ANALISI DI UNA MORTE ANNUNCIATA

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(tavola -interpretazione fantastica) – Molto è stato scritto dalla stampa in relazione alla morte di David Shaw l’8 January 2005 in Bushman Gat vicino Danielskuil, in Sudafrica. C’è stata anche molta speculazione sulla causa e sulle ragioni della sua triste fine: scomparso mentre cercava di recuperare un corpo giacente da dieci anni sul fondo di una grotta a – 270 metri. Nell’intento di dissipare certi miti, cercando di fare giustizia nel chiudere l’argomento, e per la memoria e dignità del morto, abbiamo esaminato tutte le prove e preparato questo rapporto.
Il nostro obiettivo era dare delle risposte in base alle prove.

Mentre l’investigazione ufficiale non ha ancora terminato, e restano molte incertezze; le nostre conclusioni-basate sui fatti ed i materiali già in possesso delle autorità rendono possibile produrre alcune valutazioni nella quasi certezza che saranno poi confermate dalle conclusioni delle perizie. Abbiamo esaminato l’equipaggiamento dell’immersione di David Show; analizzato le miscele di gas utilizzate; criticamente esaminato il filmato video direttamente dalla telecamera di David, le configurazioni del respiratore “Mark 15.5” catturando gli ultimi di 10 minuti della vita di David.
Questo sono le nostre conclusioni:
David ha raggiunto il suo obiettivo a oltre 260 metri, ma non è in grado di ricuperare il corpo di Deon Dreyer sul fondo di Bushman Gat causa un quantitativo di “fattori imprevisti”.   Interrompe appropriatamente il tentativo dopo 6 minuti, come pianificato, ma successivamente resta impigliato nella cima che ha utilizzato per imbracare il corpo di Deon.  Nel successivo tentativo di liberarsi soccombe agli effetti combinati di biossido di carbonio (CO2) amplificati dalla narcosi di azoto.

È certo che David è morto per annegamento dopo la perdita di coscienza, approssimativamente 22 minuti dopo aver lasciato la superficie, in un fondale di 264 metri. Dal momento che non è stato il gas respiratorio a mancargli, ci si domanda perché? La prove dicono che David è morto soffocato.
Riempiendo troppo il sacco polmone del rebreather a polmoni pieni di gas, si è trovato nell’impossibilità di espirare in modo corretto. Per illustrare questo meccanismo, immaginiamo qualcuno che debba espirare in un sacco pieno d’aria fresca.
Indipendentemente dalla completa funzionalità del sacco e dalla bontà del gas respiratorio, la fatica nell’espirare produce una violenta elevazione della CO2.
Tale fatica viene enfatizzata dal tentativo di recupero del corpo di un amico morto da dieci anni, con il risultato di sottoporsi per oltre 10 minuti ad una elevata quantità di CO2. Questa situazione ha un nome: “deep water black-out “. In seguito a questo David a perso coscienza e successivamente è annegato. La vera causa della sua morte dunque non è attribuibile alla mancanza di ossigeno, ma alla presenza di un elevatissimo livello di CO2 non sufficientemente contrastata dal filtro in calce sodata. La narcosi da azoto può avere certamente collaborato negativamente con la sua capacità di risolvere i problemi prima che fosse troppo tardi. I calcoli propongono che può avere sperimentato l’equivalente narcotico di una immersione ad aria a 44 metri, ma che questa ebbrezza è stata amplificata dalla CO2.
Una volta persa conoscenza, l’annegamento era inevitabile. Un caso tragico, che ci auguriamo possa servire a coloro che vogliono esplorare caverne e mari a profondità estreme, poiché anche David, nonostante la sua esperienza e la sua preparazione fisica e psichica, è incappato in un tragico quanto inevitabile incidente. Inevitabile, ovviamente, se si considera la profondità: 267 metri, l’obiettivo, un cadavere semi scheletrico e saponificato all’interno di una muta stagna da dieci anni, il sistema di respirazione un rebreather a circuito chiuso(da sempre osteggiato dallo scrivente poiché micidiale e privo della misurazione più importante: la quantità di CO2 nella miscela respirata).
Ci sono voluti oltre dieci anni perché i fatti mi dessero ragione, ma credo sia tempo che I progettisti e produttori di rebreather a circuito chiuso, si mettano una mano sulla coscienza e si rendano conto che il rebreather senza un misuratore del livello di CO2 è semplicemente una emerita porcheria, uno strumento di morte! Speriamo che qualcuno lassù si decida ad intervenire, visto che l’elenco dei caduti continua ad allungarsi e si allungherà ancora.
Tutta la parte tecnica e la descrizione dell’incidente, oltre alle valutazioni sulle cause della morte, sono state tradotte dall’articolo di Frans J. Cronjé; Hermie Jack Meintjes,
il direttore