MORTE DA REBREATHER – UN CASO DALLA ”A” ALLA ”Z”

 

 

 

 

 

 

 

 

sopra un gruppo di subacquei fotografati dalla APD (Ambient Pressure Diving che ringraziamo per l’utilizzo di queste fotografie), l’immagine è irreale poiché se respirassero in CA vedremmo una valanga di bolle andare verso l’alto. Questa immagine da al rebreather CCR una vera cambiale per il futuro. E’ ormai quasi certo che i sub del XXI secolo siano destinati verso l’uso del CCR. Né i morti, né i ripetuti appelli alla prudenza hanno scalfitto l’appartenenza di questi subacquei ad una casta. L’attuale crisi non aiuta certamente i bombolari relegati ormai alle poche uscite annuali condizionate dalla mancanza di mezzi economici. Mentre il fosso fra i CA ed i CCR si va ampliando e la moderna subacquea assume sempre più un aspetto elitario. Noi continuiamo la nostra battaglia per limitare il numero di morti. Il nostro unico obiettivo in questo settore è quello di aumentare la sicurezza dei CCR ed eCCR. Ci ascolteranno i signori della ADP in Cornovaglia? Noi riteniamo di si.

PER UNA VOLTA SIAMO IN GRADO DI AFFRONTARE UN INCIDENTE MORTALE, PROPONENDO AI LETTORI LA STORIA, I RISULTATI DELL’AUTOPSIA, I DIBATTIMENTO ED IL VERDETTO FINALE DOPO IL RICORSO DELLA MOGLIE DEL MORTO. GRAZIE A TANTO LAVORO MA ANCHE AD UNA BUONA DOSE DI FORTUNA, POICHE’ IL VERDETTO CONCLUSIVO E’ STATO EMESSO SOLO DA POCHI GIORNI.

GLI ANTEFATTI
Bobby Barrett morì il sabato 3 agosto del 2002 e quello che state per leggere è il racconto dell’incidente scritto da uno dei suoi compagni d’immersione che si immerse con lui per ben due volte nel corso della giornata, nelle fredde e poco trasparenti acque di Bainbridge, Pennsylvania, USA. Il rebreather che utilizzava, un “Inspiration” eCCR costruito dalla Ambient Pressure Diving – Manufacturers of the Inspiration Closed Circuit Rebreather – Water-ma-Trout Industrial Estate, Helston, Cornwall, TR13 OLW, UK. Tel: 01326 563834, Fax: 01326 573605.
Partono dalla Cornovaglia le più discusse apparecchiature subacquee della storia, di sicuro possiamo dire le più utilizzate e di conseguenza quelle che hanno collezionato il maggior numero d’incidenti alcuni purtroppo mortali.
Questa volta armati di tanta pazienza abbiamo ripercorso all’indietro le pagine della storia e siamo riusciti (caso credo rarissimo ad arrivare ai risultati dell’autopsia, al dibattimento processuale, ed al verdetto definitivo pronunciato il 5 gennaio 2009, dal giudice McAuliffe.
Guardando il mio vecchio passaporto ho scoperto che l’ultima volta che sono stato negli USA risale a gennaio del 2002 nel Nevada o in California, ho quindi sicuramente incrociato almeno un volta nei vari saloni del DEMA Bobby Barrett.
Ma per arrivare a quando parlai della prima volta di “Inspiration” bisogna ancora andare indietro ed arriviamo più o meno, se la memoria non mi tradisce, a Chicago – Illinois, e rivedo come oggi un timido e molto compito ingenere inglese che educatissimo mi si avvicina avendo visto il mio Badge da Giornalista italiano, per spiegarmi le caratteristiche della sua creatura. Sono quasi certo che si trattasse di Martin Parker l’attuale Managing Director della Ambient Pressure Diving.
Allora un giovanotto chiaramente cresciuto all’ombra delle migliori scuole inglesi.
Finiti i convenevoli ed appurato che capivo la sua lingua si mise a descrivermi quel rebreather come se stesse parlando ad un giornalista che vedeva per la prima volta quel tipo di apparecchio, non l’Inspiration, ma il rebreather elettronico a circuito chiuso. L’ho educatamente lasciato andare avanti qualche minuto, poi l’ho fermato, mi sono qualificato fino in fondo, facendogli anche sapere quali erano le mie amicizie in California ed a quel punto gli ho detto:
“Caro ingegnere, so perfettamente di che cosa stai parlando e come funziona la tua macchina, ma perché io rimanga qui ad ascoltarti mi devi rispondere ad una sola domanda” già sulla difensiva mi chiese: “quale?” ed io continuai: “Avete messo nel circuito in uscita dallo scrubber un lettore di CO2?” Mi guardò come se l’avessi sorpreso con le mani nella marmellata…poi accennò una risposta “non ancora, però ci stiamo lavorando” ed io “e quando sarà pronto?”
Non dimenticherò mai la sua risposta perché capii che stava annaspando “otto mesi – mi disse – otto mesi e poi saremo pronti.” “Bene – risposi io – se volete che parli del vostro rebreather sulla mia rivista tornate fra otto mesi!”
Erano già sei anni che attendevo quella modifica sui primi modelli americani; ed oggi dopo dieci lunghi anni “Inspiration” non ha ancora un lettore di CO2 all’uscita dello scrubber. Mi impongo di non fare commenti.
sopra una bellissima immagine subacquea del presidente dela Ambient Pressure Diving che sott’acqua insegue un banco di pesci grugnitori
Ecco il secondo approfondimento come promesso, buona lettura e perdonate i miei eventuali errori di traduzione.
LA STORIA
In quattro ci siamo spinti fino a Bainbridge il Sabato mattina. Bobby era equipaggiato con un rebreather “Inspiration” ed aveva intenzione d’istruire Adam all’uso di un rebreather Drager.
Sean e io dovevamo immergerci in Nitrox per ottenere più tempo di immersione e controllare un altra cava. Ero il meno esperto del gruppo con 30 immersioni PADI Rescue / TDI Nitrox certificate.
Il primo tuffo è stato senza incidenti. Tuttavia, il livello di acqua della cava era di circa dieci piedi basso del previsto e la visibilità era molto cattiva, meno di un piede in alcuni luoghi, una volta che il fondo era stato sollevato.
Sean ed io eravamo amici ed abbiamo concluso l’immersione precocemente a causa della scarsa visibilità. Avevamo tutti familiarità con immersioni in cava in condizioni di scarsa visibilità, dopo aver trascorso molte ore in Millbrook, ma non per questo è stato molto divertente. Bobby e Adam sono rimasti in acqua fino al completamento dei requisiti di formazione per l’immersione con quel Drager.
Dopo aver mangiato il pranzo durante l’intervallo di superficie abbiamo iniziato la seconda immersione. Ci siamo trasferiti in una zona diversa della cava in cui abbiamo intuito che la visibilità poteva essere migliore. Il piano per l’immersione era che Adam avrebbe eseguito le competenze necessarie per la sua formazione con il suo Drager. Mentre Sean ed io avevamo come un obiettivo secondario la speranza di trovare il relitto del miscelatore di cemento. Abbiamo iniziato come un gruppo di amici con Bobby e Adam Sean e io. Abbiamo fatto una nuotata in superficie verso la boa che pensavamo avrebbe potuto indicare la posizione del Mixer. Per darvi un’idea della visibilità non abbiamo potuto vedere la piattaforma a 15 metri che la boa segnava ed abbiamo iniziato la discesa. Siamo scesi al di sotto della piattaforma verso il fondo a circa 40 piedi. (12 metri)
Il termoclino era a circa 25 piedi al di sotto del quale la visibilità era davvero pessima, circa cinque piedi.
A questo punto Bobby era con Adam ed aveva finito di spiegargli le competenze previste dalla lezione e mentre Sean ed io ci guardavamo intorno, senza vedere un gran che, Bobby segnalò ad Adam di unirsi alla nostra squadra di amici e se ne andò via da solo. Questo non era insolito, poiché lui non solo era certificato come solo sub, ma anche come istruttore solo sub.
Al momento pensai che Bobby fosse andato a trovare il miscelatore del cemento, dato che aveva familiarità con la cava, e che sarebbe tornato e ci avrebbe portati a vederlo. Dopo un certo periodo di tempo abbiamo deciso di andare fino alla piattaforma in cui la visibilità era migliore. Poi abbiamo deciso di uscire dall’acqua circa un’ora dopo l’inizio dell’immersione.
Bobby quando aveva iniziato l’immersione aveva tre ore di autonomia vitale, ma eravamo preoccupati perché non era da lui mancare per così tanto tempo, senza dirci dove stava andando e quanto avremmo dovuto aspettarlo. Un’ora e mezza dopo l’inizio dell’immersione tutti e tre avevamo deciso di considerare Bobby come un disperso subacqueo. Abbiamo deciso anche che, per vari motivi non avremmo dovuto perdere tempo a tentare una ricerca.
1. Visibilità pessima ed eravamo solo in tre.
2. Non sapevamo dove Bobby andava ed era in una grande cava.
3. Gli operatori della cava avrebbero avuto una barca per facilitare la ricerca e molta più familiarità con la cava stessa.
Sean rimase al punto di ingresso mentre Adam era salito in cima alla rupe come uno spotter per cercarlo dall’alto; intanto io ho continuato a informare l’ufficio di quanto stava accadendo.
Essi, a loro volta hanno notificato l’emergenza e subito fatto scendere il personale a gestire la barca per condurre la ricerca.
Quando tornai al punto di ingresso Sean aveva iniziato a spostarsi in superficie per cercare Bobby. Ho iniziato a equipaggiarmi per raggiungerlo, poi ho visto la barca degli operatori ed ho deciso che dovevamo lasciarli operare ed assumere la direzione della ricerca, e noi aiutare in ogni modo possibile.
La ricerca di superficie con la barca non dette alcun esito. Nel frattempo era arrivata la squadra di salvataggio. Il piano era che la squadra di soccorso si sarebbe occupata di uno spazio di ricerca ed un secondo gruppo di ricerca sotto la direzione degli operatori della cava con i subacquei di una seconda zona.
Prima che una sola delle persone componenti la prima squadra fosse scesa in acqua, un altro istruttore trovò il corpo di bobby sul fondo vicino la piattaforma. Bobby è stato portato a riva e il Dr. Newman che aveva risposto con una delle squadre di soccorso ha fatto ogni genere di tentativo per far ripartire il cuore del subacqueo. Bobby era immersione con un Rebreather Inspiration e un computer ridondante VR3. Abbiamo fatto in modo che nessuno toccasse il suo equipaggiamento, che fu preso in custodia dalle autorità per l’analisi.
il Sabato abbiamo notificato al DAN ed abbiamo chiesto che lavorassero a stretto contatto con il coroner per renderli consapevoli di tutte le considerazioni particolari per l’autopsia perché Bobby si era immerso con un rebreather
… Quello che segue è quello che ho sentito personalmente, ma che non hanno confermato.
L’autopsia è stata eseguita il lunedì.
Per quanto ancora non ho sentito dire che i risultati sono stati resi di dominio pubblico. Il rebreather di Bobby veniva ispezionato dalle autorità con la collaborazione del produttore e anche in questo caso non ho ancora sentito dire che i risultati siano stati liberati.
Bobby era il mentore delle nostre immersioni. Non credo che si sia reso conto che c’era un problema . Altrimenti in solo 40 piedi d’acqua avrebbe fatto una risalita d’emergenza.
Le mie conclusioni: mai da soli con un rebreather, inoltre Bobby era il più informato ed esperto subacqueo che conoscessi. Se questo può succedere a lui certamente è possibile anche per me.
Tenete sempre d’occhio i vostri amici e se per qualche ragione perdono conoscenza avete solo cinque-sei minuti per riportarli in vita.
IL DIBATTIMENTO
Il 3 agosto, 2002, MORIVA Robert Barrett, 32 anni, un istruttore di immersione subacquea in rebreather, annegato nella cava di Bainbridge mentre istruiva uno studente subacqueo insieme con altri due partner d’immersione. Barrett, un veterano delle immersioni da circa nove anni, stava utilizzando il rebreather “Inspiration” fabbricato dalla Ambient Pressure Diving Ltd. di Cornovaglia, Inghilterra. L’Inspiration è un rebreather a circuito chiuso che ricicla la miscela espirata attraverso un lavaggio di calce sodata eliminando l’anidride carbonica. Il dispositivo permette di raggiungere grandi profondità subacquee, e di rimanere sott’acqua più a lungo non producendo bolle attraverso l’espirazione.
La famiglia Barrett ha affermato che a 42 piedi sotto la superficie Bobby aveva passato un periodo di sei minuti e 20 secondi quando il rebreather ha cessato la fornitura di ossigeno con la conseguente morte del sub.
La famiglia Barrett si è costituita parte civile affermando la responsabilità del prodotto (difetto di progettazione, violazione di garanzia, responsabilità oggettiva, negligenze sleali ed ingannevoli pratiche commerciali che hanno causato la sua morte.
Successivamene durante il dibattimento, affermazioni come: negligenza, violazione di garanzia, concorrenza sleale e pratiche commerciali ingannevoli sono poi state derubricate e respinte per mancanza di prove.
L’attrice (cioè la moglie di Bobby)ha voluto la testimonianza di esperti di progettazione di rebreather come Alexander Deas, e lo stesso ha affermato che una combinazione di elettronica e software di Ispiration brevettata come ridondante sistema di controllo, ha fallito causando il blocco della “consegna” di ossigeno a Barrett sott’acqua.
Come risultato il sub ha superato i livelli di ipossia ed è …annegato. Deas ha stimato che entro i primi 45 secondi di immersione, il controller di ossigeno ha fallito, e la primaria e secondaria linea elettrica hanno fallito. Poiché non c’era più ossigeno, la morte sarebbe arrivata dopo uno stato cosciente di sei minuti e 20 secondi.
L’azienda convenuta ha negato che il prodotto fosse difettoso e che una eventuale negligenza ci fosse invece da parte di Barrett.
Purtroppo i dati del computer del rebreather non sono mai stati recuperati (n.d.r. – riteniamo per un guasto,che cosa se no?) è quindi stato inconcludente stabilire quanto tempo Barrett fosse rimasto consapevole, in base al consiglio di difesa.
La difesa dell’azienda ha invocato le testimonianze dei tre subacquei compagni di Barrett che hanno detto che sono stati insieme per circa 10 minuti quando il deceduto è nuotato via dal gruppo che nel frattempo aveva raggiunto il piano di cava.
Solo 38 minuti dopo i tre subacquei hanno scoperto il corpo sotto la piattaforma di lancio. Inoltre, Barrett avrebbe violato una norma di sicurezza delle immersioni, lasciando il suo studente.
La difesa dell’azienda ha sostenuto che la morte di Barrett è stata causata dall’uso improprio del prodotto, la mancata osservanza delle avvertenze ambiente e le sue modifiche non autorizzate. Secondo la difesa dell’azienda, i subacquei devono essere sottoposti ad ampia formazione specializzata e ricevere la certificazione avanzata prima di essere ammessi ad acquistare l’Inspiration.
I subacquei sono addestrati a gestire tutte le potenziali cause di guasto del prodotto sott’acqua, fra cui un completo fallimento del prodotto ridondante e dei controllori elettronici.
Tuttavia, Barrett non ha seguito le istruzioni di guardare il display con la lettura del livello di ossigeno, questo secondo il sub esperto di sicurezza David Pence portato in dibattimento dalla difesa dell’azienda. Se Barrett aveva un basso tenore di ossigeno, doveva avvertire un segnale sonoro oltre ai segnali visivi.
Barrett era stato addestrato a guardare il monitor ogni minuto per tutta l’immersione, ma non è stato così, ha affermato consulente.
I tre sub hanno ammesso di aver indosssato gli equipaggiamenti sulla piattaforma e che Barrett è subito andato in acqua senza eseguire la dovuta ispezione pre dive al suo rebreather.
La difesa dell’azienda ha sostenuto che le ispezioni pre-immersione, sono necessarie per garantire che i controllori elettronici siano attivati, le valvole aperte e le calibrazioni effettuate.
Sempre la difesa tramite sub esperti di fisiologia, ha testimoniato che Barrett è stato negligente mettendo guarnizioni di gomma sulle attrezzature di regolamentazione del flusso di ossigeno che è regolato nel rebreather. Questo ha creato un “tappo di bottiglia” effetto derivante dal flusso di ossigeno e ch è peggiorato Con l’aumento della pressione che ha spinto ulteriormente le guarnizioni ed ha chiuso l’ugello, impedendo il flusso di ossigeno ed inerte dalle bombole.
Nel marzo 2002, l’azienda aveva avvertito Barrett contro l’utilizzo di guarnizioni di gomma, una pratica da parte di sommozzatori per mantenere l’acqua sporca e il ghiaccio fuori dallo strumento.
Inoltre il deceduto avrebbe anche utilizzato un meno efficace materiale filtrante nello scrubber, che non era stato raccomandato dall’azienda e che, non ultimo, poteva causare l’avvelenamento da biossido di carbonio CO2.
(La giuria è stata autorizzata ad ascoltare la prova che altri decessi sarebbero avvenuti in circostanze analoghe. Ci sono stati altri morti con “Inspiration” ed il rebreather, ma non è mai stato trovato ad essere la causa dei decessi.
Il ricorrente (la moglie) ha sostenuto che in due altre morti ‘incidente si era verificato a causa di “battery bounce”, e alla giuria è stato consentito di ascoltare le prove di questi decessi.
Tuttavia, alla difesa dell’azienda è stato consentito di mettere al corrente il coroner dei verdetti in entrambi i casi in evidenza.
Queste sentenze hanno dimostrato che il rebreather è stato esente da colpa nella morte. Al ricorrente è stato anche autorizzato a generale sostegno delle sue tesi, di far notare alla giuria che si erano verificate altre morti a causa di ipossia, o per la totale mancanza di ossigeno.
Tuttavia, il coroner ha convenuto che la difesa dimostrasse alla giuria che un sacco di cose possono causare ipossia, (se in realtà questa è stata la causa di altri morti.)
LA RICHIESTA DANNI
Il coroner elencati i fatti ha ufficialmente definito le cause della morte come “annegamento accidentale”.
Adam Donald Arthur, un sub esperto di medicina, ha testimoniato che l’annegamento di Barrett è stato causato da ipossia, o dalla mancanza di ossigeno, a causa di un guasto del prodotto così come è stato concepito per funzionare.
La famiglia di Barrett ha chiesto un indennizzo $ 1,25 milioni di mancati guadagni e $ 4,5 milioni per la perdita di valore della vita, che è stata presentata dall’ economista Stan Smith.
Stephanie Barrett, che era di quattro mesi di gravidanza al momento del sinistro, ha parlato della morte del marito e di ciò che avrebbe comportato per la figlia di crescere senza padre.
David Sawatzky, la difesa di esperti della medicina subacquea dell’azienda, ha rilevato che l’annegamento di Barrett potrebbe essere stato causato da ipossia, per motivi derivanti dalle modifiche alle attrezzature non autorizzate; ipercapnia, o eccesso di anidride carbonica, causato da Barrett con un uso sbagliato del materiale di depurazione chimica della CO2, in violazione agli avvertimenti dell’azienda ed alle modifiche non autorizzate dei rebreather, o attacco cardiaco, causato da avanzata malattia cardiaca, stress da calore ed overexertion. Il consulente della difesa ha affermato che è impossibile determinare l’esatta causa di morte per annegamento di Barrett, perché l’attore (???) ha rovinato le prove: la calce sodata per la depurazione chimica e la trasmissione elettronica di dati dell’ immersione del computer di Barrett, altrimenti noto come “scatola nera” che aveva registrato i dati critici sulla sua immersione.
La giuria ha ritenuto che il ricorrente non ha dimostrato con una preponderanza di prove il fatto che la pressione ambiente fosse strettamente responsabile della morte di Barrett.
Questa relazione si basa su informazioni che sono state fornite dal consiglio di difesa dell’azienda. Il consulente del ricorrente non ha risposto alla telefonata del cronista.

 

 

l’originale del verdetto alla negazione del ricorso presentato dalla moglie di Barrett

 

 

 

 

 

 

VERDETTO DEFINITIVO CHE RISALE AL 5 GENNAIO 2009 NEGATO IL RICORSO DELL’ATTRICE (la moglie)
Negato, essenzialmente per le ragioni che il convenuto ha sostenuto in opposizione.
Il verdetto, in questo caso non è stato, in ogni senso, contro il chiaro il peso della prova.
In realtà, il verdetto è stato del tutto coerente con gli elementi di prova presentati, è plausibile, ed era prevedibile.
La giuria non era tenuta ad accettare la teoria del Dr. Deas’ dubbia con un nesso di causalità; quando più persuasivi esperti e validi elementi di prova sono stati offerti in contraddizione e gli elementi di prova nel suo insieme; ed ha chiaramente sottolineato come nell’errore del subacqueo si la causa più probabile della tragica morte. Inoltre, il ricorrente ha ammesso che la registrazione di una comunicazione efficace di richiesta di garanzia non è stata presentata, e che l’accertamento di assenza di difetti del prodotto, nonché la posizione dell’associazione consumatori si è ridotta ad una semplice denuncia (in genere non supportata) che il rebreather di Bobby è stato venduto come “nuovo” quando in realtà era “usato”, ma, in tal caso, i danni derivanti sarebbero trascurabili.
Ecco, anche se al costo di grandi fatiche siamo finalmente riusciti a mettere insieme tutta la storia di un incidente dall’inizio alla fine.
Comprendendo anche l’esito dell’autopsia, il dibattimento ed il verdetto definitivo con la negazione del ricorso richiesto dalla moglie. Un finale certamente tragico per una famiglia che oltre ad aver perso il marito e padre di 32 anni ha anche perso il processo ed il ricorso.
Non tocca certamente a noi valutare se questo verdetto sia valido o meno. Come verdetto di una giuria siamo obbligati ad accettarlo così com’è.
Restano solo da fare alcune constatazioni e considerazioni: la stupefacente somiglianza con quanto è stato detto sulla morte di Roberto Delaide e delle sue presunte modifiche, con la storia del povero Bobby Barrett. Tutti e due esperti rebriteristi tutti e due forse caduti nella trappola della confidenza estrema.
Eppure quanto scritto fino ad ora non smentisce per nulla la valutazione della Deep Life LTD da noi presentata nel primo articolo.
Infatti anche in questa approfondita e completa radiografia dell’incidente ne esce un dato a questo punto incontestabile: lo strumento eCCR Inspiration è altamente sensibile e pericoloso se ci si muove anche di pochissimo da quelli che sono gli standard imposti dall’azienda. Nessuna modificazione anche minima deve essere apportata al sistema,grande precisione deve essere seguita nella fase di taratura dell’elettronica e della lettura dell’ossigeno (e qui servirebbe il famoso “gas campione” che si utilizza nel settore industriale)
Il materiale filtrante deve essere quello imposto dall’azienda costruttrice, deve essere sostituito ad ogni immersione anche se si fanno due immersioni nella stessa giornata, deve essere scartato e trattato come da nostro decalogo. Nessun risparmio o furbizia è ammissibile. Il rebreatherista si deve immergere ogni volta con lo strumento manotenuto, ripulito, rinfrescato e testato. Pare evidente che i sub esperti come il povero Bobby, siano caduti alla seconda immersione, perché è evidente che la mente umana è portata a credere che ciò che funzionava fino a due ore prima, possa ancora andare bene per un’altra immersione. Bobby, non ha fatto le solite procedure, cacciandosi addosso il rebreather (nella seconda)come se fosse un normale bibo.
Una leggerezza che gli è costata la vita.
Riteniamo che la pericolosità di un eCCR aumenti in modo esponenziale ogni volta che il sub commette anche la più piccola leggerezza.
Continueremo ad indagare, andremo avanti convinti di svolgere un grande servizio a questa categoria di subacquei che, ne siamo certi, non è solo composta da personaggi faziosi, ma anche da ottimi subacquei ed è a loro che sono rivolti questi articoli.
E’ ormai chiaro che lo strumento attuale e troppo poco “umanizzato”. Cioè non consente margini all’errore umano. Poiché l’errore umano è proprio tale, continueranno ad esserci dei morti. Chiediamo nuovamente e con insistenza alla Ambient Pressure Diving – Manufacturers of the Inspiration Closed Circuit ed in particolare a Martin Parker di produrre una versione dell’Inspiration più sicura con l’inserimento nel circuito di quegli strumenti che attualmente mancano, vedi lettore CO2, vedi allarme generale di malfunzionamento e successivo passaggio in bail out in automatico dopo aver raggiunto una quota di sicurezza. Lo strumento deve smettere di funzionare ed entrare in allarme ogni volta che un solo dato non viene rilevato corretto, compreso il ritmo respiratorio del soggetto. In troppi muoiono con la macchina che… “funzionava perfettamente”.

il direttore

ROBERTO DELAIDE E’ MORTO UCCISO DAL SUO REBREATHER

a sinistra Roberto Delaide, deceduto in immersione con il suo rebreather ECCR esattamente una settimana dopo il primo convegno marescoop, sull’uso dell’O2

La settimana prima era con noi nel suo ultimo congresso dove aveva pazientemente presentato il rebreather che commercializzava e nel quale credeva, la settimana dopo era già morto sdraiato su un freddo tavolo di obitorio. Ci aveva lasciati annichiliti, non riuscivamo a spiegarci il cosa ed il perché. Come in decine di altri casi veniva fatta filtrare nell’ambiente una notizia strisciante atta a salvare l’apparecchio ed a condannare il subacqueo. Voci chiaramente messe in circolazione dai supporter di costruttori che da anni cercano il successo economico a qualunque costo.
Secondo questi delatori mai bene identificati Delaide era morto perché aveva sostituito il materiale filtrante con un nuovo materiale sperimentale. Oggi alla luce del primo articolo comparso su www.marescoop.com, possiamo dire con assoluta certezza che Roberto Delaide è stato ucciso dal suo rebreather.
La risposta è tutta in una interessante affermazione conclusiva dell’indagine Deep Life Ltd. Rileggiamola:
Troppi rapporti citano semplicemente “Errore dell’Utente”. Bisognerebbe cambiare l’atteggiamento in:“Nessuno muore con un rebreather per un errore umano, a meno che si tolga il boccaglio e non ci metta altro.”

E’ facile lasciarsi distrarre da tutto il contesto del nostro lungo articolo e perdersi il senso profondo che viene sottolineato da questa frase apparentemente sibillina. Che cosa intendono trasmetterci i ricercatori della Deep Life Ltd?
Che se il moderno ECCR fosse concepito nel rispetto di tutti gli standard attualmente esistenti per tutelare la vita umana, e se nella sua progettazione fossero impiegate tutte le attuali risorse tecnologiche, nessun subacqueo morirebbe utilizzando un rebreather, a meno che non si tolga il boccaglio.

a sinistra Penny Glover, la subacquea esperta di rebreathers ECCR, morta in decompressione insieme ad un allievo dopo una immersione a -80 metri, ambedue utilizzavano ECCR ma di marca differente

Infatti lo strumento dovrebbe essere dotato di una capacità di autodiagnosi capace di mandarlo in blocco di sicurezza in caso vengano a mancare le caratteristiche fondamentali che supportano la vita umana nel suo loop respiratorio.
Ovviamente il blocco dovrebbe essere preceduto da un allarme con obbligo di portarsi a quota di sicurezza.
Quindi la diagnosi, anzi l’autodiagnosi dovrebbe viaggiare con largo anticipo rispetto al verificarsi delle condizioni di blocco.
Inoltre i tecnici della Deep Life Ltd, sostengono che se lo strumento avesse superato delle verifiche FMECA sarebbe stato dotato di capacità di verifica, sia delle qualità dei gas che impiega, sia delle caratteristiche dello scrubber e del materiale utilizzato per il lavaggio. Il rebreather di Delaide, caricato con materiale filtrante non idoneo doveva andare in blocco addirittura prima dell’immersione o nelle prime fasi della stessa.
Invece gli attuali ECCR continuano a funzionare mentre il subacqueo muore perché mal progettati ed assolutamente privi di tutti i criteri di sicurezza.
Dunque Roberto Delaide non è morto perché aveva cambiato il materiale filtrante, ma a causa delle deficienze progettuali del suo rebreather e la stessa cosa possiamo dirla per il caso Penny Glover/Jacques Filippi morti in decompressione.
L’incidente di questi ultimi rientra infatti nella casistica 12/16 citata all’interno dell’articolo “ECCR novecento volte più pericoloso del CA” appena pubblicato.
Si tratta di lentezza delle celle oppure di esaurimento del materiale di lavaggio in decompressione oppure di tutte e due le cose insieme.
Certo è che sono morti in risalita alla quota di decompressione. Anche in questo caso il rebreather avrebbe dovuto avvisarli che le condizioni del gas respirato non erano più sufficienti a supportare la vita umana, avvisandoli con un largo anticipo prima di andare in blocco di sicurezza.
Ci rendiamo conto che è difficile comprendere questa logica, ma è questa l’unica logica accettabile per far si che gli utilizzatori di ECCR abbiano garantito sia il biglietto di andata sia quello di ritorno.
L’imputato è dunque l’ECCR e non l’errore umano e questo vale sicuramente per il 99% dei casi di morte con ECCR.
Tutto questo l’avevamo promesso e lo dovevamo non solo a Roberto Delaide, ma anche a Penny Glover, a Jacques Filippi e a tutti quegli ottimi subacquei strappati alle loro famiglie e morti in buona fede per essersi affidati ad un vero e proprio serial killer.
Tocca ora alle loro famiglie di fare i passi necessari per generare quella necessaria giurisprudenza, ma questa è un’altra storia.
Ancora una volta il nostro giornale è al centro dell’attualità ed è dalla parte dei subacquei. C’è chi lo capisce e chi no, ma il mondo è bello proprio perché è vario.

il direttore

I NIPOTI DI JV BORGHESE A CAVALLO DEL “MAIALE”

Schermata 2016-04-09 alle 16.21.08

nell’immagine, i figli di Valerio Borghese jr. a cavallo del “maiale” che fece passare alla storia il nonno e tutto l’equipaggio del sommergibile Sciré.
pubblichiamo qui di seguito gli auguri del figlio di Valerio Borghese, il principe Andrea Sciré, dall’Australia.

Caro Marcello,
Grazie per i graditissimi saluti ed auguri, che ricambio di cuore A TE E A QUANTI RIUSCIRONO – CON SPONTANEITA’ E GENTILEZZA, MA ANCOR PIU’ COLL’ ENTUSIASMANTE RICORDO DI MIO PADRE, A FARCI TANTO COMMUOVERE ALLORCHÈ FUMMO TRA VOI A LA SPEZIA DURANTE LA SCORSA ESTATE !
A te, agli Arditi Incursori che abbiamo incontrato (ed a quelli che speriamo incontrare in seguito), al “superWalter” (e famiglia), a C.A. Biggini, ai gentilissimi Pira e Brustengo, agli organizzatori della mostra, a Daniele ed al celebre ‘ristoratore’ di Rio Maggiore… ed alla ‘nostra La Spezia’ un ABBRACCIO CALOROSO ED I NOSTRI PIU’ CARI AUGURI !

Andrea Scire’ Borghese, con sua moglie Marisa…
Valerio (Jr.) con la moglie Elena ed Andrusha e Tatiana (tutti qui per un ‘Natale in famiglia’)

il direttore

Se apprezzate il mio lavoro potete aiutarmi a vivere con una piccola donazione, anche un solo euro farà la differenza