UNA SCOMODA VERITA’ VIENE A GALLA!

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il rebreather Voyager della Aquatek

“San Giorgio di Nogaro
(c.a.) Un lavoro di routine, a una profondità di 14 metri. Una sciocchezza per un sub esperto e addestrato come Luigi Longo, 34 anni, goriziano che abitava a Villesse in via Madonna del Piano 2. L’intervento di manutenzione all’impianto del Tubone si è invece trasformato in tragedia tre miglia al largo dell’isola di Sant’Andrea: Longo, dipendente della Geomar di Trieste, è morto mentre effettuava la pulizia dei diffusori, operazione che viene fatta una volta all’anno in tutti gli scarichi a mare.
Il giovane operatore tecnico subacqueo lavorava assieme a due colleghi in una zona interdetta all’ormeggio e alla pesca, dove appunto scarica il Consorzio depurazione laguna di San Giorgio di Nogaro. Il dramma risale al primo pomeriggio di ieri. Gli altri due sommozzatori sono risaliti, ma Longo non era alle loro spalle. Intuendo che qualcosa non andava, si sono immersi nuovamente. Il collega era sul fondo e non dava segni di vita. Uno dei due sub gli ha tolto il respiratore e lo ha riportato in superficie. Ogni soccorso è stato vano.
L’ispezione medico-legale disposta dal magistrato ha evidenziato la presenza di un rigurgito. Longo, che non avrebbe nè traumi nè lesioni, era cianotico.”

Ho riportato la notizia fino a questo punto, proprio perché sono emerse da fonte estremamente attendibile (inconsciamente confermate da un amico della vittima che ci ha sritto sul forum) due cose importanti. La prima, che il subacqueo professionista in questione stava utilizzando un rebreather della Aquatek ed in particolare il modello Voyager e non un ARO o un ARA; la seconda, che il corpo del subacqueo era cianotico.

Siamo ancora ben lontani dal responso finale del magistrato, ma dato il grado di addestramento del soggetto e i suoi precedenti, verrebbe da pensare ad una morte per anossia, che sarebbe confermata secondo l’esperienza di un noto medico della medicina iperbarica dallo stato cianotico della vittima. In particolare, un professionista dei corpi speciali dello Stato in ambito giudiziario ci ha confermato, che molti anni fa, durante le fasi dure dell’addestramento e a scopo di dimostrazione, veniva indotta negli allievi una sincope anossica facendoli respirare in superficie con un Aro, senza che fosse stato fatto il lavaggio sacco polmone. Molti di questi allievi, svenivano senza neppure avvertire la fame d’aria. Naturalmente era sufficiente togliere il boccaglio dalla bocca del colpito per vederlo autonomamente riprendere la funzione respiratoria. Sott’acqua però niente di tutto ciò è possibile. Luigi potrebbe essere morto senza nemmeno avvertire la fame d’aria in seguito ad un abbassamento della pressione parziale dell’ossigeno, magari a causa di un repentino salto barico. Il fenomeno potrebbe essere molto più probabile proprio grazie alla scarsa profondità e al tipo di rebreather a funzionamento meccanico. Naturalmente sono solo ipotesi, anche se attendibili, che saranno più o meno confermate dalla magistratura. Qui di seguito le caratteristiche tecniche del Voyager: The whole canister has been designed with the partnership of an important research laboratory for medical equipment on human breathing. It is manufactured with non toxic materials suitable for high oxygen percentages; inner double chamber design (patended) ensures an optimal thermal insulation; internal design slows down gas flow (1/12 of corrugated hoses gas speed) optimizing CO2 removal trough a slow and even fixing process, giving maximum efficiency to the system. Moreover canister is ready to accept electronic devices; it is available in two sizes: 4.5/5.5 pounds or even 6.6/8 pounds of scrubber
Counterlungs are front-mounted and protected with cordura sheaths; they are fixed directly to the harness with a simple assembly system, so that maintenance and cleaning are very easy. By-pass valve is placed on left counterlung (fresh gas); overpressure/dump valves are placed on right counterlung (exhaust gas). Valves are adjustable during the dive. Counterlungs capacity is 0.23 cubic feet each; building material is suitable for human breathing, with easy cleaning and disinfection features.
All the corrugated hoses have a 1.38 inches inner diameter, therefore all gas flows are optimal and the work of breathing is kept low.
Voyager 1 is supplied with two 33 cubic feet bottles; other bottles capacity could be supplied on request.
Diaphragm balanced, oxygen compatible
Technical buoyancy compensator with 44 pounds lift bladder.
About 22 pounds, excluding bottles.
Available mounting kits for the majority of oxygen sensors.
VOYAGER 1 BASIC CONFIGURATION:
Full canister able to contain 4.5/5.5 pounds of scrubber, corrugated hoses with cordura covers, two 33 cubic feet bottles with valves and first stages, hoses and gauges, distribution manifolds, technical buoyancy compensator with 44 pounds lift bladder, inhalation and exhalation counterlungs equipped with by-pass and overpressure/dump valves, flow regulator, integrated weight system, emergency second stage, low pressure hoses. The harness, with stainless steel plate, holds both the canister and the bottles fast release stainless steel sledges. Moreover, a flowmeter to adjust the flowrate before the dive and a maintenance kit, together with the user and first course manuals for VOYAGER 1 SCR configuration are supplied

SULLA STRADA DELLA VERITA’

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Luigi Longo, 34 anni, è deceduto facendo manutenzione all’impianto del Tubone.San Giorgio di Nogaro (c.a.) Un lavoro di routine, a una profondità di 14 metri.
Un altro incidente. Un altro decesso evitabile ma non evitato. Un’altra casella riempita nella fredda e cruda statistica della procedura ACI (Analisi Critica Incidenti) dell’industria, di ANPS (Associazione Nazionale Palombari e Sommozzatori) e, vorremmo augurarci, anche di AISI (Associazione Imprese Subacquee Italiane). Non sembra però che la associazione degli imprenditori (AISI) sia così tanto sensibile al problema degli incidenti quanto lo sono la associazione degli operatori subacquei professionisti (ANPS) e i singoli operatori che devono individualmente affrontare il quotidiano problema della sicurezza durante la attività di cantiere. ACI (Analisi Critica Incidenti) è una procedura instaurata in ambito industriale in anni recenti per contemperare le esigenze, le vedute e le competenze delle organizzazioni lavorative (ditte, società, imprese, etc.) con quelle delle associazioni di categoria [ADC international (Association of Diving Contractors), IMCA (International Marine Contractors Association), ANPS (Associazione Nazionale Palombari e Sommozzatori), AISI (Associazione Imprese Subacquee Italiane), etc.) e delle associazioni e consorzi aventi funzione formativa e certificativi [IDSA (International Diving Schools Association), INPP (Institut National de la Plongèe Professionnelle), hydroCAT (Consorzio Accademico Tirrenico), etc.]. Tutto questo debitamente inserito nel contesto legislativo e normativo nazionale (leggi, ordinanze, decreti, etc.) e internazionale [codici di buona pratica (codes of practice), linee guida (guidelines), etc. ]. I più recenti incidenti che hanno funestato la attività professionale nell’ultimo biennio sono stati oggetto di procedura ACI e sono ancora in buona parte sub judice per quanto riguarda gli accertamenti giudiziari. Le due impostazioni procedurali sono del tutto indipendenti e sono completamente diverse in termine di finalità.

La procedura giudiziaria, nei suoi tempi e con la sua metodologia rigorosamente formale, mira a giungere ad una sentenza lapidaria che sancisce l’accertamento degli eventi e porta alla punizione degli eventuali responsabili segnando la conclusione del fatto e il suo passaggio ad acta nell’oblio degli archivi. La procedura ACI mira invece a vagliare gli incidenti, gli aspetti e i presupposti eziologici dell’evento, i fatti e le conseguenze con una metodologia rigorosamente sostanziale avulsa da ogni possibile intendimento di ricerca di colpe individuali o di colpevoli, ma col chiaro scopo di evidenziare le situazioni di carenza organizzativa, di incompetenza e di errore. Questo allo scopo di trasformare il risultato dell’analisi in un fatto di competenza acquisita e di esperienza sancita da un evento accidentale, talora luttuoso, che deve costituire il presupposto per il suo non ripetersi. Per la procedura ACI il caso esaminato non è destinato ad acta, ma ad agenda. Per la procedura ACI e i riflessi di competenza che questa intende mantenere nei confronti di individui (e.g. operatori subacquei professionisti) e di organizzazioni (e.g. imprenditori, clienti, scuole) non si tratta di un semplice fatto di “lezione appresa” (i.e. lesson learned delle definizioni albioniche di IMCA, BP, Shell, HSE/uk, etc.), ma di un’importante acquisizione di “competenza perdurante” (i.e. lasting acknowledgement) che deve costituire elemento di discenza nei corsi formativi e di aggiornamento di operatori (OTS) e supervisori.
Gli incidenti più gravi e recenti sono accaduti e sono stati rilevati :
– 19 Giugno 2002 presso la piattaforma “Agostino B” di AGIP in Adriatico dove (incidente mortale) è rimasta coinvolta Marine Consulting di Ravenna, risultata all’ACI operare senza avere considerato e senza seguire i dettami internazionali ADC international e IMCA per l’impiego congiunto e/o contemporaneo di OTS e ROVs,
– 25 Giugno 2002 presso l’acquedotto di Capri (incidente mortale) dove alla profondità di circa 80 metri lavorava un operatore subacqueo della Tecnosub con autorespiratore autonomo per togliere fascette metalliche dalla tubazione per conto della committente (consorzio Research di cui facevano parte importanti ditte), mentre a poche centinaia di metri di distanza erano in corso regolari interventi con tecniche di alto fondale e impianto di saturazione da parte di una solida e affermata ditta (CNS – Cooperativa Nazionale Sommozzatori),
– 14 Gennaio 2003 nelle acque del Tevere, presso Castel Giubileo, in corrispondenza di una chiusa dell’ENEL (incidente mortale) dove è deceduto un sommozzatore dei VVFF immersosi con attrezzature inadeguate per un incidente innescato da una ditta di lavori subacquei di Ortona (Adriatica Sub Services) che operava con un OTS applicando attrezzature e metodi non pienamente consoni ad ambiente di acque torbide e corrente.
Il recente incidente di Porto Buso (San Giorgio di Nogaro) balza agli occhi per la analogia con gli incidenti dell’Acquedotto di Capri (25 Giugno 2002) e di Castel Giubileo (14 Gennaio 2003), ambedue caratterizzati da carenze e inadeguatezze di attrezzature e di procedure di sicurezza. L’impiego dell’autorespiratore autonomo in forma di autorespiratore ad aria a ciclo aperto [ARA (AutoRespiratore ad Aria)], di autorespiratore ad ossigeno a ciclo chiuso [ARO (AutoRespiratore a Ossigeno) / CCOR (Closet Circuit Oxygen Rebreather)] o di autorespiratore a ciclo chiuso / semichiuso a controllo elettronico a miscela [CCER (Closet Circuit Electronic Rebreather)] è da tempo bandito dagli interventi subacquei industriali, restando confinato e limitato solo a certi specifici interventi professionali nel settore della ricerca scientifica (archeologia, biologia, etc.), della aquacoltura, degli interventi portuali rientranti nelle competenze del pur obsoleto ma non ancora abrogato DM del 13 Gennaio 1979 (Istituzione della categoria dei sommozzatori in servizio locale) dove deve in ogni caso devono essere rispettate le implicazioni di legge (e.g. 696). Dove l’immersione si configura come intervento di tipo industriale (installazioni e tubazioni di gas, olio, acqua potabile, scarichi di reflui urbani o industriali, etc.) detta legge, per le aree di competenza, e costituisce, comunque e ovunque, riferimento normativo per i codici di buona pratica la ordinanza 77/92 del 23 Ottobre 1992 emessa dalla C.P. di Ravenna
Queste disposizioni in veste di riferimenti normativi si applicano (Art.1) a “Coloro i quali intendono esercitare la attività di Palombaro o di Sommozzatore per lo svolgimento dei lavori subacquei ……omissis….” e impongono (Art.3 § 7) l’obbligo di “Assicurare che gli operatori in immersione siano sempre collegati, a mezzo di efficaci e collaudati sistemi di comunicazione, con gli operatori in superficie per comunicare qualsiasi necessità; ciò con l’uso di idonei caschi che consentano contemporaneamente la respirazione e il collegamento”. Inoltre questa ordinanza di preciso e valido riferimento normativo prescrive che gli operatori (Art. 1 § 5) debbano “essere in possesso del diploma di perito tecnico addetto ai lavori subacquei o dell’attestato di qualifica professionale, con allegato brevetto, di operatore tecnico subacqueo (sommozzatore o palombaro) …..omissis….”. Tutto questo significa che precise modalità di intervento (codici di buona pratica) devono essere applicate e precise qualifiche devono essere possedute dagli operatori con specifico riferimento alla attrezzatura impiegata nell’immersione. Di certo appare, già in preliminare sede di indagine e valutazione dei fatti in ambito di procedimento ACI, che vi si stato un intervento subacqueo di tipo sportivo (i.e. con autorespiratore autonomo di qualsiasi modello potesse essere) e che siano stati omessi i presupposti fondamentali della immersione lavorativa: operatore vincolato con ombelicale, casco e comunicazioni telefoniche. In questi casi non è solo l’operatore che deve rispondere del proprio operato, ma, nel caso del suo decesso o di grave infortunio, deve risponderne il committente a tutti i livelli (datore di lavoro, appaltatore / appaltante, contrattista, subcontrattista) in quanto responsabile non solo di quello che da incarico di eseguire e delle sue modalità esecutive, ma anche e soprattutto di quello che permette al personale operante di eseguire e di come gli permette di eseguirlo.

Il direttore