DOVEVA ESSERE IL “BORGHESE” INVECE L’HANNO CHIAMATO SCIRÈ

 

 

 

 

 

 

Sopra il vecchio e il nuovo Sciré

Per regola di grado e riconoscimenti militari, dovevano intitolare la classe dell’attuale Todaro in classe “Borghese” e Borghese doveva essere il nome del nuovo sommergibile, perché gli hanno invece assegnato il nome Sciré?

Eccoci qui, a ridosso della massicciata frangiflutti dell’immenso porto di La Spezia, un bacino unico nel suo genere, che ha al suo interno almeno altri sei o sette porti minori.
Siamo a poche decine di metri dalla luce rossa dell’ingresso del porto, fuori grosse onde di libeccio si frangono contro enormi scogli, il vento dopo aver martoriato il Tirreno settentrionale ed il Ligure, è in una fase di stanca, si prepara a scatenarsi da NE e prima dell’alba farà sentire i suoi fischi, il lugubre ululato del Greco, un vento freddo che trasformerà in poche ore la baia delle Grazie in un inferno.
Noi siamo esuli, senza il ridosso di Lerici ancora martoriata da un libeccio in agonia, senza la sicurezza di una baia come quella delle Grazie che 300 giorni all’anno è la più sicura del mondo, ma quando si scatena il greco arriva anche a onde di 2-3 metri.. Così, quasi senza volerlo, ci troviamo esattamente in linea d’aria con l’ultimo gioiello militare partorito dalla Fincantieri, un gioiello che in questi ultimi giorni è apparso su tutti i telegiornali.
Si tratta del sottomarino “Sciré”, non il mitico trasportatore di SLC (siluri a lenta corsa), ma del nuovo Sciré, il secondo sottomarino serie U212A costruito da Fincantieri per la nostra Marina Militare che è in attesa della consegna del primo, il “Salvatore Todaro” (prevista per il 2005), che da mesi procede nella sua fase di collaudo e ogni tanto si mostra ai nostri occhi facendo capolino nelle acque del golfo.

un operatore subacqueo esce dal sommergibile Scirè – foto storica
Le capacità operative e le facoltà di questa classe di sottomarini, pronipote dei leggendari u-boote tedeschi, è stata più volte da questo quotidiano del mare magnificata.
Si tratta di SUB avanzati, in grado di viaggiare per settimane sott’acqua, senza bisogno di aria, sfruttando l’energia dei motori a celle d’idrogeno. Sottomarini che non hanno una impronta sonora e conseguentemente una volta immersi… scompaiono.
Grande è il segreto sulle reali prestazioni e sulle capacità offensive che possiede; ma non è quella, questa sera, la ragione del nostro mugugno.
Guardiamo la sua forma nera e apparentemente tozza, poggiata sui supporti all’interno di un bacino allagabile, circondata da potenti riflettori che illuminano la scena a giorno. E’ impressionante pensare che mentre la maggior parte degli italiani si affaccenda in coda sulle automobili o nei negozi a cercando regali per il Natale, noi siamo qui, all’ancora, a poche centinaia di metri dal nuovo “Sciré”. Un sottomarino che porterà fino alla fine della sua carriera un nome impegnativo, quel classe 600 tonnellate della serie Africa, varato il 6 gennaio del 1938 che comandato dal principe Junio Valerio Borghese, si è introdotto a Gibilterra e poi ad Alessandria d’Egitto trasportando i “siluri umani”, come li chiamavano gli inglesi, scrivendo le più belle pagine della guerra sui mari di tutta la storia dell’umanità. Nessuno infatti, a parte la Marina Italiana, può vantare l’affondamento di due corazzate, con soli sei uomini e senza nessun ferito o morto.
Il principe Junio Valerio Borghese in uniforme della Regia Marina Italiana – come tutti gli ufficiali fu formato all’Accademia di Livorno.

E tutto questo è stato realizzato grazie a due componenti inscindibili: il sottomarino “Sciré” e il suo equipaggio. Due componenti talmente importanti da brillare ancora oggi come luci sfolgoranti nella storia mondiale, così importanti da meritare una medaglia d’oro per tutti gli uomini imbarcati, oltre a una lunga sfilza di onorificenze per il suo comandante. Oggi, mentre il primo Sciré coperto di gloria giace sul fondo del mare nei pressi di Haifa, il nome del suo comandante, sopravvissuto solo per caso (era appena stato trasferito a capo della X Mas), viene dimenticato. Depennato dall’elenco di quei nomi che nelle unità della Marina e/o nelle caserme, dovrebbero essere ricordati.
A questo punto consentitemi di squarciare un velo, per fare luce su un caso che reputo assai curioso: l’immagine del principe Junio Valerio Borghese, discendente da due papi, comandante dello Scirè durante quelle azioni tanto considerate dalla storia, decorato più volte, amico e comandante di quel Salvatore Todaro, e di quel Luigi Durand de la Penne (l’audace operatore che ha messo la testata esplosiva sotto la corazzata Valiant) appare annebbiata dal tempo e il suo nome, pur legato a doppia mandata con lo Sciré, viene taciuto o sussurrato. Eppure la nuova unità si chiama “Sciré” proprio per sottolineare l’importanza di quelle pagine di storia. Che fine ha fatto l’uomo che con il suo coraggio e la sua abilità ha portato quel battello e quegli uomini fino alla distanza di uno sputo dal nemico?

tavola rappresentante l’azione di Alessandria d’Egitto

Per dare una risposta a questa domanda occorre andare indietro nel tempo per fermarci al 26 agosto 1974 il giorno in cui il principe Borghese cessò di vivere all’ospedale “San Juan de Dios” di Cadice, dove era stato ricoverato per una pancreatine acuta all’età di soli 68 anni.
Strana anomalia se si pensa a una tale crisi su un uomo che fino a quella sera era parso sanissimo. Ma non è quello il punto, non ci stupiremmo affatto se l’avessero avvelenato, ciò che ci fa ritenere strano tutto quanto successe dopo a quell’illustre morte, sono le disposizioni che il Ministero degli Esteri Italiano (Farnesina), emanò per autorizzare il rientro della salma in Italia (forse dimenticando che il principe avrebbe potuto rientrare in Italia con i suoi piedi, in qualunque momento, se fosse stato ancora in vita, visto che erano cadute tutte le imputazioni in merito a un fantomatico golpe); ma leggiamo i punti di quel documento della Farnesina:
A) la bara avrebbe dovuto essere racchiusa in un contenitore ligneo chiuso, una vera e propria cassa da imballaggio, che non permettesse di vedere il feretro.
B) Quella cassa, con imballaggio anonimo, avrebbe potuto essere scaricata solo su una pista secondaria dell’Aeroporto di Fiumicino e sarebbe stata fatta uscire da un cancello predeterminato e ad un’ora prefissata, dopo essere stata scaricata su di un furgone chiuso, anch’esso anonimo. Nessuno, eccettuati i componenti dello stretto nucleo familiare del Principe Borghese, avrebbe potuto attendere il passaggio del furgone alla sua uscita dallo scalo merci di Fiumicino.
C) La salma non avrebbe dovuto essere traslata in altro luogo che non fosse la extraterritoriale Basilica di Santa Maria Maggiore e più precisamente nei sotterranei, ove si trova la cripta dei Borghese.     D) Solo gli stretti familiari(al massimo su due vetture) avrebbero potuto seguire il furgone, che avrebbe dovuto viaggiare lungo un percorso predeterminato e per la via più breve, a velocità sostenuta (e non inferiore a 70 km/h dove possibile), velocità che due poliziotti motociclisti avrebbero imposto al furgone e alle automobili che lo seguivano.
E) Una volta che il furgone fosse giunto ai piedi della scalinata di Santa Maria Maggiore sul versante della via Cavour, la cassa da imballo sarebbe stata scaricata e, senza alcuna formalità o manifestazione, avrebbe dovuto essere trasportata direttamente nella cripta della famiglia.
Consentitemi a questo punto di esclamare: “Un modo curioso di rimpatriare il corpo di un eroe di guerra, decorato con la medaglia d’oro al valor militare, autore di un libro che ancora oggi viene letto e ristampato in tutto il mondo e imposto addirittura ai giovani ufficiali della marina Sovietica (prima) e Russa (oggi), come esempio da seguire e da meditare!”.
Viene da pensare: ma che cosa ha fatto quest’uomo per meritare l’onta di essere rimpatriato in una cassa da imballaggio? E’ stato un criminale di guerra?
No! Gli anglo-americani lo hanno assolto da qualunque accusa di crimini di guerra, dopo averlo tenuto in isolamento per oltre sei mesi dalla fine del conflitto, allo scopo di fare indagini sul suo conto. Assolto per non aver commesso il fatto.

il relitto dello Scirè così come appare ai subacquei oggi

Ciò nonostante, gli italiani invece di lasciarlo andare libero lo hanno incarcerato nuovamente per reati ignoti, forse collaborazionismo con i tedeschi; ma di quel reato avrebbero dovuto essere accusati tutti gli italiani compreso il nostro Re che fino all’8 settembre del 1943 aveva, lui pure, collaborato con i tedeschi.
Bene, stabilito che Junio Valerio Borghese, mitico comandante dello Sciré non aveva commesso crimini di guerra, che cosa aveva commesso per essere rimpatriato post mortem in una cassa da imballaggio? Un tentativo di colpo di stato?
No! Anche per quello è stato assolto, insieme agli altri sei imputati, per non aver commesso il fatto.
La ricostruzione dei magistrati ha messo in luce che si era trattato di una riunione di 150-200 persone per seguire la proiezione di un film “Berlino dramma di un popolo”, una proiezione organizzata dall’associazione paracadutisti, una proiezione a cui Borghese, che in quel periodo si occupava di agricoltura, non ha mai partecipato ne organizzato. Infatti tutti vennero assolti con formula piena. Anche il famoso esplosivo che era servito alla pubblica accusa per l’incriminazione per insurrezione armata (visto che Borghese al momento del fermo non era nemmeno in possesso di una pistola), risultò essere sale e concime per le vacche appartenuto a un contadino (già morto) che aveva lavorato nel podere del Borghese.
Dunque un golpe mai avvenuto e un pacco di sale per vacche, mise in allarme una Italia desiderosa di vivere in pace, che sostenuta dai media puntò il dito sul principe “fascista” e golpista.
Ma torniamo allo strano rimpatrio della salma: che cos’era Borghese? Un boia fascista? No, nemmeno quello, anzi, era talmente mal visto dai gerarchi del partito e della RSI che lo obbligarono a chiudere il giornale della X Flottiglia Mas intitolato “L’ORIZZONTE”, e più volte tentarono di defenestrarlo dal comando della “X”, arrivando ad arrestarlo per colpe non commesse e poi a rilasciarlo. Allora ritorniamo ai suoi crimini: fu sterminatore di partigiani? No! Anzi, fece pubblicare numerosi manifesti per avvisare i partigiani che la “X” terrestre non voleva combattere contro di loro, ma contro i nemici dell’Italia e cioè gli angloamericani e gli slavi, responsabili poi (i secondi) delle famose foibe. Sempre disse ai suoi marò di rispondere al fuoco dei partigiani “solo se siete prima attaccati dai partigiani e solo allo scopo di difendervi”. Addirittura i famosi NP, nuotatori paracadutisti della X flottiglia MAS, i veri precursori degli attuali incursori, insorsero contro gli ufficiali della RSI che volevano spedirli a combattere i partigiani e uno di loro si prese addirittura un proiettile in faccia. Ma allora, se il principe Junio Valerio Borghese, eroe di guerra, pluri decorato, medaglia d’oro al valor militare, cavaliere dell’Ordine di Savoia, croce di ferro di prima e seconda classe, non ha commesso nessuna di queste cose che comunque non avrebbero egualmente giustificato un rimpatrio in una cassa da imballaggio, qual è la ragione di un comunicato come quello?           Che cosa mantiene sott’acqua la verità sulla X flottiglia MAS e sul suo comandante, rei solamente di non aver tradito l’alleato con cui avevano combattuto fino a quel momento? Una decisione che tutti gli storici concordemente definiscono difficile, una decisione che nessuno che non fosse presente in quel tragico 8 settembre ha il diritto di giudicare.
Ho cercato fra migliaia di pagine scritte dall’una e dall’altra parte, una sola ragione che spiegasse la cassa da imballaggio per il funerale di un principe discendente da due papi (Paolo V e Clemente VIII), e del rifiuto degli ecclesiastici di svolgere le normali funzioni funebri in occasione del suo funerale, ma non l’ho trovata. E qui, innanzi al nuovo “Sciré” illuminato dalle fotoelettriche, in uno scenario da film di fantascienza, testimone oculare della rinascita di un mitico SUB , mi chiedo: perché? Perché un uomo che giace ora di fianco a un Papa (PaoloV) in una basilica del Vaticano è rientrato in Italia in una cassa da imballaggio…

Il direttore

Documenti e date sono stati ricavati dal libro “Junio Valerio Borghese, un Principe, un Comandante, un Italiano” scritto da Sergio Nesi con la collaborazione dei figli del principe, considerato, data la montagna di documenti raccolti, l’unica bibliografia ufficiale del Principe Borghese, edizione “Lo Scarabeo”. – ISBN 88-8478-066-7

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