CINQUEMILIONISETTECENTOMILA EURO E PERDE ANCORA

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Carabinieri subacquei scoprono che la Haven disperde ancora petrolio in mare

Mentre si esercitavano in una immersione profonda sul relitto della famosa VLCC “Haven”, affondata qualche anno fa a poche centinia di metri dalle spiagge di Genova-Voltri, i carabinieri sommozzatori hanno notano un fatto grave: il relitto stava ancora restituendo parte del suo carico (petrolio grezzo).
Immediatamente sono scattate le indagini che sicuramente comporteranno l’intervento del NOE Nucleo Operativo Ecologico della “benemerita”. La notizia “riservatissima” è arrivata fino a noi di www.marescoop.com attraverso una fonte tanto attendibile quanto coperta. Lo scalpore è determinato dal fatto che i sommozzatori industriali della “Smit Salvage” una industria subacquea olandese, hanno levato le tende poche settimane fa, dopo un lungo lavoro di bonifica pagato dai contribueni italiani “solo” cinquemilioni e settecentomila euro; ma anche dopo una serie d’incidenti, perplessità già esposte in altri nostri articoli sullo stesso tema, stranezze.
L’operazione è stata presentata in pompa magna anche su Rai Uno nel corso della trasmissione “Linea Blu” e mentre l’onnipresente Bertolaso ci illustrava le caratteristiche dell’intervento che avrebbe dovuto essere l’ultimo e definitivo, vedevamo passare davanti alla telecamera, le immagini di un pontone galleggiante, desolatamente vecchio e arrugginito.   Quell’AD3 che avevamo ampiamente criticato e che all’inizio dei lavori non era nemmeno fornito d’impianto di saturazione; quel pontone galleggiante con quattro ancore, che aveva già visto due incidenti embolici in partenza e rischiato un incidente ancora più grave, in seguito alla collisione di una motonave uscente dal porto con uno dei quattro cavi d’ancoraggio del pontone.  Tutto mentre c’era un operatore subacqueo in azione, collegato al pontone tramite ombelicale.
I lavori di bonifica ad opera della “Smit Salvage” sono avvenuti in base ad un capitolato di appalto sottoscritto fra la Protezione Civile e la ditta olandese dopo che ben due ditte italiane, la CNS di Avenza e la RANA di Marina di Ravenna avevano rifiutato il contratto ed altre gare di appalto erano andate deserte; ma perché le ditte italiane non hanno voluto, o potuto, aderire alle richieste del capitolato di gara?
Il motivo: il prezzo della commessa (5.700.000 €) è stato ritenuto insufficiente per ricoprire i costi in riferimento alle modalità di esecuzione e garanzia inclusi, in maniera ovviamente vincolante, nel capitolato di appalto.
Difatti la procedura operativa – così come è giusto che sia data la profondità – è quella dell’intervento in saturazione.

Inoltre alla ditta aggiudicataria dei lavori era stata richiesta una garanzia di ben 10 anni dopo la bonifica. Per quanto riguarda la “congruità” della cifra messa a disposizione dalla Protezione Civile ci sarebbe da scrivere molto.
Per il danno subito lo Stato italiano è stato indennizzato con 117.000.000 di € dopo molti anni di contenzioso con la società armatrice della nave e l’istituto di assicurativo di quest’ultima. Di questi 117 ben 32 i milioni di Euro erano quelli destinati alla bonifica del sito.
Non si capisce quale sia stato il criterio di determinazione di appena 5.700.000 €, quelli prefissati e destinati alla fase di recupero e bonifica del residuale degli idrocarburi ancora presenti nel relitto. Tale cifra, che ai più può sembrare una cifra enorme, in realtà nel settore degli interventi subacquei industriali con il sistema della saturazione e per la complessità delle operazioni previste e richieste è davvero poca cosa.
E si giustificherebbe, invece, se l’intervento si realizzasse senza seguire i criteri e le linee guida internazionali (saturazione e relativo utilizzo di strutture ed infrastrutture strumentali).   Per far comprendere bene la vicenda si deve sapere che in prima battuta era richiesto il supporto di un DP2 (dynamic positioning 2 – unità con capacità di posizionamento dinamico, cioè senza ancoraggio) e, ovviamente, di un sistema iperbarico di saturazione.  Poi… non si capisce perché, dal DP2 si sia passati al vetusto ed antico pontone ormeggiato su 4 boe.
Ciò si traduce in soldoni e in un enorme risparmio da parte della ditta che esegue i lavori.
La necessità di un mezzo a posizionamento dinamico in operazioni subacquee è un fatto ormai indiscusso e incontrovertibile. Il motivo?.. C’è da chiederlo al comandante del pontone in questione, che si è visto venire addosso una portacontainer che usciva dal porto di Voltri.
Infatti la nave “non ha visto” una delle boe di segnalazione del campo-ancore e si è portato via il greppiale di una delle quattro ancore, assieme al pontone e… al sommozzatore in immersione. Tutto questo con quale risultato se ora la nave continua a rilasciare parte del suo carico che invece non dovrebbe più essere presente a bordo, data la specifica natura di questa “ultima” e definitiva operazione?
Al di là di come si chiuderà questa nuova inchiesta e di quali saranno i risultati reali rispetto a quelli auspicati, viene in mente il detto, vecchio ma saggio: chi più spende meno spende. Abbiamo effettivamente fatto un risparmio oppure abbiamo gettato dalla finestra quasi sei milioni di euro dei contribuenti per un finto risultato ed ora dobbiamo ricominciare?

Marcello Toja