27 MAGGIO – RODOLFO ANNECCHIARICO MUORE SOTT’ACQUA ALL’ELBA

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Purtroppo si allunga l’elenco dei caduti, questa volta è toccata a un OTS di 59 anni (un’età francamente, a nostro parere, un po’ avanzata per essere ancora in prima linea sott’acqua) si chiamava Rodolfo Annecchiarico. Lo scenario è il solito: sequestrato il pontone, sequestrata la condotta, sequestrato il cantiere, autopsia in corso…
Corre voce che sia stato schiacciato dal tubo della condotta, corrono tante voci, troppe. Abbiamo mandato quel poco che siamo riusciti a mettere insieme all’attenzione di Adolfo Magrin presidente dell’AISI affinché, se può, ci dica qualcosa di più…tecnico.
Resta l’agro amaro del – si continua a morire di subacquea – si continua a camminare in ordine sparso e gli OTS pur facendo un lavoro da astronauti, continuano ad essere dei “metalmeccanici”.
Va bene così? Noi diciamo che così non va!
Strano ma vero, da quando esiste www.marescoop.com, sembra che muoiano più subacquei.
Sarà un problema di malasorte o di precedente omertà?

Precisazioni:

Rodolfo Annecchiarico, “Rudy” per gli amici, è morto schiacciato da un tubo del perso di 30 tonnellate, della lunghezza di 48 metri, in acciaio e cemento. La dinamica dell’incidente è semplicissima: il tubo era appeso a dei palloni di sostentamento che lo stavano trasportando verso il punto in cui avrebbe dovuto essere posizionato. Uno o più tratti di cavo hanno ceduto e il tubo si è inabissato (il fondo era a 15 metri) schiacciando “Rudy” contro il fondo a faccia in giù. Probabilmente (speriamo) morto sul colpo. Tutto lì.
Ma tutto lì un cavolo! A noi che siamo scrivani e non professionisti subacquei balza subito in mente una domanda: ma perché l’Annecchiarico, ex corallaro OTS di provata esperienza, stava sotto un tubo del peso di 30 tonnellate sospeso a dei palloni. Se una gru stesse spostando una condotta sulla vostra testa voi da che punto la guardereste, da sotto in modo che se si rompe il cavo vi cade in testa, oppure da una certa distanza e di lato?
In che modo vengono portati avanti questi lavori? C’è una organizzazione o si naviga a vista.

In merito pubblichiamo qui di seguito le considerazioni a caldo fatte dal presidente dell’Aisi, Adolfo Magrin:

1)Perché il sub si trovava sotto il tubo? Professionalmente è una manovra che non si fa (troppa confidenza, o preparazione di base approssimativa).
2)Cerano i calcoli di sollevamento certificati da una persona o ente competente?
3)I palloni di sollevamento in che stato erano?
4)Le braghe di sollevamento sono certificate?
5)La procedura di sollevamento è stata accettata e certificata dalla direzione lavoro?
6)La direzione lavoro è seguita dell’esperto certificato delle attività subacquee?
7)Il sub era in collegamento con unità disuperficie?
8)Che mezzo di comunicazione aveva.
9)Se il sollevamento era misto polloni più pontone che sistema di controllo avevano?
10)L’ente che ha appaltato i lavori ha un esperto delle attività subacquee?                                                                                                    
11)L’organo preposto al controllo, ha fatto i controlli in base alle disposizioni delle Capitanerie di Porto di Ravenna, Genova eccetera?

Ecco lascio a voi di provare ad immaginare quante di queste condizioni sono state evase per evitare la tragedia.
Certo è, che non bastano le condoglianze o la manifestazione di un profondo dispiacere. Il lavoro subacqueo, come tutti gli altri lavori, deve seguire e rispettare tutte le norme di sicurezza stabilite.
Lasciamo ai responsabili dell’accaduto, perché dei responsabili ci sono, di soddisfare le nostre curiosità se lo vorranno. A noi resta la speranza che quell’unica legge, che potrebbe gettare le basi per un miglioramento generale della sicurezza dei subacquei vada avanti. Insomma, meno lecrime e funerali, meno commemorazioni, più sicurezza, più consapevolezza. E’ questa l’unica strada da seguire, ma per farlo occorre chiarezza.

il direttore

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