La pillola della decompressione sarà il viagra?

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Ricordate i nostri precedenti articoli sulla teoria dell’ HBO2? C’è stato anche chi, dai giornali on line della concorrenza, ha speculato e cercato di gettare fango sulle nostre affermazioni, inventando retromarce e ripensamenti basate su un titolo che parlava di “gettare acqua sul fuoco”; titolo inventato dallo scrivente a scopo puramente giornalistico come tanti altri – non dimentichiamo che la funzione del titolo è quella di richiamare l’attenzione di chi legge. Non era infatti arrivata nessuna telefonata dall’intervistato prof. Faralli e non c’era stato alcun ripensamento, tantomeno c’erano state retromarce o invenzioni.   La notizia dell’HBO2 era uno scoop del giornalismo subacqueo e tale è rimasta. Infatti, la teoria della HBO2 è stata attentamente esaminata a Las Vegas durante la prevista convention del Congresso UHMS (Undersea & Hyperbaric Medicine Society) e sarà pubblicata fra circa un anno su una delle più importanti riviste mediche del settore aeronautico americano. Quando questa pubblicazione uscirà avrò la mia rivincita sui cialtroni che popolano il mondo dell’informazione subacquea, ma non è certo quello il fine del mio scrivere e della mia continua ricerca nella nuova frontiera della medicina iperbarica. Scrissi in quell’articolo e nei successivi, che gli effetti della HBO2 non erano legati alla deazotizazione ma a meccanismi poco conosciuti in fase di studio e avevo ragione. Avevo anche ragione quando facendo del fantagiornalismo ipotizzavo che gli effetti della preossigenazione, potevano ipoteticamente essere riprodotti con una pillola, molto più comoda di una preossigenazione in barca prima dell’immersione. Oggi, posso dirvi senza tema di sbagliare e sulla base di una lunga serie di esperimenti portati avanti da un esercito di ricercatori, fra i quali spicca Alf O. Brubakk, che la pillola esiste già, anzi ne esistono diverse e una di queste potrebbe essere il Viagra…se il principio di funzionamento della stessa è basato sulla produzione dell’incredibile e prodigioso Ossido Nitrico. Ecco tutta la storia:

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Tutto cominciò con un campione di sangue in saturazione a 300 metri, portato alla superficie in un istante e per errore. Chiunque di noi compresa la folta schiera di medici subacquei iperbarici, si sarebbe aspettato un effetto catastrofico di bolle, schiuma eccetera. Non successe nulla, il sangue continuò a restare nella provetta senza fare una piega, esattamente com’era a 300 metri.
Ricordo con chiarezza che il mio sangue dopo una decompressione in camera iperbarica a 10 metri al minuto, frizzava come lo spumante.
A questo punto, coloro che si trovarono innanzi al fenomeno piuttosto imprevedibile si domandarono che cosa c’era di diverso? La differenza c’era, bastava volerla vedere: nelle vene e nelle arterie il sangue scorre a contatto con un tessuto che si chiama endothelium alle cui pareti aderiscono i micronuclei di gas che sono i precursori delle bolle come dimostrano chiaramente i documenti pubblicati anche da Wisloff & Brubakk nel 2001 e da Wisloff nel 2003.
Che questi micronuclei fossero la causa innescante della formazione di bolle con risultati a volte catastrofici nei subacquei dopo un’immersione, lo aveva già dimostrato Vann nel 1980, sottoponendo le cavie ad un trattamento ad altissima pressione prima dell’immersione, che aveva lo scopo di rompere i micronuclei che aderivano al tessuto endoteliale, con dei risultati significativi, ma senza indicare un metodo pratico per eliminare gli stessi.
Ebbene, due grandi equipe di ricercatori composte da scienziati e ricercatori come: Zeljko Dujic, Darko Duplancic, Ivana Marinavi-Terzic, Darija Bakovic, Vladimir Ivancev, Zoran Valic, Davor Eterovic, Nadan M Petri, Ulrik Wisloff, Alf O.Brubakk, Russell S. Richardson rispettivamente del: Department of Physiology and Biophysics, University of Split School of Medicine, Split, Croatia2 Department of Hyperbaric Medicine, Naval Medical Institute, Split, Croatia3 Department of Cardiology, S. Olavs Hospital, Trondheim, Norway4 Department of Circulation and Medical Imaging, Norwegian University of Science and Technology, Trondheim, Norway; e delDepartment of Circulation and Medical Imaging, Norwegian University of Science and Technology, Trondheim, Norway2 Department of Cardiology, St Olavs Hospital, Trondheim, Norway3 Department of Medicine, University of California San Diego, La Jolla, CA 92093, USA, si sono messe al lavoro, la prima su esseri umani, composta da tutti i nomi sopraccitati ad eccezione di Russell S. Richardson; la seconda composta da Ulrik Wisloff, Alf O.Brubakk, Russell S. Richardson, lavorando esclusivamente sui ratti (scusate le lungaggini, ma sono stanco di subire ogni volta l’attacco di sciacalli e giornalisti pattumiera che mi attribuiscono invenzioni o altro).
Scopo del primo gruppo di lavoro: dimostrare che un esercizio aerobico fisico impegnativo, portato avanti secondo una precisa metodologia, 24 ore prima della immersione, dava come risultato una notevole diminuzione della formazione di bolle e relativi rischi di malattia da decompressione, ed ha avuto un risultato clamorosamente positivo: This study has demonstrated that a single bout of aerobic exercise ameliorates venous gas bubble formation in man. These results have considerable implications for the development of non-pharmacological procedures for the reduction of bubble formation and thus the risk of serious DCS.
Va sottolineato che la tempistica di 24 ore prima dell’immersione è fondamentale. La grande differenza sulla formazione di bolle nello stesso soggetto che si è immerso senza trattamento di ginnastica aerobica 24 ore prima e dopo il trattamento è chiaramente visibile nelle due fotografie estratte dall’ecografia del suo cuore destro con sezione dell’arteria polmonare, da scaricare con il file di tutta la ricerca, che abbiamo indicato con il nome “esercizi prima” Scarica il file della ricerca .
Il gruppo invece composto da Ulrik Wisloff, Alf O.Brubakk, Russell S. Richardson, ha lavorato sui ratti allo scopo di dimostrare che – Exercise and nitric oxide prevent bubble formation: a novel approach to the prevention of decompression sickness.
Anche questo gruppo ha ottenuto risultati eccellenti, sia con l’esercizio fisico 20 ore prima dell’immersione che con la somministrazione di Ossido Nitrico su soggetti sedentari, ma in questo caso, anche 30 minuti prima dell’immersione, giungendo alle seguenti conclusioni: Efforts to prevent of DCS have traditionally focused upon the reduction of nitrogen supersaturation in the tissues. It is, however, well documented that the presence of nuclei is probably needed for bubbles to form at the level of supersaturation encountered in human diving (Vann, 1989). The idea that removal of nuclei may prevent DCS is not new. Vann et al. (1980) showed that exposure to significantly higher pressures before a dive, which presumably crushed the nuclei, significantly reduced the incidence of DCS. However until now, no practical way of removing nuclei has been suggested. Pre-dive activities have not been considered to influence the growth of bubbles and thus the risk of serious DCS.
The present novel findings of appropriately timed exercise and the use of a NO-releasing agent may form the basis for a new approach to prevention of serious decompression sickness
Potete scaricare il file di tutta la ricerca direttamente qui, lo abbiamo indicato con il titolo di “esercizi e on”Scarica il file della ricerca.
Eccoci dunque innanzi alle nuove frontiere della medicina iperbarica. E’ ormai quasi certo che una pillola medicinale somministrante Ossido Nitrico, andrà ad eliminare i micronuclei aderenti al tessuto endoteliale di vene ed arterie e che somministrata 30 minuti prima dell’immersione, sarà in grado di prevenire e probabilmente quasi azzerare la produzione di bolle dopo l’immersione.
Ovviamente, stiamo parlando di futuro, ci vorranno anni prima che la medicina ci dica quale pillola ingurgitare (potrebbe benissimo come detto provocatoriamente in apertura essere il Viagra, dal momento che funziona sul principio della produzione di Ossido Nitrico, che (ormai dimostrato) è anche importante nell’erezione del pene; oppure una pillola di nitroglicerina, simile a quelle che prendono gli ammalati di angina pectoris; ma in conclusione sarà una pillola, come da noi profetizzato alla pubblicazione della nuova teoria della preossigenazione HBO2.
In alternativa, per coloro che non vorranno aderire alla terapia farmacologia ci sarà la ginnastica aerobica 24 ore prima dell’immersione, portata avanti secondo i criteri sperimentati.
E’ ormai chiaro che l’ossigeno nella HBO2 va ad operare nello stesso punto chiave su cui con metodi e tempi diversi, operano sia la ginnastica aerobica preventiva 24 ore prima dell’immersione sia la somministrazione di Ossido Nitrico. Tutti e tre i metodi vanno a rimuovere i micronuclei aderenti all’endothelium ripulendolo, mentre il tempo necessario per la riformazione dei micronuclei varia da 10 a 100 ore.
Ma che cosa è l’Ossido Nitrico?
È un derivato instabile dell’ azoto con un numero dispari di elettroni
E’ una molecola segnale (identificata come tale solo nel 1980) che riveste un ruolo importante come secondo messaggero:
Le cellule endoteliali dei vasi usano l’ ossido nitrico come segnale per il rilassamento delle fibre muscolari (—->dilatazione delle arterie).L’ uso della nitroglicerina nel trattamento dell’ infarto è spiegabile con la sua liberazione da esso di ossido nitrico.
L’ossido nitrico ha un ruolo nell’ erezione (il Viagra agisce probabilmente generando ossido nitrico).
I macrofagi producono ossido nitrico per uccidere i batteri.
L’ ossido nitrico è un neurotrasmettitore diffusibile ad ampio raggio d’azione.
L-Arginine + 3/2 NADPH + O2 ————> Citrulline + Nitric oxide + 3/2NADP+
Fino a pochi anni fa l’ossido nitrico veniva considerato solo un gas nocivo a tutt’oggi le ricerche in merito ad esso hanno già fruttato due premi Nobel.
Tutti coloro che desiderano approfondire la materia possono scaricare i due file con i dati le tabelle e le fotografie dei due esperimenti, in formato PDF. Sfortunatamente in lingua inglese; ma siamo sicuri che non avrete alcun problema a leggerli o a tradurli.
I lettori di www.marescoop.com sono sempre un passo avanti gli altri.
Marcello Toja