di colore, raggrinzimenti della pelle, era emozionato, ed io ero ben conscio che un minimo cambiamento di scenario avrebbe interrotto l’idillio.
Dovevo dargli tempo di decidere se percorrere lui l’ultimo metro per venire a toccare, il mio “tastatore” il dito indice allungato verso di lui.
Dire che eravamo concentrati è dir poco.
Casi come questo in diverse occasioni mi sono costati grossi rischi. In quei momenti per me l’acqua non c’è più, e nemmeno la profondità e il tempo; ma l’aria purtroppo finisce ed il tempo inesorabilmente passa.
Dopo uno spazio valutabile fra i venti secondi ed i che cavolo ne so, il cefalopode decise che non avrebbe più potuto vivere senza toccare il mio tentacolo e capire di che cosa ero fatto.
Si mosse, venne lentamente verso di me uscendo dal riparo allungò lentamente il suo tentacolo, la distanza fra il mio dito ed il suo diminuiva in modo sensibile, credo che stessimo irradiando intorno a noi un alone di magnetismo e tensione fortissimo. Poi ci fu il contatto.
Una scarica elettrica percorse la mia spina dorsale e tutti i miei muscoli… il polpo era dentro di me ed io dentro di lui. Assunse ogni forma e colore, ondate di emozioni, si vedevano passare sulla sua pelle era fantastico!
Alzai gli occhi, finalmente tornato alla realtà. Non ci crederete, ma intorno a noi tutto era cambiato e una dolce musica aveva ristabilito l’ordine della pace e della convivenza.

la limpidezza delle acque di Filicudi è seconda solo a quella delle isole greche innanzi alla Turchia. Occorre stare molto attenti poiché in un attimo si arriva a settanta metri e in molti casi si vede ancora la superficie

Come in una fiaba alla Walt Disney, centinaia di pagelli di colore rosa e di grosse dimensioni volteggiavano intorno a noi ed ogni pesce, di fondo o di fondale, ogni rettile ogni forma di vita che potesse esistere in quel luogo si era concentrata intorno a noi.
Nuvole di castagnole rosa pulsavano al ritmo del mio respiro, grosse ricciole venivano a curiosare. Sembrava che ogni animale di quel posto avesse stabilito: “L’uomo è buono, non dobbiamo più averne paura”.
Cominciai a spostarmi in quella bolla magica curiosando intorno: “Buon giorno signora murena, come va? Buon giorno signora aragosta, simo indaffarti e? Buon giorno signor scorfano rosso, che bel mimetismo. Il polpo intanto prese a seguirmi come avrebbe fatto un piccolo cane. Sembrava andare dicendo “Ehi, guardate che bel subacqueo vi ho portato, è amico mio!…e vai a gonfiare il petto d’orgoglio!
BANG!!! Di colpo l’acqua prima azzurra e morbida divenne dura e grigiastra. Sangue in bocca, dal naso, forse anche dalle orecchie. Intorno a me tutta la fiaba era finita, morti, feriti, agonizzanti, una devastazione che aumentava più si andava verso l’epicentro.
Cazzo, pensai, ci hanno bombardati, qualche bastardo ha gettato una carica di dinamite per pescare, non sapendo che sotto c’ero io.
Allora il pallone segna sub era un incredibile gadget che non avremmo mai pensato potesse esistere, dato il fastidio che dava.
Guardai l’orologio, ed il decompressimetro della S.O.S., avevo come minimo dai venti ai trenta minuti di decompressione da fare per poter uscire, un incubo durante il quale potevo ricevere direttamente in testa un’altra carica e morire; ma anche l’impossibilità di cogliere sul fatto i bastardi, che se ne sarebbero andati scoprendo che sotto c’era un sub e date le bolle, ancora vivo.
Mezzora da incubo in cui ogni secondo poteva essere l’ultimo, poi finalmente la testa fuori; un rapido 360° mi confermò che i bastardi erano scappati.
L’orizzonte era vuoto, almeno l’orizzonte limitato che potevo vedere io con la testa fuori acqua.
Saltai sulla barca, avviamento e via verso l’Hotel, dovevo incontrare Bartolino (figlio del consigliori dell’isola), prendere il suo motoscafo veloce, avvisare i CC (due), insomma cercare d’intercettare quei BB (bastardi bombardieri).
Ore di ricerche ad alta velocità dettero risultato zero. Non mi restava che leccarmi le ferite e piangere sulla fine della mia fiaba e della vita dei miei amici sottomarini.
Epilogo:
Alcune settimane dopo un gruppo di giovani subacquei “continentali”, iniziarono a fare delle pescate favolose di cernie.
Allora tutti noi commerciavamo in carne di cernia. Si vendeva subito appena arrivati in banchina o a pezzo intero a 6 mila lire il chilogrammo, oppure a trance a otto mila lire il chilo.
Guardai quelle cernie di grosse dimensioni che quei giovani baldanzosi avevano allineato sul pontile, fra l’entusiasmo generale. Gli eroi del momento.
Qualcosa colpì la mia attenzione da vecchio cacciatore subacqueo qual’ero.
Mi avvicinai a uno dei due carabinieri sempre presenti in banchina in borghese in queste occasioni di mercato, gli feci un cenno e ci appartammo. “Noti niente? – gli chiesi – e che minchia dovrei notare?” – mi rispose con un forte accento siciliano.
“Il punto d’entrata dell’arpione nella testa delle cernie è sempre lo stesso, nello stesso punto, dalla stessa parte”- risposi io ed aggiunsi “ricordi la bomba che mi hanno tirato in testa un paio di settimane fa alla canna?”
“Miiinchia! – esclamò il giovane carabiniere – illuminandosi in volto – due più due fa sempre quattro eh! Concluse con enfasi e sempre con quel suo accento che trasformò quattro in quaccro.
“Tu non dire nulla – mi disse – fai finta di niente, lasciali vendere in pace. Da domani cominciamo gli appostamenti”.
Tre giorni dopo li prendemmo con le mani nel sacco: buttavano le bombe, poi sapendo che il pesce grosso restava morto o stordito sul fondo scendevano con le bombole a raccoglierlo, poi lo allineavano in barca e per dare credibilità alla cosa sparavano l’arpione nella testa delle cernie, per farle sembrare catturate con il fucile: grazie alla loro bravura!
La loro attrezzatura fu confiscata e furono arrestati.
Che fine abbiano fatto non m’interessa affatto. Certo è che lì non li vedemmo più.
Avevo parzialmente vendicato il mio polpo ed i miei amici pinnuti, ma quel momento di magia è rimasto dentro di me e non mi ha mai più lasciato e nemmeno la tristezza che seguì.
Costituisce un ricordo indelebile da raccontare vicino al fuoco del camino, una ricchezza interiore, un bagaglio insostituibile. Mai più sono riuscito a riportare una simile armonia sott’acqua anche se molte volte ci sono andato vicino.
Quello fu il mio matrimonio con il mare, l’apice delle mie emozioni, si era stabilito in quegli attimi un legame inossidabile, quello che era amore era diventato… eterno.
Per questa ragione oggi non voglio più lasciare il mare, costi quel che costa.

la nave scuola Amerigo Vespucci, come la vedevo da “Fuga” nei giorni della recente festa del mare

Ogni tanto penso ad Augusto Straulino, quel fantastico velista della classe Star, quell’ufficiale di collegamento della X MAS a Gibilterra sulla mitica nave “Olterra”, quel grande comandante della Amerigo Vespucci, che riuscì ad ormeggiare A VELA sul Tamigi innanzi a miglia di marinai inglesi attoniti.
Provate voi ad ormeggiare a vela l’Amerigo Vespucci sul Tamigi!
Ebbene credo che l’unica tristezza di quell’uomo fu quella di morire in un letto d’ospedale, senza poter vedere le stelle riflettersi sul suo mare. Straulino era diventato una specie di “meteosat”, gli bastava fiutare il vento per sapere che tempo avrebbe fatto.
Chiedo quotidianamente a Dio di farmi morire (quando sarà il tempo) in mare sotto il mio cielo.
Qualcuno mi ha detto più volte: “perchè non scrivi un libro su queste tue avventure?”
Beh, intanto comincio a propinarvele su marescoop una per volta, poi vediamo, se alla fine mi confermerete che sono interessanti, possiamo pure metterle insieme e comporre quel famoso libro.
Giudicate voi se ne vale la pena.
Io ogni tanto ne scrivo una, se vi annoiano siete anche liberi di dirmelo. Valuterò, ovviamente, da chi arriva la critica.
Data la presenza in rete dei soliti “furbi” che mi vogliono tanto bene!

il modo in cui Straulino ed il suo fedele compagno di regata Rode stavano sul bordo di una classe Star, la dice lunga su che genere di velisti fossero. Marinai così oggi non esistono più. Nel mondo delle patacche e dell’apparire conta l’equipaggiamento e il figurone in banchina, poi sono nervosi a ormeggiare dieci metri di barca a vela in sette, con calma di vento!

Il direttore
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LE PRIME ESPERIENZE DI PIPPO

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La nostra mascotte, il gabbiano Pippo, osserva il cielo e sogna. Quando questa foto è stata scattata mancavano poche ore alla sua partenza

Alle cinque del mattino di domenica vengo svegliato da uno scalpiccio sul ponte. Penso ad un problema di Pippo, mi alzo e mi affaccio dai vetri della cabina comando. Lo spettacolo che vedo è singolare. Pippo tiene una scotta nel becco che funge da zavorra anteriore di stabilità, in pratica uno stabilizzatore. Con quella si alza in volo battendo freneticamente le ali sale di un metro e poi si riposa sul ponte.  Intanto gioca con le cimette le sposta a destra e sinistra (sta giocando) ormai lo conosco bene. Penso che il gran giorno sia arrivato, un po’ mi dispiace ma sapevamo tutti e due che quello era il destino.   Rivado a letto e mi riaddormento mentre sul ponte l’aviazione fa scaldare i motori. Quando mi sveglio, poche ore dopo il ponte è deserto. Ovunque macchie di guano (carburante già bruciato),   L’hangar è vuoto. Pippo si è gettato nel mondo, non sarà facile, deve imparare tantissime cose in fretta, molto in fretta, poiché lassù l’aviazione reale non consente poesie.   Grandi cacciatori, con numerose tacche sul fianco, sotto il canopy a significare i nemici abbattuti.
Si vedono duelli spietati, un giovane pilota viene inseguito da un caccia reale, sbanda, si riprende, batte freneticamente le ali per distanziare il predatore che ha in coda. Virata stretta a destra, a sinistra, picchiata, cabrata, split, …mancato. Il caccia reale vira a sinistra il giovane pilota si lascia scivolare nel cielo in una planata senza più battere le ali. Chissà dov’è Pippo!
Nel pomeriggio vedo dei giovani gabbiani in mare. Uno è chiaramente in difficoltà, non è Pippo.
Mi avvicino e un poco staccato dal gruppo vedo il mio “bambino” in acqua.
E’ semi affondato, probabilmente ha imbarcato troppa acqua fra le piume, è in acqua da troppe ore. Mi avvicino con il tender, lo ripesco lo porto a bordo lo nutro, è affamatissimo. Si lava, si sdraia sulla vela del bompresso, si riposa. Prima di sera è già ripartito. Passerà la prima notte da gabbiano, in mare.

una foto precedente a quella in apertura, dove Pippo faceva la sua ultima siesta vicino al fedele pentolino di acqua dolce.
Quante bevute, quanti pediluvi, quante lavate di becco e il balletto dell’altro giorno per farmi capire che aveva gradito molto l’acqua fresca

Le cinque del mattino, vento zero, grande attività di gabbiani al sorgere del sole, esco con il tender, per andare al lavoro. Vedo dei gabbiani giovani più al largo, vado a curiosare uno potrebbe essere Pippo mi vola incontro poi scarta sembrerebbe già accoppiato. Viro verso terra lasciando sulla mia destra il frangiflutti e lo vedo. E’ Pippo, nuota verso l’interno del porto lasciandosi dietro una piccola scia.
Sopra di lui due grandi gabbiani dalle ali bianche lo ingaggiano, è solo, fragile, sparuto,.. il mio bambino, cazzo!
Apro il gas, arrivo sulla scena, disturbo i due predatori, Pippo viene attaccato alle spalle, reagisce, apre il becco strilla minaccioso, si salva.
Cerco di acchiapparlo per metterlo in salvo sul gommone, si mette a correre sull’acqua quattro passi e decolla.
E’ il suo primo volo ufficiale, come i Fratelli Wright si alza di pochi metri e vola per una quarantina poi di nuovo in acqua.
Lo ingaggiano nuovamente, torno ad intervenire lo spingo più vicino alla banchina perché si metta in ombra.
Sono le cinque e mezza, sono tutto bagnato e devo andare al lavoro.
Abbandono Pippo al suo destino, oggi ne sono certo è il suo giorno decisivo.
Se sarà sufficientemente duro e veloce, se imparerà a volare subito, se saprà difendersi vivrà, altrimenti…
A mezzodì compro una brancata di acciughe fresche, chissà magari se tornasse, se fosse ancora vivo, mah!
Il giorno passa vedo decine di giovani che fanno prove di volo, alle 17,00 un grosso gabbiano in banchina, vicino alla mia barca. Alle 17,40 un giovane gabbiano e sulla banchina, sta giocando con una cimetta è… E’…PIPPOOO!
Bello, sano, perfettamente asciutto, sta giocando.
Corro a prua con il sacchetto delle acciughe, lui capisce subito e viene vicino, ma resta in banchina è proprio Pippo non ho alcun dubbio.
Gli getto l’acciuga la inghiotte vorace, vuota il sacchetto. Gli getto anche tre piccoli calamari li inghiotte.
Gli amici da lontano osservano affascinati. Arriva un grosso gabbiano per cercare di fregargli un calamaro. Lui gli si avventa contro a becco aperto e lo scaccia, quella banchina in quel punto e territorio di Pippo.
Grande! Non solo sta bene ma ingaggia anche i grossi e li caccia.
Quando è sazio si mette a passeggiare sul molo.
L’ultimo che lo vede e Luigi, un poliziotto del mare, Pippo decolla, “volava bene” mi dice poi ha centrato in pieno una sartia in acciaio ha fatto due capriole in aria ed è caduto giù. Vado a cercarlo, nessun gabbiano in acqua.
Vado a curiosare fuori, vedo il gabbiano di ieri in difficoltà , non è Pippo, lo pesco e lo metto in secca, nella speranza che asciugandosi ce la faccia.
Mentre pesco il malato uno spavaldo “giovanotto” si posa in acqua vicino al tender. Lo guardo, giurerei che è Pippo.
Mi rifiuto di credere che l’urto con la sartia l’abbia danneggiato o ucciso.
Se si è salvato, domani tornerà ed avrà imparato un’altra regola: occhio alle sartie in acciaio delle barche a vela!
Purtroppo la mia gioia per il ritorno di Pippo viene offuscata dalla tragedia ferroviaria di Viareggio. La televisione snocciola morti, grandi ustionati, aerei che cadono. Un altro colpo di falce della grande livella!
Non chiederti mai per chi suona la campana
il direttore

TRAGEDIA A DIANO MARINA

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UN SUBACQUEO MORTO, DUE IN CONDIZIONI GRAVISSIME ATTUALMENTE IN CAMERA IPERBARICA. GLI ALTRI COMPONENTI DEL GRUPPO RACCOLTI DA VARIE UNITA’ AL LARGO DI DIANO. L’IMMERSIONE ERA ORGANIZZATA DA EUROSUB-DIVING CENTER. RIPORTIAMO QUI DI SEGUITO LE CARATTERISTICHE DI EUROSUB COSI’ COME CITA IL SITO DEL DIVING:

20Immersioni ricreative e tecniche, corsi subacquei ARA e APNEA,didattica TSA (Trimix Scuba Association), a tutti i livelli (Battesimo sub in piscina e al mare, Open Water Diver, Junior, Advanced, CPR, Rescue, Divemaster), Nitrox, tecnici aria profonda (Tec Deco Diver e Nitrox Deco) e TRIMIX (Normossico – Light, Trimix 70, Trimix 95), corso Assistente di superficie (Marinaio), centro ricarica trimix, nitrox, ossigeno, corso Istruttori e Trainer, negozio di subacqua, vendita, assistenza e revisione attrezzature subacquee (erogatori, pinne, maschere, gav, computer, torcie, bombola, bibombola, decompressive in acciaio e alluminio, erogatori dedicati, etc..) delle migliori marche (TECHNISUB, APEKS, AQUALUNG, POSEIDON, AUDAXPRO, FA&MI, SUUNTO, BEST DIVERS, DIVE SYSTEM, SCUPAPRO, IMMERSION, OMERSUB, BARE, AQUATICA, MARES, SCUBATEC, etc..) a TORINO (Piemonte) e a DIANO MARINA (Imperia) – Liguria
Questo centro immersione fa parte del Sindacato Diving Provincia di Imperia.

Altro per il momento non sappiamo, c’è il solito velo di omertà, non si conoscono le caratteristiche dell’immersione, s’invocano i soliti malori, i soliti infarti.
Certo è che i subacquei dovrebbero fare più attenzione alle condizioni del loro cuore. Ultimamente muoiono quasi tutti d’infarto o di malore improvviso.
Possibile? Vedremo.

Approfondimento

ECCO QUANTO PUBBLICATO SUL SECOLO XIX IN MERITO ALL’ULTIMO INCIDENTE MORTALE:

Non è morto per infarto e bisognerà attendere l’esito degli esami istologici ed ematici per conoscere le cause del decesso; al momento le uniche tracce evidenti sono quelle di un’embolia gassosa, compatibile con una rapida risalita. Questo, in estrema sintesi, è il primo responso dell’autopsia eseguita ieri dal medico legale Francesco Ventura, di Genova, sulla salma di Marco Gilberti, 57 anni, il sub di Givoletto (Torino), morto, domenica scorsa, durante un’immersione a circa 50 metri di profondità , a due e miglia e mezzo al largo di Diano Marina, in provincia di Imperia.
Altri due sub – Giovanni Steria, 45 anni, di Diano Marina e Alberto Clara, 37 anni, di Torino – furono colti da un principio di embolia, emergendo rapidamente nel disperato tentativo di salvare l’amico. Entrambi, trattati nella camera iperbarica dell’ospedale San Martino di Genova, si sono ripresi. Necessaria, per una visione più precisa di quanto accaduto quella mattina, sarà la perizia sull’attrezzatura subacquea della vittima, in particolare di un computer nel quale sono registrati tutti i dati dell’immersione. Al momento, dunque, non sembra esservi alcun segno di infarto, ma non per questo può escludersi che Marco Gilberti sia morto per un qualche problema cardiaco. Il medico legale, comunque, si è riservato di depositare entro novanta giorni la perizia.

Il direttore